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Assieme con Coleman Hawkins Lester Young è stato uno dei grandi precursori ed innovatori del sax; personaggio anticonvenzionale per eccellenza, Young (detto “Pres”, ovvero “President”) aveva una concezione del tutto particolare nel suonare il suo strumento. In contrapposizione proprio ad Hawkins e al suo approccio “muscolare”, il saxofonista del Mississippi presentava un suono etereo e penetrante, sommessamente lirico senza fare ricorso al vibrato; le sue note erano libere da gabbie armoniche e le sue lunghe frasi erano un continuo gioco con il silenzio. In questo disco è possibile ascoltare il sax rarefatto di Young in contrapposizione al densissimo pianoforte di Oscar Peterson in un continuo affascinante gioco di vuoti e pieni. Splendide le ballad come On the sunny side of the street o I can’t give you anything but love, memorabile Tea for two con gli assoli, oltre che di Pres, di Peterson e dell’ottimo Barney Kessel.

Francesco Soliani – jazzer.it








Personnel: Lester Young (vocals, tenor saxophone); Oscar Peterson (piano); Barney Kessel (guitar); Ray Brown (bass); J. C. Heard (drums). Tracks: 1 Ad Lib Blues 2 I Can't Get Started 3 Just You, Just 4 Almost Like Being in Love 5 Tea for Two 6 There Will Never Be Another You 7 Indiana, (Back Home Again in) 8 On The Sunny Side Of The Street 9 Stardust 10 I'm Confessin' 11 I Can't Give You Anything But Love 12 These Foolish Things 13 Two To Tango (It Takes) / Two To Tango (It Takes)
Spoiler :
MP3 @ 320 http://rapidshare.com/files/142849300/LYOPm.part1.rar http://rapidshare.com/files/142850862/LYOPm.part2.rar pass: connoc
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Tre competenti e sensibili specialisti in uno degli ultimi album del catalogo CTI, la gloriosa etichetta di Creed Taylor specializzata in jazz-fusion . Jim Hall, l’uomo nuovo della chitarra jazz, un virtuoso tra i più amati e riveriti, Chet Baker il secondo poeta bianco della tromba dopo Bix Beiderbecke, elegante solista dai toni malinconici e intimisti, Hubert Laws, abile flautista richiestissimo sia negli ambienti jazz, che in quelli del soul e del pop con carriera solistica da tre Grammy Awards . “ Studio Trieste “ fu registrato tra il marzo e l’aprile del 1982 negli studi Van Gelder, New Jersey. Sono quattro tracce bellissime dove si respira un atmosfera alla “ Kind Of Blue “ di Miles Davis , tra l’altro qui è inclusa la sua “ All Blues “. I tre maestri interagiscono con sensibilità e rispetto reciproco coadiuvati da sidemen prestigiosi tra cui Steve Gadd , Jorge Dalto, Sammy Figueroa, Kenny Barron. Insieme alla citata “ All Blues “ troviamo lo standard “ Malaguena “ con un assolo magnifico del tastierista Jorge Dalto , “ Django “ di Johjn Lewis e la sublime rivisitazione di “ Swan Lake “ di Tchaikovski capolavoro dell’intero lavoro. Attribuito di solito al solo Jim Hall, questo disco è un piccolo gioiello di jazz-fusion dai toni rarefatti , sfumati , dove la ricerca timbrica , gli armoniosi fraseggi e gli accordi ricercati sono sempre accompagnati da un feeling immenso.

Mauro Ronconi



Swan Lake




Personnel: 
Chet Baker – Trumpet, Flugelhorn 
Hubert Laws – Flute 
Jim Hall – Guitar 
Jack Wilkins – Guitar (4) 
Kenny Barron – Keyboards (2-3) 
Jorge Dalto – Keyboards (1, 4) 
George Mraz – Bass (2-3) 
Gary King – Electric Bass (1, 4) 
Steve Gadd – Drums 
Sammy Figueroa – Percussion



Tracks: 
1.Swan Lake [Peter Ilyitch Tchaikovsky] 
2.All Blues [Miles Davis] 
3.Malaguena [Ernesto Lecuona] 
4.Django [John Lewis]


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mp3@256kbps
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Nel 1959 Benny Golson e Art Farmer formano un sestetto, nel quale alla coppia tradizionale sax-tromba, si aggiunge il trombone di Curtis Fuller. Intitolato semplicemente  Jazztet, questo complesso la cui prima versione comprende McCoy Tyner e Addison Farmer è considerato - assieme ai Jazz Messengers di Art Blakey e al quintetto di Horace Silver- il gruppo di hard bop più importante della storia del jazz. Durante i suoi tre anni di esistenza (1959-1962) il Jazztet registra una serie di eccellenti album tra cui questo Meet The Jazztet del 1960, in cui Benny Golson dà vita a straordinari standard come Killer Joe e il classico Remember  Clifford, dedicato al grande trombettista  Clifford Browne.





Killer Joe




Art Farmer/Benny Golson Jazztet: Art Farmer (trumpet); Benny Golson (tenor saxophone); Curtis Fuller (trombone); McCoy Tyner (piano); Addison Farmer (bass); Lex Humphries (drums).

Tracks:
1 Serenata
2 It Ain't Necessarily
3 Avalon
4 I Remember Clifford
5 Blues March
6 It's Alright With Me
7 Park Avenue Petite
8 MOX Nix
9 Easy Living
10 Killer Joe


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Questo è una selezione di brani tratti da una performance dal vivo dell’ultimo trio di Bill Evans registrata a Koblenz, Germania, il 9 Dicembre 1979. Lo stesso anno morì suicida, l'amato fratello Harry, Evans ne fu sconvolto e iniziò un percorso autodistruttivo che lo avrebbe portato fino alla morte. Registrato da uno degli spettatori, questo concerto non è sicuramente impeccabile per quanto riguarda la qualità del suono, ma ci offre la possibilità di ascoltare una performance straordinaria realizzata in uno dei momenti più intensi e travagliati nella carriera di Bill Evans.











Personnel

Bill Evans (p)
Marc Johnson (b)
Joe Barbera (ds)


TrackList

01 Midnight mood
02 If You Could See Me Now
03 MASH
04 Turn Out the Stars
05 Sleepin Bee
06 Quiet Now
07 Up With the Lark
08 Re Person I Knew
09 Very Early
10 Peacocks
11 On Green Dolphin Street
12 Solar
13 Laurie
14 Elsa



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La prima grande collaborazione Davis-Evans: una stringa di temi melodiosi e di atteggiamento espressivo quanto mai vario, attinti dagli autori più diversi, vestiti dei panni più pregiati, e collegati tra loro da misteriose note lunghe. Sopra questo tappeto multicolore Miles canta le sue melodie ora squillanti ora sommesse, entrando e uscendo a piacimento dall'arazzo orchestrale.






Miles Ahead



Personnel:
Miles Davis – flugelhorn
Bernie Glow – Lead trumpet
Ernie Royal – Trumpets
Louis Mucci – Trumpets
Taft Jordan – Trumpets
John Carisi – Trumpets
Frank Rehak – Trombones
Jimmy Cleveland – Trombones
Joe Bennett – Trombones
Tom Mitchell – Bass trombone
Willie Ruff – Horns
Tony Miranda – Horns
Bill Barber – Tuba
Lee Konitz – Alto sax
Danny Bank – Bass clarinet
Romeo Penque – Flute and clarinet
Sid Cooper – Flute and clarinet
Paul Chambers – Bass
Art Taylor – Drums


Tracks:
1 Springsville 
2 The Maids Of Cadiz 
3 The Duke 
4 My Ship 
5 Miles Ahead 
6 Blues For Pablo
7 New Rhumba
8 The Meaning Of The Blues
9 Lament 
11 Springsville
12 Blues For Pablo
13 Medley: The Meaning Of The Blues/Lament 
14 I Don't Wanna Be Kissed (By Anyone But You) 



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Con la dilagante popolarità della bossa nova negli anni '60, quasi tutti i musicisti jazz dell'epoca registrarono almeno un album di questo genere, ne furono contagiati Dizzy Gillespie, Sonny Rollins, Coleman Hawkins, Cannonball Adderley e neanche Miles Davis potè sottrarsi alla moda registrando con l'orchestra di Gil Evans una stupenda versione di Corcovado. Nel caso del Dave Brubeck Quartet il risultato fu migliore di molti altri, sia per il calibro dei musicisti che compongono il quartetto - Dave Brubeck, Paul Desmond, Eugene Wright e JoeMorello - sia per l’alta qualità delle composizioni. Il brano più conosciuto è la title track, ma anche "This Can't Be Love" e "The Trolley Song" sono eccellenti.



Bossa Nova USA



Personnel:
Dave Brubeck (piano)
Paul Desmond (alto sax)
Eugene Wright (bass)
Joe Morello (drums)

Tracks:
01. Bossa Nova USA
02. Vento Fresco (Cool Wind)
03. Trolley Song
04. Theme For June
05. Coracao Sensivel (Tender Heart)
06. Irmao Amigo (Brother Friend)
07. There'll Be No Tomorrow
08. Cantiga Nova Swing
09. Lamento
10. This Can't Be Love



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No, il titolo di questo disco non è Take Five ma Take Ten. Certamente questa dovrebbe essere presa come una chiara allusione che non fu Dave Brubeck ma Paul Desmond il compositore di quel best-seller che vendette milioni di copie. Durante la registrazione Jim Hall fu più che un sostituto per il piano, contribuì infatti ad un nuovo colore del sound del quartetto mutuando alcune influenze dalla bossa nova. I brani sono ariosi e facilmente fruibili e lasciano spazio alle idee dei solisti. Splendidi i tre brani 'Alone Together', 'Nancy' and 'The One I Love' i cui arrangiamenti creati ad hoc in studio dimostrano quanta familiarità si era stabilita tra i musicisti, quanto si ascoltavano l'un l'altro, si rispondevano e quanto mantenevano fluido il loro dialogo.



Take Ten




Personnel: Paul Desmond (alto saxophone); Jim Hall (guitar); Gene Cherico, Gene Wright (bass); Connie Kay (drums)

Tracks:
01. Take Ten
02. El Prince
03. Alone Together
04. Embarcadero
05. The Theme From Black Orpheus
06. Nancy
07. Samba De Orpheu
08. The One I Love Belongs To Somebody Else
09. Out Of Nowhere
10. Embarcadero (alternate take)
11. El Prince (alternate take)



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Jimmy Giuffre, polistrumentista, fine compositore dalla personalità schiva e complessa, non gode ancora oggi della considerazione che meriterebbe. Giuffre è stato uno dei musicisti più importanti negli anni ’50 e ’60, avendone attraversato da protagonista tutti i mutamenti stilistici, fu una delle figure di spicco dell’allora emergente cool jazz della west-coast e anticipatore per certi versi del free jazz. Nel 1956, con il chitarrista Jim Hall e il contrabbassista Ralph Pena incide “Jimmy Giuffre 3”, l’album trascinato dalla hit “ The Train And The River” ottiene un clamoroso successo posizionandosi per molte settimane ai vertici delle classifiche. Il brano che incantò non solo gli amatori del genere western, fu scelto dal fotografo e regista Bert Stern come colonna sonora per il suo famoso film documentario “Jazz On A Summer's Day" del 1958.








01. Gotta Dance (J. Giuffre)
02. Two Kinds of Blues (J. Giuffre)
03. The Song Is You (Jerome Kern & Oscar Hammerstein)
04. Crazy She Calls Me (Carl Sigmon & Bob Russell)
05. Woodoo (J. Giuffre)
06. My All (J. Giuffre)
07. That's The Way It Is (J. Giuffre)
08. Crawdad Suite (J. Giuffre)
09. The Train And The Rivers (J. Giuffre)
10. The Green Country (New England Mood) (J. Giuffre)
11. Forty-Second Street (Al Dubin & Harry Warren)

JIMMY GIUFFRE clarinet, tenor sax, baritone sax
JIM HALL guitar
RALPH PEÑA bass



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Bach che incontra il jazz. Un album importantissimo, per quanto strano e interlocutorio, che segna una svolta nel discorso stilistico di questa grande band per quanto riguarda l'importanza di un linguaggio colto come può essere la musica classica. Fontessa è l'urgenza ideologica del jazz di prendere piena conoscienza con tutte le sue enormi doti artistiche e un linguaggio modernissimo. [...] Maghi di una eccezionale musicalità che non prevede alcun errore o distrazione, i Modern Jazz Quartet disegnano senza incertezze un orizzonte policromo dove il jazz è minimo comun denominatore e le suggrstioni di un linguaggio quanto mai aperto a ogni possibile soluzione.

1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro Ronconi/Arcana



The Modern Jazz Quartet
Milt Jackson (vibrafono), John Lewis (piano), Percy Heath (contrabbasso) e Connie Kay (batteria).


Angel Eyes


track list
1. Versailles (Porte de Versailles)
2. Angel Eyes
3. Fontessa
4. Over the Rainbow
5. Bluesology
6. Willow Weep for Me
7. Woodyn You






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[...] Portrait in jazz è il primo disco del trio Bill Evans (piano), Scott La Faro (contrabbasso) e Paul Motian (batteria). Inciso nel 1959, il disco rappresentava non solo l’abbandono da parte di Bill Evans del suo ruolo di sideman, ma anche il tentativo di cambiare le regole del trio. Formazione classica nel jazz, il trio pianoforte, contrabbasso e batteria sviluppava il discorso musicale intorno alla leadership del pianista, mentre gli altri componenti del gruppo svolgevano generalmente un ruolo complementare, di accompagnamento. Evans con questo nuovo trio tenta la realizzazione di un nuovo interplay fra i componenti del gruppo, una maggiore libertà individuale che apra la strada a una sorta di improvvisazione collettiva, in cui ogni parte improvvisata sia cellula di origine della successiva, in una logica strutturale che fa della consequenzialità il suo cardine. Emblematica in questo senso è la bellissima versione di “Autumn leaves”, o la cover del classico disneyano “Someday my prince will come”, che Evans trasforma in un valzer, o ancora la bellissima “Spring is here”, in cui la linea melodica lascia trapelare quella che è una delle caratteristiche dell’arte di Bill Evans: lo sguardo introspettivo e sincero. I brani sono standard che Bill Evans ricostruisce e rivitalizza con originalità, fatta eccezione per due sue composizioni: “Peri’s Scope” e “Blue in green”. [...]

Scritto da Paola - BILL EVANS TRIO, Portrait in jazz - http://www.pianosolo.it







Bill Evans Trio:
Bill Evans (piano)
Scott LaFaro (bass)
Paul Motian (drums)


Tracks:
01. Come Rain Or Come Shine
02. Autumn Leaves
03. Witchcraft
04. When I Fall in Love
05. Peri's Scope
06. What Is This Thing Called Love
07. Spring Is Here
08. Someday My Prince Will Come
09. Blue In Green
10. 10. Autumn Leaves (alternate performance - monaural LP version)



Spoiler :
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Registrato il 16 gennaio del 1958 presso il Club Pershing di Chicago, At The Pershing / But Not For Me è stato il punto di svolta nella carriera di Ahmad Jamal. Con questo disco Jamal dimostrò di essere un musicista davvero completo e il brano "Poinciana" - uno dei suoi più grandi successi - balzò ai vertici delle classifiche.In questa registrazione il leggendario pianista - a lungo tra i preferiti da Miles Davis - è affiancato da Vernell Fornier (batteria) e Israel Crosby (contrabasso).








Tracklist:

1. But Not for Me
2. Surrey With the Fringe on Top
3. Moonlight in Vermont
4. (Put Another Nickel in) Music Music Music
5. No Greater Love
6. Poinciana
7. Woody'n You
8. What's New


Personnel:

Ahmad Jamal Piano
Israel Crosby Bass
Vernell Fornier Drums



Spoiler :
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Quando sono state effettuate queste registrazioni, a cavallo tra il 1958 e il 1959, Chet Baker  le cui prime registrazioni risalgono al 1952  era ormai già diventato una stella del mondo del jazz. Aveva ottenuto una certa fama grazie alle sue collaborazioni con Gerry Mulligan, e poi con Russ Freeman e, per un breve periodo, con lo sfortunato Dick Twardzik. Proprio dopo la morte di Twardzik a causa di un'overdose alla fine del 1955, Baker ha aumentato il suo consumo di droga, diventandone ben presto schiavo. Gli effetti di questa sua dipendenza si sarebbero presto manifestati e lo avrebbero segnato per tutta la vita. Tuttavia, salvo rare eccezione, il suo modo di suonare e cantare Ë sempre stato geniale e toccante. L'album del 1958 intitolato CHET ci presenta un Baker (che non canta su nessuno dei brani) in una formazione per lui inusuale, accompagnato da altri grandi jazzisti con cui solo raramente avrebbe registrato in seguito: Herbie Mann, Pepper Adams, Kenny Burrell, Paul Chambers, Connie Kay, Philly Joe Jones, e il grande Bill Evans. 





Personnel:

Chet Baker - Trumpet
Pepper Adams - Baritone Sax
Herbie Mann - Flute
Kenny Burrell - Guitar
Bill Evans - Piano
Paul Chambers - Bass
Connie Kaye, Philly Joe Jones – Drums

Tracklist:

01. Alone Together
02. How High The Moon
03. It Never Entered My Mind
04. 'Tis Autumn
05. If You Could See Me Now
06. September Song
07. You'd Be So Nice To Come Home To
08. Time On My Hands (You In My Arms)
09. You And The Night And The Music
10. Early Morning Mood*

* Additional Track Not On Original LP Release



Spoiler :
Password: janwal46
flac
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Un'autentica leggenda vivente, genio dell’improvvisazione, il grande sassofonista americano Lee Konitz, in oltre quarant’anni di carriera, ha attraversato tutti i cambiamenti e le rivoluzioni della storia della musica jazz: partecipa alle sedute di Birth Of The Cool con Miles Davis, incide Intuition con Lennie Tristano, free jazz ante litteram. Konitz ha anticipato le avanguardie degli anni ’60, sperimentatore , il suo stile non ha mai smesso di evolversi, mantenendo un rapporto ludico, addirittura ingenuo con lo strumento. Lee Konitz e Warne Marsh hanno condiviso un percorso musicale simile, caratterizzato da una carriera iniziata precocemente e legata alla musica di Lennie Tristano. Le loro prime registrazioni insieme sono ovviamente quelle con il sestetto di Lennie Tristano, e risalgono al 4 Marzo e 16 Maggio 1949. Il 28 Giugno e 27 Settembre di quello stesso anno, Konitz e Marsh realizzarono le loro prime registrazioni come co-leader di un quintetto con pianoforte, contrabbasso e batteria. La musica registrata durante queste due sessioni sarebbe stata pubblicata come singoli dall’etichetta New Jazz (questi quattro titoli sono aggiunti qui come bonus track). Le loro successive collaborazioni consistono in due brani registrati dal vivo alla Carnegie Hall, al concerto per la Vigilia di Natale del 1949, e tra date dal vivo con il quintetto di Lennie Tristano (l’ultima nel 1952). Konitz e Marsh non avrebbero registrato di nuovo insieme fino al 1955 per la realizzazione dell’album “Lee Konitz with Warne Marsh”. Li accompagnano in questa occasione Sal Mosca al piano, Billy Bauer alla chitarra, Oscar Pettiford al basso e Kenny Clarke alla batteria.






Personnel: Lee Konitz (alto saxophone); Warne Marsh (tenor saxophone); Sal Mosca, Ronnie Ball (piano); Billy Bauer (guitar); Oscar Pettiford (bass); Kenny Clarke (drums).


Tracks:
1. Topsy
2. There Will Never Be Another You
3. I Can't Get Started
4. Donna Lee
5. Two Not One
6. Don't Squawk
7. Ronnie's Line
8. Background Music



Spoiler :
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Il primo quartetto senza pianoforte di Gerry Mulligan, con Chet Baker alla tromba, Bobby Whitlock al contrabasso, poi rimpiazzato  da Carson Smith, e Chico Hamilton alla batteria, anch’egli sostituito in secondo momento da Larry Bunker. Non si era mai vista né ascoltata una cosa simile prima, ma l’idea di di non usare il pianoforte fu vincente, il sax baritono di Gerry Mulligan e la tromba di Chet Baker dialogano in maniera creativa dimostrando un’empatia incredibile e nello stesso tempo inventano assolo e suoni inauditi, accattivanti ed eleganti.

Tratto da Jazz 101 di Flavio Caprera 





Chet Baker (Trumpet), Chet Baker (Performer), Henry Grimes (Bass), Chico Hamilton (Drums), Gerry Mulligan (Sax (Baritone)), Gerry Mulligan (Performer), Dave Bailey (Drums), Larry Bunker (Drums), Michael Cuscuna (Producer), Michael Cuscuna (Liner Notes), Carson Smith (Bass), Dick Bock (Producer), Gerry Mulligan Quartet (Performer), Bobby Whitlock (Bass)


Tracks
1. Bernie's Tune
2. Nights at the Turntable
3. Freeway
4. Soft Shoe
5. Walkin' Shoes
6. Makin' Whoopee
7. Carson City Stage
8. My Old Flame
9. Love Me or Leave Me
10. Swing House
11. Jeru
12. Darn That Dream
13. I'm Beginning to See the Light
14. My Funny Valentine
15. Festive Minor



Spoiler :
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Per la serie : ricerche sui tempi dispari . Personaggio singolare, pianista molto noto e anche molto discusso dalla critica , Dave Brubeck incide un disco ispirato agli effetti cromatici della pittura di Mirò. Opera di enorme successo ( primo album jazz a vendere oltre un milione di copie ) apprezzato sia dal pubblico del jazz che da quello della musica classica. Il musicista , grazie all’ dell’interplay perfetto tra sezione ritmica composta da Joe Morello alla batteria e Ugen Wright al contrabbasso e al grandissimo lavoro del sax contralto di Paul Desmond , introduce un repertorio di composizioni che utilizzano tempi diversi rispetto al tradizionale 4/4 . Sette brani con stravaganti tempi in 9/8 oppure in 6/4 che fanno di questo lavoro un capolavoro originalissimo. Ma, oltre a giocare sul tempo e sul valzer , il pianismo di Brubeck è anche un affascinante mix tra blues e tradizione classica che ricama elegantemente . I due zenith creativi del disco sono il meraviglioso “ Blue rondo à la turk “ con riferimenti a Mozart e alla tradizione turca e “ Take Five “, uno dei brani piu’ eseguiti della storia del jazz. Un brano firmato da Paul Desmond in 5/4 dove Brubeck ripete al piano una figura tematica ad libitum.

Mauro Ronconi






Personnel: Dave Brubeck – pianoforte; Paul Desmond - sassofono contralto; Eugene Wright – contrabbasso; Joe Morello – batteria



Tracks: 1. Blue Rondo a la Turk / 2. Strange Meadow Lark / 3. Take Five / 4. Three to Get Ready / 5. Kathy’s Waltz / 6. Everybody’s Jumpin’ / 7. Pick Up Sticks




Spoiler :
mp3@256kbps
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Willis Lester Young, soprannominato "Prez", il presidente, è stato uno dei più grandi innovatori del sax tenore e, al pari di giganti come Coleman Hawkins e John Coltrane, uno dei più importanti di tutti i tempi. Il suo stile, caratterizzato da un suono soft e armonie sofisticate (in netto contrasto con l'approccio aggressivo di Hawkins) ha influenzato diverse generazioni di sassofonisti, da Art Pepper e Dexter Gordon a Lee Konitz e Stan Getz. Praticamente è stato il padre del jazz moderno creando un modello che neanche John Coltrane ha potuto ignorare.










Young, Lester Willis

Enciclopedie on line
Young, Lester Willis. - Sassofonista statunitense (Woodville, Mississippi, 1909 - New York 1959). Dedicatosi dapprima alla batteria e al sassofono contralto, fece parte di numerose orchestre (tra cui quella di C. Basie, 1936-40), passando poi al sassofono tenore. Tenorsassofonista dalla sonorità e dallo stile originalissimi, anticipatore di una scuola moderna del sassofono, esercitò profonda influenza sugli sviluppi del jazz (be-bop, cool jazz), fornendo un modello a C. Parker. La sua figura è stata rievocata nel film Round midnight (1986).
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Personnel: Lester Young (tenor saxophone); Helen Humes (vocals); Willie Smith (alto saxophone); Maxwell Davis (tenor saxophone); Howard McGhee, Shorty McConnell (trumpet); Vic Dickenson (trombone); Dodo Marmarosa, Nat Cole, Wesley Jones, Joe Albany, Argonne "Sadik Hakim" Thornton, Gene DiNovi, Jimmy Bunn (piano); Irving Ashby, Fred Lacey, Nasir Barakaat, Chuck Wayne, Dave Barbour (guitar); Red Callender, Curtis Counce, Rodney Richardson, Ted Briscoe, Curly Russell, Junior Rudd (bass); Henry Tucker, Johnny Otis, Chico Hamilton, Lyndell Marshall, Roy Haynes, Tiny Kahn (drums).

Producers: Norman Granz, Leonard Feather.




Lester Young - The Complete Aladdin Recordings [disc 1]\ (18)
01. Indiana
02. I Can't Get Started
03. Tea For Two
04. Body And Soul
05. D. B. Blues
06. Lester Blows Again
07. These Foolish Things
08. Jumpin' At Mesner's
09. It's Only A Paper Moon
10. After You've Gone
11. Lover Come Back To Me
12. Jammin' With Lester
13. You're Driving Me Crazy
14. New Lester Leaps In
15. Lester's Be Bop Boogie
16. She's Funny That Way
17. Sunday
18. S. M. Blues

Lester Young - The Complete Aladdin Recordings [disc 2]\ (22)
01. Jumpin' with Symphony Sid [1946]
02. No Eyes Blues [1946]
03. Sax-O-Be-Bop [1946]
04. On the Sunny Side of the Street [1946]
05. Easy Does It [1947]
06. Easy Does It [alt. take, 1947]
07. Movin' with Lester [1947]
08. One o'Clock Jump [1947]
09. Jumpin' at the Woodside [1947]
10. I'm Confessin' [1947]
11. Lester Smooths It Out [1947]
12. Just Cooling [1947]
13. Tea for Two [1947]
14. East of the Sun [1947]
15. The Sheik of Araby [1947]
16. Something to Remember You By [1947]
17. Riffin' Without Helen [1945]
18. Please Let Me Forget [1945]
19. He Don't Love Me Anymore [1945]
20. Pleasing Man Blues [1945]
21. See See Rider [1945]
22. It's Better to Give than Receive [1945]





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Il passaggio definitivo dal bebop ad uno nuovo stile più morbido chiamato cool jazz, quello che influenzerà in avanti tutta la scena jazzistica californiana, anche se il vero successore del bebop sarà l’hard bop suonato dai jazzmen neri di New York. E’ una piccola orchestra, una “ nine-piece band “ riunita per l’occorrenza da Miles Davis ( proveniente dalla bebop band di Charlie Parker ) a sancire l’affermazione del cool jazz, ovvero la strada più soft del bebop e la sua rifinitura stilistica dove gli strumenti dovevano suonare come una voce umana. Non è la “ nascita del cool “ come dice il titolo, in quanto questo movimento , che durerà un arco temporale relativamente breve nel jazz moderno ( 1947 – 1953 ) , ma esprimerà lavori ed artisti straordinari, era un mondo musicale frequentato già da alcuni anni da musicisti perlopiù bianchi. Il precursore sin dal 1945 fu Lennie Tristano con i suoi allievi tra cui Lee Konitz che ritroviamo anche qui, poi Jimmy Giuffre che alla fine del 1947 rivoluzionò l’orchestra di Woody Herman con la leggendaria “ Four Brothers “ con le voci accostate di quattro sassofoni. Altri personaggi chiave furono Paul Desmond , Art Pepper, Dave Brubeck e Stan Getz. All’interno di questo innovativo movimento si inserisce con autorevolezza il nero Miles Davis con questo “ Birth Of The Cool “. Dodici esecuzioni di rilassante bellezza , molto impegnative sia sul piano solistico che in quello delle partiture d’assieme in quanto era quasi tutto pianificato con partiture scritte. Sono tre sessioni : 21 gennaio - 22 aprile del 1949 e 9 marzo del 1950 a New York, studi della Capitol, i musicisti fissi alle partecipazioni furono John Barber, Gerry Mulligan, Lee Konitz ed ovviamente Davis. Gli altri strumentisti che si avvicendarono nelle tre sedute erano Kai Winding, Max Roach, Kenny Clarke , J.J. Johnson e l’insolita presenza del corno suonato da Juinior Collins, Gunther Schuller e Sandy Siegelstein oltre la tuba fissa di John Barber. Un po’ come fosse un complesso cameristico. Miles Davis in qualità di bandleader Davis affidò gli arrangiamenti al pianista Gil Evans, al sassofonista Gerry Mulligan e a John Lewis futuro leader del Modern Jazz Quartet , i quali svolgevano anche il ruolo di solisti insieme al sax alto di Lee Konitz . Questo disco è la magica seduzione del suono e delle sue sfumature dove la metrica in quattro tempi viene messa in discussione così come le tradizionali otto battute ( ascoltare il sax baritono di Mulligan ). Sono gli inserti legati al mondo musicale classico, a queli dello stile contrappuntistico e della polifonia. Tutto si svolge in un magico “ torpore “, in ovattate atmosfere di eleganza distaccata. Dodici pietre miliari con il grande apporto compositivo di Mulligan che firma “ Jeru “ , “ Venus De Milo “ e “ Rocker “, mentre Davis è autore di “ Boplicity “ con lo pseudonimo di Cleo Henry che era la madre di Miles, “ Deception “ scritta insieme a Gil Evans e “ Budo “ composta tempo addietro con Bud Powell.

Mauro Ronconi





Personnel: Miles Davis (trumpet); (Gil Evans) (arranger); Lee Konitz (alto saxophone); Gerry Mulligan (baritone saxophone, arranger); Gunther Schuller (French horn); J.J. Johnson, Kai Winding (trombone); John Barber (tuba); John Lewis (piano, arranger); Al Haig (piano); Al McKibbon, Joe Shulman, Nelson Boyd (bass); Kenny Clarke, Max Roach (drums).

Tracks: 1. Move / 2. Jeru / 3. Moon Dreams / 4. Venus de Milo / 5. Budo / 6. Deception / 7. Godchild / 8. Boplicity / 9. Rocker / 10. Israel / 11. Rouge / 12. Darn That Dream (voc, Kenny Hagood)


Spoiler :
mp3@320kbps
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La voce di Chet come categoria dello spirito, la tromba come poesia loquace e senza limiti. Con questo disco Baker si vestirà di un abito lussuoso in grado di placare qualsiasi appetito estetico dando vita a una delle immagini musicali più gradevoli e accattivanti degli ultimi decenni. una raccolta di standard dalle movenze rarefatte, dalle strutture delicate. Esecuzioni soffici e liquide dove si scopre che per Chet cantare  è quasi come respirare. [...] È qui che sfoggia l'irresistibile e vellutata poetica sonora. É qui che nasce la leggenda del timido ed emaciato ragazzo di Yale.






track list

1. That Old Feeling
2. It's Always You (Vocal)
3. Like Someone In Love (Vocal)
4. My Ideal 4:22
5. I've Never Been In Love Before (Vocal)
6. My Buddy (Vocal)
7. But Not For Me (Vocal)
8. Time After Time (Vocal) 
9. I Get Along Without You Very Well (Except Sometimes) (Vocal)
10. My Funny Valentine 
11. There Will Never Be Another You (Vocal)
12. The Thrill Is Gone (Vocal) 
13. I Fall In Love Too Easily (Vocal)
14. Look For The Silver Lining





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