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Avant-Garde,
Jazz,
Ornette Coleman,
Saxophone Jazz
Anche se Coleman non fu soddisfatto appieno del risultato finale di questo disco, in quanto non ebbe nemmeno il tempo di provare con l’orchestra se non dopo alcune brevi messe a punto, questo album è una pietra miliare dell’improvvisazione e della musica moderna in generale. Lui, che cercava sempre di far qualcosa di diverso con incisioni curatissime e dai titoli avveniristici come “ Change Of The Century” ( Il cambiamento del secolo ), “ Shape Of Jazz To Come “ ( La forma del jazz che verrà ) oppure “ Something Else “ ( Qualcos’altro ) fatto entrare in fretta e furia in uno studio di registrazione con il tempo contato per metter in pratica quel credo sul quale ha costruito l’intero suo sistema musicale chiamato “ harmolodic system “. Con questo sistema il musicista pone sullo stesso piano le relazioni tra melodia, ritmo e armonia, elementi che in altre musiche non sono mai paritari, uno ha sempre la meglio sugli altri. Coleman cerca di parificarli andando all’essenza del materiale musicale, contemplando il tutto e non privilegiandone solo un aspetto. In questo modo, ritmo, melodia e armonia si allineano e si sviluppano contemporaneamente secondo l’intenzione più adatta a quel momento. Il musicista spiega il perché non si deve modificare un certo approccio secondo accordi predeterminati, secondo tonalità o una chiave. L’intonazione deve essere un fatto naturale, non fatto preordinato. Perché devi leggere in chiave di sol? Devi leggere secondo il desiderio del momento, in modo che l’approccio sia spontaneo, avvicinarti alla musica secondo la tua chiave naturale, solo così si potrà improvvisare spontaneamente. “ Skies Of America “ si sviluppa su questi concetti. 21 movimenti in cui l’improvvisazione diventa composizione istantanea, ovvero autentica improvvisazione naturale. La London Symphony Orchestra che segue le traiettorie del suo sax contralto, mentre la batteria in completa libertà ritmica sottolinea il polso di una fase nuova, nonostante certi sapori che potrebbero far pensare, per il cozzarsi di frasi diverse, alle composizioni di Charles Ives e Bèla Bartòk. L’aggressiva “ The Silver Screen “, le emozionanti “ Love Life “ e “ Sunday in America “ o la bellezza di “ The Men Who Live In The White House “ sono caposaldi di un sistema musicale tra i più intelligenti ed originali nella storia della musica contemporanea.
Anche se Coleman non fu soddisfatto appieno del risultato finale di questo disco, in quanto non ebbe nemmeno il tempo di provare con l’orchestra se non dopo alcune brevi messe a punto, questo album è una pietra miliare dell’improvvisazione e della musica moderna in generale. Lui, che cercava sempre di far qualcosa di diverso con incisioni curatissime e dai titoli avveniristici come “ Change Of The Century” ( Il cambiamento del secolo ), “ Shape Of Jazz To Come “ ( La forma del jazz che verrà ) oppure “ Something Else “ ( Qualcos’altro ) fatto entrare in fretta e furia in uno studio di registrazione con il tempo contato per metter in pratica quel credo sul quale ha costruito l’intero suo sistema musicale chiamato “ harmolodic system “. Con questo sistema il musicista pone sullo stesso piano le relazioni tra melodia, ritmo e armonia, elementi che in altre musiche non sono mai paritari, uno ha sempre la meglio sugli altri. Coleman cerca di parificarli andando all’essenza del materiale musicale, contemplando il tutto e non privilegiandone solo un aspetto. In questo modo, ritmo, melodia e armonia si allineano e si sviluppano contemporaneamente secondo l’intenzione più adatta a quel momento. Il musicista spiega il perché non si deve modificare un certo approccio secondo accordi predeterminati, secondo tonalità o una chiave. L’intonazione deve essere un fatto naturale, non fatto preordinato. Perché devi leggere in chiave di sol? Devi leggere secondo il desiderio del momento, in modo che l’approccio sia spontaneo, avvicinarti alla musica secondo la tua chiave naturale, solo così si potrà improvvisare spontaneamente. “ Skies Of America “ si sviluppa su questi concetti. 21 movimenti in cui l’improvvisazione diventa composizione istantanea, ovvero autentica improvvisazione naturale. La London Symphony Orchestra che segue le traiettorie del suo sax contralto, mentre la batteria in completa libertà ritmica sottolinea il polso di una fase nuova, nonostante certi sapori che potrebbero far pensare, per il cozzarsi di frasi diverse, alle composizioni di Charles Ives e Bèla Bartòk. L’aggressiva “ The Silver Screen “, le emozionanti “ Love Life “ e “ Sunday in America “ o la bellezza di “ The Men Who Live In The White House “ sono caposaldi di un sistema musicale tra i più intelligenti ed originali nella storia della musica contemporanea.Mauro Ronconi
Personnel: Ornette Coleman (alto saxophone); David Measham (conductor); London Symphony Orchestra.
Tracks: 1. Skies of America 2. Native Americans 3. Good Life, The 4. Birthdays and Funerals 5. Dreams 6. Sounds of Sculpture 7. Holiday for Heroes 8. All of My Life 9. Dancers 10. Soul Within Woman, The 11. Artists in America, The 12. New Anthem, The 13. Place in Space 14. Foreigner in a Free Land 15. Silver Screen 16. Poetry 17. Men Who Live in the White House, The 18. Love Life 19. Military, The 20. Jam Session 21. Sunday in America
Spoiler :
mp3 320
http://rapidshare.com/files/111373224/Ornette_Coleman_-_Skies_of_America.zip
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1969,
Avant-Garde,
Fusion,
Jazz,
Jazz-Rock,
Miles Davis,
Trumpet Jazz
Questo è il disco della svolta, dopo il quale la musica di Davis non sarà più uguale a prima.Due lunghi brani (anzi quattro accoppiati Shhh/Peaceful e In a silent way/It’s about that time) dall’andamento lento e meditativo per lasciare che le idee fluiscano libere da condizionamenti, senza coordinate pre-fissate in un gioco di incastri in parte ottenuto in fase di montaggio, cosa per l’epoca perlomeno originale.Davis comincia a recepire altre influenze, James Brown, il batterista Buddy Miles, il rock/soul/funky di Sly and the Family Stone e soprattutto Jimi Hendrix con il quale si parlò di un progetto comune. Tutto questo si riflette – seppur non ancora così fortemente come nel disco successivo – in In a silent way dove non c’è una vera e propria melodia ma una lunga serie di assoli che si stendono sul suono liquido e diafano ottenuto dal piano elettrico (ce ne sono ben tre all’opera) e bene si combinano con le insistite pulsioni ritmiche scandite da Holland e Williams e con il suono sciamanico della tromba di Davis. Completano la magia di un disco il cui ascolto lascia senza fiato il soprano di Shorter e la chitarra di McLaughlin che, arrivato solo da pochi giorni dall’Inghilterra, nessuno sapeva cosa avrebbe suonato.
Francesco Soliani – jazzer.it
Personnel:
Miles Davis: trumpet
Herbie Hancock: electric piano
Chick Corea: electric piano
Wayne Shorter: tenor sax
Dave Holland: bass
Josef Zawinul: electric piano & organ
John McLaughlin: guitar
Tony Williams: drums
Tracks:
1. Shhh / Peaceful (Miles Davis)
2. In a Silent Way / It's About That Time (Josef Zawinul)
Questo è il disco della svolta, dopo il quale la musica di Davis non sarà più uguale a prima.Due lunghi brani (anzi quattro accoppiati Shhh/Peaceful e In a silent way/It’s about that time) dall’andamento lento e meditativo per lasciare che le idee fluiscano libere da condizionamenti, senza coordinate pre-fissate in un gioco di incastri in parte ottenuto in fase di montaggio, cosa per l’epoca perlomeno originale.Davis comincia a recepire altre influenze, James Brown, il batterista Buddy Miles, il rock/soul/funky di Sly and the Family Stone e soprattutto Jimi Hendrix con il quale si parlò di un progetto comune. Tutto questo si riflette – seppur non ancora così fortemente come nel disco successivo – in In a silent way dove non c’è una vera e propria melodia ma una lunga serie di assoli che si stendono sul suono liquido e diafano ottenuto dal piano elettrico (ce ne sono ben tre all’opera) e bene si combinano con le insistite pulsioni ritmiche scandite da Holland e Williams e con il suono sciamanico della tromba di Davis. Completano la magia di un disco il cui ascolto lascia senza fiato il soprano di Shorter e la chitarra di McLaughlin che, arrivato solo da pochi giorni dall’Inghilterra, nessuno sapeva cosa avrebbe suonato.Francesco Soliani – jazzer.it
In a Silent Way / It's About That Time
Personnel:
Miles Davis: trumpet
Herbie Hancock: electric piano
Chick Corea: electric piano
Wayne Shorter: tenor sax
Dave Holland: bass
Josef Zawinul: electric piano & organ
John McLaughlin: guitar
Tony Williams: drums
Tracks:
1. Shhh / Peaceful (Miles Davis)
2. In a Silent Way / It's About That Time (Josef Zawinul)
Spoiler :
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1969,
Avant-Garde,
Free Jazz,
Jazz,
Sun Ra
Se a livelli quantitativi la produzione di Sun Ra non ha mai avuto cali, gli anni ’60 sono stati particolarmente proficui in termini di qualità; vale sicuramente la pena accennare a dischi come Nothing is… (Esp-disk) e all’ottimo Outer spaceways incorporated (Black lion) prima di soffermarci un po’ più approfonditamente su questo Atlantis che chiude idealmente il decennio. Mai come in questo disco è evidente il dualismo della musica di Sun Ra: infatti i primi 5 brani – il “lato A” dell’LP per capirci – sono dei piccoli lavori dove troviamo Sun Ra da solo al Hohner clavinet (un modello di pianoforte elettrico di produzione tedesca) su uno stuolo di percussioni di evidente origine africana. Le atmosfere vanno da quelle più letargiche di Mu e Yucatan nella versione “Saturn”, al funk ante-literam di Lemuria, fino all’orgia percussiva di Yucatan nella versione “Impulse” (inserita nel 1973 quando quell’etichetta ha ripubblicato il disco) e di Bimini. Di tutt’altro tenore i quasi 22 minuti della suite Atlantis: ritorna l’Astro-infinity Arkestra al gran completo con il leader al Gibson Kalamazoo organ (quello di Manzarek dei Doors per capirsi) per produrre un coacervo sonoro di difficile decifrazione con continui cambiamenti di ritmo e tonalità. La materia musicale è densissima e lascia l’ascoltatore attonito, investito com’è da una massa quasi informe e senza punti di riferimento in un’astrazione quasi assoluta.
Francesco Soliani – jazzer.it
Personnel: Sun Ra (Clavinet, organ); Marshall Allen (flute, oboe, alto saxophone, percussion); Danny Thompson (flute, alto saxophone); Pat Patrick (flute, baritone saxophone, percussion); Robert Cummings (bass clarinet); Danny Davis (alto saxophone); John Gilmore (tenor saxophone, percussion); Wayne Harris, Ahk Tal Ebah (trumpet); Bob Northern (French horn, horns); Charles Stephens, Ali Hassan (trombone); C. Stephens, Chip Stephans (horns); James Jacson (drums, log drum, percussion); Clifford Jarvis, Bob Barry, Robert Barry (drums, percussion).
Tracks: 1. Mu 2. Lemuria 3. Yucatan - (Saturn version) 4. Yucatan - (Impulse version) 5. Bimini 6. Atlantis
Se a livelli quantitativi la produzione di Sun Ra non ha mai avuto cali, gli anni ’60 sono stati particolarmente proficui in termini di qualità; vale sicuramente la pena accennare a dischi come Nothing is… (Esp-disk) e all’ottimo Outer spaceways incorporated (Black lion) prima di soffermarci un po’ più approfonditamente su questo Atlantis che chiude idealmente il decennio. Mai come in questo disco è evidente il dualismo della musica di Sun Ra: infatti i primi 5 brani – il “lato A” dell’LP per capirci – sono dei piccoli lavori dove troviamo Sun Ra da solo al Hohner clavinet (un modello di pianoforte elettrico di produzione tedesca) su uno stuolo di percussioni di evidente origine africana. Le atmosfere vanno da quelle più letargiche di Mu e Yucatan nella versione “Saturn”, al funk ante-literam di Lemuria, fino all’orgia percussiva di Yucatan nella versione “Impulse” (inserita nel 1973 quando quell’etichetta ha ripubblicato il disco) e di Bimini. Di tutt’altro tenore i quasi 22 minuti della suite Atlantis: ritorna l’Astro-infinity Arkestra al gran completo con il leader al Gibson Kalamazoo organ (quello di Manzarek dei Doors per capirsi) per produrre un coacervo sonoro di difficile decifrazione con continui cambiamenti di ritmo e tonalità. La materia musicale è densissima e lascia l’ascoltatore attonito, investito com’è da una massa quasi informe e senza punti di riferimento in un’astrazione quasi assoluta.Francesco Soliani – jazzer.it
Personnel: Sun Ra (Clavinet, organ); Marshall Allen (flute, oboe, alto saxophone, percussion); Danny Thompson (flute, alto saxophone); Pat Patrick (flute, baritone saxophone, percussion); Robert Cummings (bass clarinet); Danny Davis (alto saxophone); John Gilmore (tenor saxophone, percussion); Wayne Harris, Ahk Tal Ebah (trumpet); Bob Northern (French horn, horns); Charles Stephens, Ali Hassan (trombone); C. Stephens, Chip Stephans (horns); James Jacson (drums, log drum, percussion); Clifford Jarvis, Bob Barry, Robert Barry (drums, percussion).
Spoiler :
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1969,
Avant-Garde,
Free Jazz,
Jazz,
Pharoah Sanders,
Saxophone Jazz
Uno dei capolavori del movimento free-jazz. Il primo album registrato da Sanders dopo la morte del suo maestro John Coltrane a cui collaborano fra gli altri Lonnie Liston Smith, ex pianista di Gato Barbieri e il cantante e percussionista Leon Thomas che in seguito farà parte della band di Carlos Santana. Nato nel 1940 a Little Rock, Arkansas, Farrell Sanders inizia a studiare pianoforte , clarino e batteria per poi dedicarsi al sax tenore con il quale comincia a suonare con dei gruppi all’Università di Oakland. Dopo qualche anno si trasferì a New York e grazie all’interessamento di Don Cherry ottenne il suo primo ingaggio da professionista. Lì conobbe prima Sun Ra, con il quale lavorò a stretto contatto ( fu lui a soprannominarlo “ Pharoah “ cioè il “ Faraone “ ) e poi John Coltrane, la sua influenza musicale più importante , suonando nei suoi dischi di sperimentazione free-jazz " Ascension " e " Meditations ". Musicista geniale, estroso e creativo , Sanders realizzò due dischi “ Pharoah “ e “ Tauhid “, quest’ultimo considerato la sua vera opera prima , lavoro dove metteva in risalto l’interesse per la religione Hindu e le divinità egiziane. Musica coraggiosa diretta conseguenza del misticismo e la spiritualità dei lavori di Coltrane. Era il tempo che l’artista dichiarava : “ Più cerco dentro di me e più posso conoscere ciò che io sono e quali sono le radici dell’esistenza, perché Dio è uomo e perché l’uomo è Dio ”. L’autentico momento di partenza di questi concetti è “ Karma “, un viaggio di magnifico free-jazz o come coniato al tempo di spiritual-jazz costruito su due composizioni ” The Creator Has A Master Plan “ e “ Colors “, ma soprattutto la prima con le liriche di Leon Thomas, è una pietra miliare di musicalità libera dove il senso del ritmo e della melodia dell’artista viene intervallato da suoni frenetici, assolo di sax infuocati, il pianoforte di Liston Smith nervoso ed ammaliante. Sono quasi 33 minuti di sofferenza, di travaglio interiore, esplosioni di suoni, oasi di tranquillità e speranza, in un climax misterioso, spirituale, quasi insostenibile . Canta Thomas : " C’era una volta, quando la pace era sulla terra e le gioia e la felicità regnavano. Ogni uomo conosceva il suo valore. Nel mio cuore come desidero ardentemente il ritorno di quello spirito; e piango, mentre il tempo vola. C’è un posto dove l’amore splende in continuazione, e l’arcobaleno è l’ombra di una presenza divina, e il calore del suo amore illumina il cielo, e libera. Vieni con me, non ti accorgi. Il Creatore ha un piano supremo: pace e felicità per ogni uomo. Il Creatore ha fatto una sola preghiera: felicità su tutta la terra. “ E il sax suona con calma poi con impeto, l’assolo di flauto e le percussioni sono un magico fluire e rifluire, poi il piano si allarga melodioso e il basso determina il tempo e queste parole si spargono nell’aria. Questa composizione diventerà uno standand del jazz ripresa felicemente da gente come Don Cherry e Louis Armstrong. La seguente “ Colors “ con il contrabbasso di Ron Carter sono 5 minuti di meditazione, di pace, di liberazione e non poteva essere altrimenti, dopo aver ascoltato le suggestioni visionarie e cosmiche di quelle urla verso il cielo dove la risposta è solo nel cielo.
Uno dei capolavori del movimento free-jazz. Il primo album registrato da Sanders dopo la morte del suo maestro John Coltrane a cui collaborano fra gli altri Lonnie Liston Smith, ex pianista di Gato Barbieri e il cantante e percussionista Leon Thomas che in seguito farà parte della band di Carlos Santana. Nato nel 1940 a Little Rock, Arkansas, Farrell Sanders inizia a studiare pianoforte , clarino e batteria per poi dedicarsi al sax tenore con il quale comincia a suonare con dei gruppi all’Università di Oakland. Dopo qualche anno si trasferì a New York e grazie all’interessamento di Don Cherry ottenne il suo primo ingaggio da professionista. Lì conobbe prima Sun Ra, con il quale lavorò a stretto contatto ( fu lui a soprannominarlo “ Pharoah “ cioè il “ Faraone “ ) e poi John Coltrane, la sua influenza musicale più importante , suonando nei suoi dischi di sperimentazione free-jazz " Ascension " e " Meditations ". Musicista geniale, estroso e creativo , Sanders realizzò due dischi “ Pharoah “ e “ Tauhid “, quest’ultimo considerato la sua vera opera prima , lavoro dove metteva in risalto l’interesse per la religione Hindu e le divinità egiziane. Musica coraggiosa diretta conseguenza del misticismo e la spiritualità dei lavori di Coltrane. Era il tempo che l’artista dichiarava : “ Più cerco dentro di me e più posso conoscere ciò che io sono e quali sono le radici dell’esistenza, perché Dio è uomo e perché l’uomo è Dio ”. L’autentico momento di partenza di questi concetti è “ Karma “, un viaggio di magnifico free-jazz o come coniato al tempo di spiritual-jazz costruito su due composizioni ” The Creator Has A Master Plan “ e “ Colors “, ma soprattutto la prima con le liriche di Leon Thomas, è una pietra miliare di musicalità libera dove il senso del ritmo e della melodia dell’artista viene intervallato da suoni frenetici, assolo di sax infuocati, il pianoforte di Liston Smith nervoso ed ammaliante. Sono quasi 33 minuti di sofferenza, di travaglio interiore, esplosioni di suoni, oasi di tranquillità e speranza, in un climax misterioso, spirituale, quasi insostenibile . Canta Thomas : " C’era una volta, quando la pace era sulla terra e le gioia e la felicità regnavano. Ogni uomo conosceva il suo valore. Nel mio cuore come desidero ardentemente il ritorno di quello spirito; e piango, mentre il tempo vola. C’è un posto dove l’amore splende in continuazione, e l’arcobaleno è l’ombra di una presenza divina, e il calore del suo amore illumina il cielo, e libera. Vieni con me, non ti accorgi. Il Creatore ha un piano supremo: pace e felicità per ogni uomo. Il Creatore ha fatto una sola preghiera: felicità su tutta la terra. “ E il sax suona con calma poi con impeto, l’assolo di flauto e le percussioni sono un magico fluire e rifluire, poi il piano si allarga melodioso e il basso determina il tempo e queste parole si spargono nell’aria. Questa composizione diventerà uno standand del jazz ripresa felicemente da gente come Don Cherry e Louis Armstrong. La seguente “ Colors “ con il contrabbasso di Ron Carter sono 5 minuti di meditazione, di pace, di liberazione e non poteva essere altrimenti, dopo aver ascoltato le suggestioni visionarie e cosmiche di quelle urla verso il cielo dove la risposta è solo nel cielo. Mauro Ronconi
Track listing: 1. "The Creator Has a Master Plan" Part 1(Sanders, Thomas) 2. "The Creator Has a Master Plan" Part 2(Sanders, Thomas) 3. "Colors" (Sanders, Thomas)
Personnel: * Pharoah Sanders - Sax (Tenor) * Leon Thomas - Percussion / Vocals * Julius Watkins - French Horn * James Spaulding - Flute (on track 1) * Lonnie Liston Smith - Piano * Reggie Workman - Bass * Richard Davis - Bass (on track 1) * Ron Carter - Bass (on track 3) * Billy Hart - Drums (on track 1) * Freddie Waits - Drums (on track 3) * Nathaniel Bettis - Percussion (on track 1)
Spoiler :
vinyl rip flac
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1969,
Archie Shepp,
Avant-Garde,
Free Jazz,
Jazz,
Saxophone Jazz
Registrato in un sol giorno (26 gennaio 1968), questo lavoro è il simbolo del movimento free al bivio che rischia, da un momento all’altro, di cacciarsi in un vicolo cieco. Sheep guarda al jazz di cui ha sorpassato la definizione ingaggiando elementi cosmopoliti come Don Cherry e Sun Ra. Un chiaro segno dell’urgenza di rinnovamento improntata su lucidità di fraseggio e freschezza inventiva supportata da un nucleo di musicisti come Ron Carter, Roy Haynes e Jimmy Owens su tutti, che assecondano le imprevedibili esecuzioni del suo sax tenore. […] The Way Ahead ha un’opposta concezione di fondo: musica che si evolve sulle basi del passato senza cancellarlo, ma sviluppandolo. Fondamentale mediazione per un restauro.
1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro
Ronconi/Arcana
1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro
Ronconi/Arcana
Fiesta
Personnel: Archie Shepp (tenor saxophone); Charles Davis (baritone saxophone); Jimmy Owens (trumpet); Grachan Moncur III (trombone); Walter Davis Jr., Dave Burrell (piano); Ron Carter, Walter Booker (bass); Beaver Harris, Roy Haynes (drums
Tracks:
01. Damn If I Know (The Stroller)
02. Frankenstein
03. Fiesta
04. Sophisticated Lady
Spoiler :
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pass: sergingus
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pass: sergingus
1967,
Avant-Garde,
Free Jazz,
Jazz,
John Coltrane
Il sublime e misterioso testamento di Coltrane, che lo incise quando era già minato dal male che pochi mesi dopo lo portò alla tomba. Una musica in cui gli slanci e le furie del passato riappaiono solo a tratti, come fantasmi: mentre il clima dominante è di serena congiunzione panica con l'universo e con Dio. Pagina unica nella storia della musica è il diafano To Be, in cui Coltrane suona il flauto, evocando luoghi immaginari di pace assoluta. Un'opera di chi già sente di non essere più di questo mondo.
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
To Be
Personnel: John Coltrane (tenor saxophone, flute); Pharoah Sanders (flute, piccolo, tambourine); Alice Coltrane (piano); Jimmy Garrison (acoustic bass); Rashied Ali (drums).
Tracklist
01. Ogunde
02. To Be
03. Offering
04. Expression
05. Number One
Spoiler :
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1966,
Avant-Garde,
Cecil Taylor,
Free Jazz,
Jazz,
Piano Jazz
Dovendo indicare un solo disco di Taylor, molti sceglierebbero questo. La grandiosità della concezione - due ampi brani di venti minuti l'uno - e lo svolgimento insieme imprevedibile e ferreamente logico, non bastano a spiegare il fascino di quest'opera, che avvince l'ascoltatore fin dall'inizio, grazie alla straordinaria bellezza dei suoi temi. Tra i solisti, oltre agli abituali collaboratori di Taylor, spicca Bill Dixon, ospite d'eccezione, e apportatore di un ispirato elemento di contrasto.
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Personnel:
Cecil Taylor (piano)
Bill Dixon (tromba)
Jimmy Lyons (sax alto)
Henry Grimes, Alan Silva (contrabbasso)
Andrew Cyrille (batteria)
Tracks:
01. Conquistador (Taylor)
02. With (Exit) (Taylor)
03. With (Exit) [alternate take] (Taylor)
Dovendo indicare un solo disco di Taylor, molti sceglierebbero questo. La grandiosità della concezione - due ampi brani di venti minuti l'uno - e lo svolgimento insieme imprevedibile e ferreamente logico, non bastano a spiegare il fascino di quest'opera, che avvince l'ascoltatore fin dall'inizio, grazie alla straordinaria bellezza dei suoi temi. Tra i solisti, oltre agli abituali collaboratori di Taylor, spicca Bill Dixon, ospite d'eccezione, e apportatore di un ispirato elemento di contrasto.Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Conquistador
Personnel:
Cecil Taylor (piano)
Bill Dixon (tromba)
Jimmy Lyons (sax alto)
Henry Grimes, Alan Silva (contrabbasso)
Andrew Cyrille (batteria)
Tracks:
01. Conquistador (Taylor)
02. With (Exit) (Taylor)
03. With (Exit) [alternate take] (Taylor)
Spoiler :
http://rapidshare.com/files/431515301/Cecil_Taylor_-_Conquistador_.rar
1965,
Avant-Garde,
Free Jazz,
Jazz,
John Coltrane,
Saxophone Jazz
Opera infernale e celestiale, segna il punto di rottura del quartetto Coltrane, da cui Tyner ed Elvin Jones si staccarono subito dopo, gettando la spugna. Se si ha il coraggio di oltrepassare il paesaggio sonoro da fantascienza dei primi minuti - un diluvio di fischi e tambureggiamenti in cui nessun essere umano parrebbe potersi addentrare senza timore - si affronta un viaggio tra visioni sulfuree, urlanti, arroventate, e visioni cristalline, mormoranti, fresche e rigeneratrici. Coltrane costruì l'opera come un collage di cinque composizioni distinte, in cui le opposte polarità si alternano in modo sconcertante ma sagacemente pianificato; e i suoi assolo sono di una semplicità ascetica.
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Serenity
Personnel: John Coltrane (tenor saxophone, percussion); Pharoah Sanders (tenor saxophone, tambourine, bells); McCoy Tyner (piano); Jimmy Garrison (acoustic bass); Elvin Jones, Rashied Ali (drums).
Tracklist
01. The Father and The Son and The Holy Ghost
02. Compassion
03. Love
04. Consequences
05. Serenity
Spoiler :
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