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Quando si hanno in studio musicisti come come Miles Davis, Bill Evans, John Coltrane, Ben Webster, Art Farmer, Donald Byrd, è difficile che qualcosa vada storto. Ma Michel Legrand, compositore francese di colonne sonore (due premi oscar) è andato oltre, ha impresso in maniera chiara e decisa il suo marchio a questa eccellente registrazione, arrangiando in maniera sublime 11 standard jazz, eseguiti magistralmente da tre diversi gruppi di all-star. Visto il risultato tutto questo lascia un po l'amaro in bocca perche, purtroppo, le  escursioni di Legrand nel mondo del jazz sono state troppo poche e distanti tra di loro.






 'Round Midnight




Recorded June 25, 27 and 30, 1958 in New York City.

Personnel: Michel Legrand (conductor-arranger); Phil Woods, Gene Quill (alto saxophone); John Coltrane, Seldon Powell, Ben Webster (tenor saxophone); Jerome Richardson (baritone saxophone, bass clarinet); Teo Macero (baritone saxophone); Frank Rehak, Bill Byers, Jimmy Cleveland, Ernie Royal, Art Farmer, Donald Byrd, Joe Wilder, Miles Davis (trumpet); James Buffington (French horn); Eddie Bert (trombone); Major Holly (tuba, bass); Herbie Mann (flute); Betty Glamann (harp); Eddie Costa, Don Elliot (vibraphone); Barry Galbraith (guitar); Bill Evans, Nat Pierce, Hank Jones (piano); Milt Hinton, Paul Chambers, George Duvivier (bass); Kenny Davis, Osie Johnson, Don Lamond (drums).



Tracks:
1 The Jitterbug Waltz
2 Nuages
3 A Night in Tunisia
4 Blue And Sentimental
5 Stompin' At The Savoy
6 Django
7 Wild Man Blues
8 Rosetta
9 'Round Midnight
10 Don't Get Around Much Anymore
11 In a Mist




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Miles Davis era uno straordinario interprete di ballads e alcune delle sue migliori interpretazioni sono raccolte in questa compilation, composta da brani estratti da tre release dei primi anni '60: Seven Steps To Heaven, Quiet Nights e Person Friday Night At The Blackhawk Volume One.









I Fall in Love Too Easily




Recorded in Hollywood, California on April 16, 1963; New York, New York on July 27, August 13 & November 6, 1962; live at the Blackhawk, San Francisco, California on April 21, 1961.

Personnel includes: Miles Davis (trumpet); George Coleman, Hank Mobley (tenor saxophone); Victor Feldman, Wynton Kelly (piano); Ron Carter, Paul Chambers (bass); Frank Butler, Jimmy Cobb (drums); Gil Evans and His Orchestra.



Tracks:
1 Baby Won't You Please Come Home
2 Once Upon A Summertime
3 I Fall in Love Too Easily
4 Song No. 2
5 Bye Bye Blackbird
6 Wait Till You See Her
7 Basin Street Blues
8 Corcovado



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Al di là delle qualità della musica - che è bella tanto quanto le altre incisioni davisiane dell'epoca, ad esempio quelle con Coltrane - questo disco si segnala come documento sonoro di un'operazione rara e coraggiosa. Chiamato a musicare il film di Louis Malle, Davis improvvisa durante la proiezione, reagendo in tempo reale alle emozioni proposte dalle immagini. Una straordinaria presa diretta con i sentimenti.

Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)




Nuit Sur les Champs-Elysees




Personnel: Miles Davis (trumpet); Barney Wilen (tenor saxophone); Rene Urtreger (piano); Pierre Michelot (bass); Kenny Clarke (drums)


1 Nuit Sur les Champs-Elysees
2 Nuit Sur les Champs-Elysees
3 Nuit Sur les Champs-Elysees Take 3
4 Nuit Sur les Champs-Elysees Take 4
5 Assassinat
6 Assassinat
7 Assassinat Take 3
8 Motel
9 Final
10 Final
11 Final Take 3
12 Ascenseur
13 Le Petit Bal
14 Le Petit Bal
15 Sequence Voiture
16 Sequence Voiture
17 Generique See
18 L'Assassinat de Carala
19 Sur L'Autoroute
20 Julien Dans L'Ascenseur
21 Florence Sur les Champs-Elysee
22 Diner Au Motel
23 Evasion de Julien
24 Visite du Vigile
25 Au Bar Du Petit Bac
26 Chez le Photographe du Motel





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Introdotto dalla splendida foto di copertina e forse ascrivibile più a Marcus Miller – che ha scritto quasi tutti i temi e vi ha suonato basso elettrico, synth, sax soprano, clarinetto basso, chitarra e drum machine – Tutu è senza dubbio il canto del cigno del trombettista. Dedicato all’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, Nobel per la pace nel 1984 per la sua lotta contro l’apartheid, il disco si presenta come una serie di brani – forse non memorabili ma decisamente accattivanti – nei quali, grazie soprattutto all’elettronica, vengono fusi assieme elementi melodie orecchiabili, beat metropolitani, orchestrazioni ottenute con i synth, rapidi vamp ipnotici. Il tutto è tenuto assieme dal pulsare del basso elettrico di Miller e dal suono evocativo, quasi un lamento, della tromba con sordina di Davis; certo il risultato è poco spontaneo, ma Davis è davvero in buona forma e riesce ancora ad incantare soprattutto in brani come Tomaas, Portia, Full Nelson (Mandela) e la title-track. Disco che mantiene un alto livello e che, pur non essendo l’ultimo in assoluto, chiude la carriera di un musicista che non si è mai guardato indietro, che ha voluto sempre ferocemente trovare nuove strade e che non è sceso a patti con nessuno, per affermare sempre e comunque la sua autonomia e il suo lucido pensiero; considerando anche che non vi è un “giusto o sbagliato” in questo, credo che gli si debba tributare – se non la massima stima – almeno il massimo rispetto.


Francesco Soliani  –  http://www.jazzer.it




Tutu




Personnel: Miles Davis (trumpet); Marcus Miller (various instruments, bass, programming); George Duke (various instruments); Michael Urbaniak (electric violin); Adam Holzman (synthesizer, programming); Bernard Wright (synthesizer); Omar Hakim (drums, percussion); Steve Reid, Paulinho Da Costa (percussion); Jason Miles (programming).

Tracks:
1 Tutu
2 Tomaas
3 Portia
4 splatch
5 Backyard Ritual
6 Perfect Way
7 Don't Lose Your Mind
8 Full Nelson



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La prima grande collaborazione Davis-Evans: una stringa di temi melodiosi e di atteggiamento espressivo quanto mai vario, attinti dagli autori più diversi, vestiti dei panni più pregiati, e collegati tra loro da misteriose note lunghe. Sopra questo tappeto multicolore Miles canta le sue melodie ora squillanti ora sommesse, entrando e uscendo a piacimento dall'arazzo orchestrale.






Miles Ahead



Personnel:
Miles Davis – flugelhorn
Bernie Glow – Lead trumpet
Ernie Royal – Trumpets
Louis Mucci – Trumpets
Taft Jordan – Trumpets
John Carisi – Trumpets
Frank Rehak – Trombones
Jimmy Cleveland – Trombones
Joe Bennett – Trombones
Tom Mitchell – Bass trombone
Willie Ruff – Horns
Tony Miranda – Horns
Bill Barber – Tuba
Lee Konitz – Alto sax
Danny Bank – Bass clarinet
Romeo Penque – Flute and clarinet
Sid Cooper – Flute and clarinet
Paul Chambers – Bass
Art Taylor – Drums


Tracks:
1 Springsville 
2 The Maids Of Cadiz 
3 The Duke 
4 My Ship 
5 Miles Ahead 
6 Blues For Pablo
7 New Rhumba
8 The Meaning Of The Blues
9 Lament 
11 Springsville
12 Blues For Pablo
13 Medley: The Meaning Of The Blues/Lament 
14 I Don't Wanna Be Kissed (By Anyone But You) 



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Dopo Bitches brew molte cose cambiarono: la musica rock era sempre più popolare mentre i locali jazz si svuotavano e non solo per questo, Davis, che nel frattempo aveva adottato un look da rockstar, aveva contrattato con la Columbia il suo passaggio al catalogo rock e si esibiva in locali solitamente riservati a tale genere.On the corner, che nasce in questo particolare periodo felice in quanto ad energia fisica e creatività, resta uno dei dischi più controversi – fino quasi al rifiuto della critica – del trombettista. Ciò che egli si era proposto era coinvolgere il giovane pubblico nero che cercava l’emancipazione dal ghetto; per fare questo dà un’ulteriore sterzata alla sua musica rendendola ancor più funky (James Brown e Sly and the Family Stone dicevamo) insistendo sul ritmo e, rinunciando alla struttura quasi essenziale nei dischi precedenti, caricandola di note senza, peraltro, pervenire ad una definizione melodica o armonica, ma limitandosi a cucire degli improvvisi vamp su un tappeto ritmico ottenuto dalla linea del basso. Riascoltando il disco oggi è facilmente intuibile lo “scandalo” suscitato all’epoca, ma è altrettanto evidente quanti musicisti attuali si siano, nel bene o nel male, ispirati ad esso.

Francesco Soliani – jazzer.it



Black Satin



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Personnel:
Miles Davis - trumpet
David Liebman - soprano sax
Carlos Garnett - soprano sax, tenor sax
Bennie Maupin - bass clarinet
John McLaughlin - guitar
David Creamer - guitar
Herbie Hancock - fender rhodes, synthesizer
Chick Corea - fender rhodes
Harold "Ivory" Williams - organ, synthesizer
Michael Henderson - bass
Colin Walcott - electric sitar
Billy Hart - drums
Jack DeJohnette - drums
Al Foster - drums
Khalil Balakrishna - electric sitar
Badal Roy - tabla


Tracks:
1. On The Corner - New York Girl - Thinkin' Of One Thing An Doin' Another - Vote For Miles
2. Black Satin
3. One And One
4. Helen Butte-Mr. Freedom X



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Miles Davis, da “ Bitches Brew “ in poi venne a patti con gli avanzamenti musicali dell’avanguardia e iniziò a combinare quell’universo con idee ritmiche prese dal rock, dal blues e dal funky. Il suo ego musicale tocca vertici assoluti con questo disco. Senza essere mai stato un rivoluzionario come Ornette Coleman o Cecil Taylor, Miles è colui che ha dato il maggior contributo all’evoluzione del jazz moderno come grande catalizzatore in grado di combinare la sua costanza con elementi di vari tipi di musica. Con “ Live Evil “ diventa il grande “ sistematizzatore “ di quello che è definito jazz elettronico. Già la copertina , realizzata da Mati Klarwein come per "Bitches' Brew" , è bellissima: di fronte varie figure femminili nere e in evidenza una donna africana incinta dalle forme esasperate ( live ) , sul retro un essere mostruoso bianco modellato sull’immagine dell’ex capo dell’Fbi Edgar J. Hoover ( evil ), le due figure si stagliano su uno sfondo fatto di motivi geometrici che richiamano una scrittura islamica ( cufico geometrico ) usata nel 1200 per decorare le moschee . Il titolo poi è giocato sugli anagrammi e sugli opposti, “ live “ è l’anagramma di “evil” mentre “ Selim sivad ”, uno dei titoli del disco è il rovescio di Miles Davis. E’ l’apoteosi del fattore improvvisativo ed iterativo del jazz, il fatto che ogni esecuzione è, praticamente, un’invenzione, un esempio unico ed irripetibile. Realizzato ai Columbia Studio di New York e al Cellar Studio di Washington nel dicembre del 1970, “ Live Evil “ combina registrazioni dal vivo e in studio con un settetto variabile e la novità di Keith Jarret al piano elettrico e organo. Gli altri musicisti sono Wayne Shorter, John McLaughlin, Gary Bartz, Chick Corea, Michael Henderson, Herbie Hancock, Billy Cobham, Dave Holland, Hermeto Pascoal, Joe Zawinul, Jack Dejohnette, Airto Moreira, Steve Grossman, Khalil Balakrishna e Conrand Roberts voce narrante su “ Inamorata And Narration “. Prodotto da Teo Macero e rielaborato in studio dallo stesso Macero insieme a Davis, “ Live Evil “ è anche il primo disco dove il musicista usa la tromba elettrica. Otto tracce di magmatiche improvvisazioni collettive fatte di oasi liriche, assoli intesi e meditativi, ritmi rock , suoni elettronici, cambio di tempo inaspettati e poi quella magnifica tromba di Davis distorta dal wah wah. Tutto questo incredibile materiale sonoro è riunito ed accostato come tessere di un mosaico, sovrapposto e controllato e sarà la guida spirituale per tutta la musica nera.

Mauro Ronconi




What I Say



Personnel: Miles Davis (trumpet); Hermeto Pascoal (vocals, whistling, electric piano, drums); Conrad Roberts (spoken vocals); Gary Bartz (soprano & alto saxophones); Steve Grossman, Wayne Shorter (soprano saxophone); Keith Jarrett (electric piano, organ); Joe Zawinul, Herbie Hancock, Chick Corea (electric piano); John McLaughlin (guitar); Khalil Balakrishna (electric sitar); Dave Holland (acoustic & electric basses); Ron Carter (acoustic bass); Michael Henderson (electric bass); Jack DeJohnette, Billy Cobham (drums); Airto Moreia (percussion).




DISC 1

1. Sivad    
    2. Little Church    
    3.    Medley: Gemini/Double Image: Gemini / Double Image    
    4. What I Say        
    5. Nem Um Talvez    


 DISC 2

    1. Selim        
    2. Funky Tonk        
    3. Inamorata and Narration by Conrad Roberts - (narration by Conrad Roberts)


Spoiler :

Flac

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Miles Davis era un appassionato di colonne sonore, ne compose diverse nel corso della sua carriera è questa (realizzata per il documentario di Bill Cayton su Jack Johnson il primo atleta di colore a vincere il campionato del mondo di boxe dei pesi massimi) è forse la migliore. Jack Johnson è stato a lungo il preferito di Miles tra i propri dischi, e se ne capisce il perchè fin dalla prima nota. Davis fa sentire la sua voce con quel suono staccato e lamentoso in cui risuona la promessa che, qualsiasi musica affronti Miles sarà sempre Miles.




Right Off



Personnel
The first track and about half of the second track
were recorded on 7 April 1970 by this group:

Miles Davis - Trumpet
Steve Grossman - Soprano saxophone
John McLaughlin - Electric guitar
Herbie Hancock - Organ
Michael Henderson - Electric bass
Billy Cobham - Drums

The second part of the second track (starting at about 12:55)
was recorded on 18 February 1970 by a different lineup:

Miles Davis - Trumpet
Bennie Maupin - Bass clarinet
John McLaughlin - Electric guitar
Sonny Sharrock - Electric guitar
Chick Corea - Electric piano
Dave Holland - Electric bass
Jack DeJohnette - Drums



Tracks:
1. Right Off – 26:53
2. Yesternow – 25:34




Spoiler :
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Tutta la carriera di Miles Davis è stata all’insegna della sperimentazione e dell’esplorazione musicale. Verso la fine degli anni '60 Miles si avvicina alla musica elettrica e alle atmosfere rock egistrando alcuni album fortemente innovativi tra cui il celebre BITCHES BREW, un disco rivoluzionario, che di fatto sdoganò la musica  fusion. L’album scandalizzò i puristi del jazz, ma ebbe un enorme riscontro di pubblico e in seguito esercitò una profonda influenza su numerosi musicisti jazz, e non solo. Racconta Thom Yorke, dei Radiohead, in un intervista a Q nell’ottobre del 1997: “Lo mettevo su ogni volta che salivo in macchina … al primo approccio mi era sembrato un caos nauseante. Ascoltarlo mi faceva quasi star male, poi piano piano … c’è qualcosa di brutale in quella musica, qualcosa di incredibilmente bello. Non sei mai sicuro del punto in cui ti trovi esattamente, è come se la musica ti ruotasse attorno, ha il sound di un enorme spazio vuoto, come quello di una cattedrale. Non era jazz, ma non era neppure rockn’ roll, era come costruire qualcosa e guardarla cadere a pezzi, in ciò sta la sua bellezza. E questo si lega profondamente a ciò che stavamo cercando di fare con OK COMPUTER”.







Personnel: Miles Davis (trumpet); John McLaughlin (guitar, electric guitar); Harvey Brooks (electric guitar, electric bass, bass guitar); Bennie Maupin (bass clarinet); Wayne Shorter (soprano saxophone); Joe Zawinul (electric piano, organ); Chick Corea, Larry Young (electric piano); Don Alias (drums, congas, percussion); Jack DeJohnette, Lenny White (drums); Jumma Santos (congas, shaker, percussion); Airto Moreira (cuica, percussion); Jim Riley, Jimmy Riley (percussion).


Track List: Pharaoh's Dance / Bitches Brew / Spanish Key / John McLaughlin / Miles Runs The Voodoo Down / Sanctuary


Spoiler :
flac
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Questo è il disco della svolta, dopo il quale la musica di Davis non sarà più uguale a prima.Due lunghi brani (anzi quattro accoppiati Shhh/Peaceful e In a silent way/It’s about that time) dall’andamento lento e meditativo per lasciare che le idee fluiscano libere da condizionamenti, senza coordinate pre-fissate in un gioco di incastri in parte ottenuto in fase di montaggio, cosa per l’epoca perlomeno originale.Davis comincia a recepire altre influenze, James Brown, il batterista Buddy Miles, il rock/soul/funky di Sly and the Family Stone e soprattutto Jimi Hendrix con il quale si parlò di un progetto comune. Tutto questo si riflette – seppur non ancora così fortemente come nel disco successivo – in In a silent way dove non c’è una vera e propria melodia ma una lunga serie di assoli che si stendono sul suono liquido e diafano ottenuto dal piano elettrico (ce ne sono ben tre all’opera) e bene si combinano con le insistite pulsioni ritmiche scandite da Holland e Williams e con il suono sciamanico della tromba di Davis. Completano la magia di un disco il cui ascolto lascia senza fiato il soprano di Shorter e la chitarra di McLaughlin che, arrivato solo da pochi giorni dall’Inghilterra, nessuno sapeva cosa avrebbe suonato.

Francesco Soliani – jazzer.it




In a Silent Way / It's About That Time




Personnel:
Miles Davis: trumpet
Herbie Hancock: electric piano
Chick Corea: electric piano
Wayne Shorter: tenor sax
Dave Holland: bass
Josef Zawinul: electric piano & organ
John McLaughlin: guitar
Tony Williams: drums

Tracks:
1. Shhh / Peaceful (Miles Davis)
2. In a Silent Way / It's About That Time (Josef Zawinul)



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Un album essenziale dell’hard bop e uno dei migliori dischi di Davis antecedenti a quei sentieri elettrici che condurranno alle innovazioni degli anni Settanta. “ Someday My Prince Will Come “ fu registrato in tre sedute nel marzo 1961 con il suo quintetto: Paul Chambers al contrabbasso, Wynton Kelly al piano, Jimmy Cobb alla batteria, Hank Mobley al sax tenore e due ospiti, John Coltrane ( presente in due brani ) e Philly Joe Jones che avevano da poco lasciato il gruppo. La title track che faceva parte della colonna sonora Biancaneve di Walt Disney è il capolavoro del disco. Un valzer lento realizzato con due sax tenori con il primo intervento di Mobley e il secondo, bellissimo, di Coltrane. “ Old Folks “, “ Drad-Dog “ , “ I Thought About You “ e “ Pfrancing “ sono classe e sostanza , accenni lirici e forza poetica del blues. Altra finezza con i due sax insieme è “ Teo “, brano dedicato a al produttore Teo Macero. Un disco prezioso.

Mauro Ronconi








Personnel
Miles Davis - Trumpet
Hank Mobley - Tenor saxophone (on all tracks except #5)
John Coltrane - Tenor saxophone (only on tracks 1 & 5)
Wynton Kelly - Piano
Paul Chambers - Double Bass
Philly Joe Jones - Drums (only on track #7)
Jimmy Cobb - Drums (on all others)



Track List
1. Someday My Prince Will Come
2. Old Folks
3. Pfrancing
4. Drad-Dog
5. Teo
6. I Thought About You
7. Blues No. 2
8. Someday My Prince Will Come (alternate take)





Spoiler :
mp3@192kbps
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-_Someday_My_Prince_Will_Come_-_xmrt33.rar
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Kind of blue è uno di quei dischi che non hanno epoca, semplicemente esistono. Sono stati scritti libri per descriverlo, per raccontarlo, per penetrarne i segreti, ma per quanto si tenti di analizzarlo non sarà mai possibile svelarne la magia. Qui tutto è perfetto: l’intesa tra i musicisti, i temi eterei e pregnanti di Davis, gli assoli misurati ed evocativi, ma soprattutto il disco può essere ascoltato a più livelli, dal più superficiale come musica di sottofondo, fino a quello più profondo di musica innovativa. Ma di fronte a tanta bellezza, diventa addirittura secondaria l’importanza storica di questo disco, con il quale praticamente nasce il jazz modale che sarà una importantissima base per tutto il jazz a venire.

Francesco Soliani – jazzer.it







Personnel: Miles Davis (trumpet); Cannonball Adderley (alto saxophone); Paul Chambers (double bass); John Coltrane (tenor saxophone); Wynton Kelly, Bill Evans (piano); Jimmy Cobb (drums).



Track List: 1. So What 2. Freddie Freeloader 3. Blue In Green 4. All Blues 5. Flamenco Sketches 6. Flamenco Sketches (Alternate Take) 




Spoiler :
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Legacy Edition 2cd
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Nel 1955 Davis mette insieme quello che sarà il suo primo fenomenale quintetto che, pur destinato ad una vita abbastanza breve, scriverà delle pagine splendide nella storia del jazz e sarà il trampolino di lancio di un genio assoluto qual era John Coltrane. La scelta su quale disco rappresenti al meglio il quintetto non è facile vista la altissima qualità delle registrazioni; le mie preferenze vanno a questo Workin’ che come i gemelli (peraltro altrettanto ottimi) proviene da due session-fiume del 11/05/56 e del 26/10/56 con i brani registrati tutti alla prima take. Brani salienti del disco sono in apertura una liricissima versione di It never entered in my mind con un dialogo serrato tra il pianoforte di Garland e la tromba con sordina di Davis dove il pathos è quasi tangibile, Ahmad’s blues – scritta da Ahmad Jamal che Davis ha più volte indicato come il miglior pianista di sempre – suonata in maniera eccelsa dalla sola sezione ritmica, Trane’s blues blues assolutamente trasversale e Half Nelson un classico del bop scritto da Davis probabilmente riferendosi a Parker


Francesco Soliani – jazzer.it










Miles Davis Quintet: Miles Davis (trumpet); John Coltrane (tenor saxophone); Red Garland (piano); Paul Chambers (acoustic bass); Philly Joe Jones (drums)






Track List
1. It Never Entered My Mind
2. Four
3. In Your Own Sweet Way
4. Theme, The - (take 1)
5. Trane's Blues
6. Ahmad's Blues
7. Half Nelson
8. Theme, The - (take 2)


Spoiler :
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“Walkin’” è un album fondamentale nella discografia di Miles Davis. Il è frutto di due sessioni di registrazione piuttosto diverse. La prima sessione (che è in realtà la seconda in ordine cronologico) hanno portato solo due tracce, anche se erano abbastanza lunghe da riempire un lato di un LP. L’altra sessione ha invece prodotto quattro titoli, tre dei quali ("Solar", "You Don't Know What Love Is" e "I'll Remember April") sono stati originariamente pubblicati su un LP dieci pollici. Queste registrazioni sono state effettuate agli inizi dell'era degli LP e molti album di quel periodo erano pubblicati su dischi da 10 pollici. Quando la dimensione regolare per un disco divenne quella da 12 pollici, fu presa la decisione di abbinare entrambe le sessioni per l'album ormai classico Walkin '. Tuttavia, "I'll Remember April", era ormai troppo lunga, è fu dunque sostituita con il più breve "Love Me or Leave Me".





Tracks

1. Walkin'
2. Blue 'N' Boogie
3. Solar
4. You Don't Know What Love Is
5. Love Me Or Leave Me



Spoiler :
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Il passaggio definitivo dal bebop ad uno nuovo stile più morbido chiamato cool jazz, quello che influenzerà in avanti tutta la scena jazzistica californiana, anche se il vero successore del bebop sarà l’hard bop suonato dai jazzmen neri di New York. E’ una piccola orchestra, una “ nine-piece band “ riunita per l’occorrenza da Miles Davis ( proveniente dalla bebop band di Charlie Parker ) a sancire l’affermazione del cool jazz, ovvero la strada più soft del bebop e la sua rifinitura stilistica dove gli strumenti dovevano suonare come una voce umana. Non è la “ nascita del cool “ come dice il titolo, in quanto questo movimento , che durerà un arco temporale relativamente breve nel jazz moderno ( 1947 – 1953 ) , ma esprimerà lavori ed artisti straordinari, era un mondo musicale frequentato già da alcuni anni da musicisti perlopiù bianchi. Il precursore sin dal 1945 fu Lennie Tristano con i suoi allievi tra cui Lee Konitz che ritroviamo anche qui, poi Jimmy Giuffre che alla fine del 1947 rivoluzionò l’orchestra di Woody Herman con la leggendaria “ Four Brothers “ con le voci accostate di quattro sassofoni. Altri personaggi chiave furono Paul Desmond , Art Pepper, Dave Brubeck e Stan Getz. All’interno di questo innovativo movimento si inserisce con autorevolezza il nero Miles Davis con questo “ Birth Of The Cool “. Dodici esecuzioni di rilassante bellezza , molto impegnative sia sul piano solistico che in quello delle partiture d’assieme in quanto era quasi tutto pianificato con partiture scritte. Sono tre sessioni : 21 gennaio - 22 aprile del 1949 e 9 marzo del 1950 a New York, studi della Capitol, i musicisti fissi alle partecipazioni furono John Barber, Gerry Mulligan, Lee Konitz ed ovviamente Davis. Gli altri strumentisti che si avvicendarono nelle tre sedute erano Kai Winding, Max Roach, Kenny Clarke , J.J. Johnson e l’insolita presenza del corno suonato da Juinior Collins, Gunther Schuller e Sandy Siegelstein oltre la tuba fissa di John Barber. Un po’ come fosse un complesso cameristico. Miles Davis in qualità di bandleader Davis affidò gli arrangiamenti al pianista Gil Evans, al sassofonista Gerry Mulligan e a John Lewis futuro leader del Modern Jazz Quartet , i quali svolgevano anche il ruolo di solisti insieme al sax alto di Lee Konitz . Questo disco è la magica seduzione del suono e delle sue sfumature dove la metrica in quattro tempi viene messa in discussione così come le tradizionali otto battute ( ascoltare il sax baritono di Mulligan ). Sono gli inserti legati al mondo musicale classico, a queli dello stile contrappuntistico e della polifonia. Tutto si svolge in un magico “ torpore “, in ovattate atmosfere di eleganza distaccata. Dodici pietre miliari con il grande apporto compositivo di Mulligan che firma “ Jeru “ , “ Venus De Milo “ e “ Rocker “, mentre Davis è autore di “ Boplicity “ con lo pseudonimo di Cleo Henry che era la madre di Miles, “ Deception “ scritta insieme a Gil Evans e “ Budo “ composta tempo addietro con Bud Powell.

Mauro Ronconi





Personnel: Miles Davis (trumpet); (Gil Evans) (arranger); Lee Konitz (alto saxophone); Gerry Mulligan (baritone saxophone, arranger); Gunther Schuller (French horn); J.J. Johnson, Kai Winding (trombone); John Barber (tuba); John Lewis (piano, arranger); Al Haig (piano); Al McKibbon, Joe Shulman, Nelson Boyd (bass); Kenny Clarke, Max Roach (drums).

Tracks: 1. Move / 2. Jeru / 3. Moon Dreams / 4. Venus de Milo / 5. Budo / 6. Deception / 7. Godchild / 8. Boplicity / 9. Rocker / 10. Israel / 11. Rouge / 12. Darn That Dream (voc, Kenny Hagood)


Spoiler :
mp3@320kbps
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