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Assieme con Coleman Hawkins Lester Young è stato uno dei grandi precursori ed innovatori del sax; personaggio anticonvenzionale per eccellenza, Young (detto “Pres”, ovvero “President”) aveva una concezione del tutto particolare nel suonare il suo strumento. In contrapposizione proprio ad Hawkins e al suo approccio “muscolare”, il saxofonista del Mississippi presentava un suono etereo e penetrante, sommessamente lirico senza fare ricorso al vibrato; le sue note erano libere da gabbie armoniche e le sue lunghe frasi erano un continuo gioco con il silenzio. In questo disco è possibile ascoltare il sax rarefatto di Young in contrapposizione al densissimo pianoforte di Oscar Peterson in un continuo affascinante gioco di vuoti e pieni. Splendide le ballad come On the sunny side of the street o I can’t give you anything but love, memorabile Tea for two con gli assoli, oltre che di Pres, di Peterson e dell’ottimo Barney Kessel.

Francesco Soliani – jazzer.it








Personnel: Lester Young (vocals, tenor saxophone); Oscar Peterson (piano); Barney Kessel (guitar); Ray Brown (bass); J. C. Heard (drums). Tracks: 1 Ad Lib Blues 2 I Can't Get Started 3 Just You, Just 4 Almost Like Being in Love 5 Tea for Two 6 There Will Never Be Another You 7 Indiana, (Back Home Again in) 8 On The Sunny Side Of The Street 9 Stardust 10 I'm Confessin' 11 I Can't Give You Anything But Love 12 These Foolish Things 13 Two To Tango (It Takes) / Two To Tango (It Takes)
Spoiler :
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Benny Golson è conosciuto soprattutto per alcuni suoi temi degli anni '50, legati perlopiù allo storico repertorio dei Jazz Messengers. Solisticamente si tende a sottovalutarlo, già ai tempi del Jazztet il confronto su questo piano lo vinceva Art Farmer: eppure sarebbe sbaglaito considerarlo un personaggio di secondo piano. Golson pur non essendo stato un innovatore da seguire, o un solista dalla spiccata personalità, è riuscito ugualmente con il suo sassofono dal tono caldo e seducente a lasciare un'impronta nell'universo del jazz. Queste sessioni   sono tra gli esempi più rappresentativi dei suoi primi lavori. Di particolare interesse è una delle sue versioni di "Whisper Not" uno dei brani più eseguiti del jazz.L’album vede la partecipazione di Art Farmer, Wynton Kelly, Paul Chambers, Charles Persip, Gigi Gryce, Sahib Shihab, James Cleveland e Julius Watkins.




Whisper Not





Personnel: Benny Golson (tenor saxophone); Gigi Gryce (alto saxophone); Sahib Shihab (baritone saxophone); Art Farmer (trumpet); Julius Watkins (French horn); James Cleveland (trombone); Wynton Kelly (piano); Paul Chambers (bass); Charlie Persip (drums).

Tracks:
1. Something in B flat
2. Whisper Not
3. Step Lightly
4. Just by Myself
5. Blues It
6. You're Mine You
7. Capri
8. B.G.'s Holiday






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mp3 @320
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pass: ruskaval
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Anche se Coleman non fu soddisfatto appieno del risultato finale di questo disco, in quanto non ebbe nemmeno il tempo di provare con l’orchestra se non dopo alcune brevi messe a punto, questo album è una pietra miliare dell’improvvisazione e della musica moderna in generale. Lui, che cercava sempre di far qualcosa di diverso con incisioni curatissime e dai titoli avveniristici come “ Change Of The Century” ( Il cambiamento del secolo ), “ Shape Of Jazz To Come “ ( La forma del jazz che verrà ) oppure “ Something Else “ ( Qualcos’altro ) fatto entrare in fretta e furia in uno studio di registrazione con il tempo contato per metter in pratica quel credo sul quale ha costruito l’intero suo sistema musicale chiamato “ harmolodic system “. Con questo sistema il musicista pone sullo stesso piano le relazioni tra melodia, ritmo e armonia, elementi che in altre musiche non sono mai paritari, uno ha sempre la meglio sugli altri. Coleman cerca di parificarli andando all’essenza del materiale musicale, contemplando il tutto e non privilegiandone solo un aspetto. In questo modo, ritmo, melodia e armonia si allineano e si sviluppano contemporaneamente secondo l’intenzione più adatta a quel momento. Il musicista spiega il perché non si deve modificare un certo approccio secondo accordi predeterminati, secondo tonalità o una chiave. L’intonazione deve essere un fatto naturale, non fatto preordinato. Perché devi leggere in chiave di sol? Devi leggere secondo il desiderio del momento, in modo che l’approccio sia spontaneo, avvicinarti alla musica secondo la tua chiave naturale, solo così si potrà improvvisare spontaneamente. “ Skies Of America “ si sviluppa su questi concetti. 21 movimenti in cui l’improvvisazione diventa composizione istantanea, ovvero autentica improvvisazione naturale. La London Symphony Orchestra che segue le traiettorie del suo sax contralto, mentre la batteria in completa libertà ritmica sottolinea il polso di una fase nuova, nonostante certi sapori che potrebbero far pensare, per il cozzarsi di frasi diverse, alle composizioni di Charles Ives e Bèla Bartòk. L’aggressiva “ The Silver Screen “, le emozionanti “ Love Life “ e “ Sunday in America “ o la bellezza di “ The Men Who Live In The White House “ sono caposaldi di un sistema musicale tra i più intelligenti ed originali nella storia della musica contemporanea.

Mauro Ronconi






Personnel: Ornette Coleman (alto saxophone); David Measham (conductor); London Symphony Orchestra.

Tracks: 1. Skies of America 2. Native Americans 3. Good Life, The 4. Birthdays and Funerals 5. Dreams 6. Sounds of Sculpture 7. Holiday for Heroes 8. All of My Life 9. Dancers 10. Soul Within Woman, The 11. Artists in America, The 12. New Anthem, The 13. Place in Space 14. Foreigner in a Free Land 15. Silver Screen 16. Poetry 17. Men Who Live in the White House, The 18. Love Life 19. Military, The 20. Jam Session 21. Sunday in America



Spoiler :
mp3 320
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Sebbene sia sempre rimasto nel profondo un musicista bebop, Gordon aveva dentro di se‚ le qualità e le capacità per spingersi su altri terreni; se non lo fece quasi mai, ciò si deve al suo carattere di musicista anti-intellettuale, che non concepisce la musica come ricerca e come sforzo. Così, un brano come Modal Mood compare isolato nella sua produzione, e ci giunge come una completa sorpresa.

Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)







Modal Mood



Personnel
Dexter Gordon - tenor saxophone
Kenny Drew - piano
Paul Chambers - bass
Philly Joe Jones - drums


Tracks
1 "Soul Sister"
2 "Modal Mood"
3 "I Want More"
4 "The End of a Love Affair"
5 "Clear the Dex" 
6 "Ernie's Tune"
7 "Smile" 
8 "Landslide"




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La discografia di Mobley è confinata in ambiti di tempo, luogo e stile assai ristretti. Tutti i suoi dischi sono inni all'estetica nera dell'hard bop, con una lieve evoluzione nel tempo verso il modalismo. Ma sono anche tutti dischi di solido e positivo artigianato, in cui non si toccano le vette del sublime, ma si è costantemente investiti da un fiotto di musica piena di energia e convinzione.

Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)





High Voltage





Personnel: Hank Mobley (tenor saxophone); Hank Mobley; Jackie McLean (alto saxophone); Bob Cranshaw (double bass); Billy Higgins (drums); Blue Mitchell (trumpet); John Hicks (piano).

Tracks:
1 High Voltage
2 Two And One
3 No More Goodbys
4 Advance Notion
5 Bossa de Luxe
6 Flirty Gerty




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Dopo il successo di “Our Man In Paris” con Bud Powell (pianoforte), Pierre Michelot (basso) e Kenny Clarke (batteria), Dexter Gordon, dall'esilio parigino, concede il bis con "One Flight Up". Per l'occasione recluta Donald Byrd (tromba) Kenny Drew (piano) Art Taylor (batteria) e il giovane contrabbassista danese Niels-Henning Ørsted Pedersen (18 anni), conosciuto semplicemente come NHØP . Tra le  quattro splendide tracce che compongono l'album, spicca tra tutte la bellissima Tanya, una composizione di Donald Byrd.








Tanya





Personnel:
Donald Byrd (trumpet)
Dexter Gordon (tenor sax)
Kenny Drew (Piano)
Niels-Henning Orsted Pedersen (bass)
Art Taylor (drums)

Tracks:
Tanya, Coppin’ The Haven, Darn That Dream, Kong Neptune



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Uno dei capolavori del movimento free-jazz. Il primo album registrato da Sanders dopo la morte del suo maestro John Coltrane a cui collaborano fra gli altri Lonnie Liston Smith, ex pianista di Gato Barbieri e il cantante e percussionista Leon Thomas che in seguito farà parte della band di Carlos Santana. Nato nel 1940 a Little Rock, Arkansas, Farrell Sanders inizia a studiare pianoforte , clarino e batteria per poi dedicarsi al sax tenore con il quale comincia a suonare con dei gruppi all’Università di Oakland. Dopo qualche anno si trasferì a New York e grazie all’interessamento di Don Cherry ottenne il suo primo ingaggio da professionista. Lì conobbe prima Sun Ra, con il quale lavorò a stretto contatto ( fu lui a soprannominarlo “ Pharoah “ cioè il “ Faraone “ ) e poi John Coltrane, la sua influenza musicale più importante , suonando nei suoi dischi di sperimentazione free-jazz " Ascension " e " Meditations ". Musicista geniale, estroso e creativo , Sanders realizzò due dischi “ Pharoah “ e “ Tauhid “, quest’ultimo considerato la sua vera opera prima , lavoro dove metteva in risalto l’interesse per la religione Hindu e le divinità egiziane. Musica coraggiosa diretta conseguenza del misticismo e la spiritualità dei lavori di Coltrane. Era il tempo che l’artista dichiarava : “ Più cerco dentro di me e più posso conoscere ciò che io sono e quali sono le radici dell’esistenza, perché Dio è uomo e perché l’uomo è Dio ”. L’autentico momento di partenza di questi concetti è “ Karma “, un viaggio di magnifico free-jazz o come coniato al tempo di spiritual-jazz costruito su due composizioni ” The Creator Has A Master Plan “ e “ Colors “, ma soprattutto la prima con le liriche di Leon Thomas, è una pietra miliare di musicalità libera dove il senso del ritmo e della melodia dell’artista viene intervallato da suoni frenetici, assolo di sax infuocati, il pianoforte di Liston Smith nervoso ed ammaliante. Sono quasi 33 minuti di sofferenza, di travaglio interiore, esplosioni di suoni, oasi di tranquillità e speranza, in un climax misterioso, spirituale, quasi insostenibile . Canta Thomas : " C’era una volta, quando la pace era sulla terra e le gioia e la felicità regnavano. Ogni uomo conosceva il suo valore. Nel mio cuore come desidero ardentemente il ritorno di quello spirito; e piango, mentre il tempo vola. C’è un posto dove l’amore splende in continuazione, e l’arcobaleno è l’ombra di una presenza divina, e il calore del suo amore illumina il cielo, e libera. Vieni con me, non ti accorgi. Il Creatore ha un piano supremo: pace e felicità per ogni uomo. Il Creatore ha fatto una sola preghiera: felicità su tutta la terra. “ E il sax suona con calma poi con impeto, l’assolo di flauto e le percussioni sono un magico fluire e rifluire, poi il piano si allarga melodioso e il basso determina il tempo e queste parole si spargono nell’aria. Questa composizione diventerà uno standand del jazz ripresa felicemente da gente come Don Cherry e Louis Armstrong. La seguente “ Colors “ con il contrabbasso di Ron Carter sono 5 minuti di meditazione, di pace, di liberazione e non poteva essere altrimenti, dopo aver ascoltato le suggestioni visionarie e cosmiche di quelle urla verso il cielo dove la risposta è solo nel cielo.

Mauro Ronconi





Track listing: 1. "The Creator Has a Master Plan" Part 1(Sanders, Thomas) 2. "The Creator Has a Master Plan" Part 2(Sanders, Thomas) 3. "Colors" (Sanders, Thomas)

Personnel: * Pharoah Sanders - Sax (Tenor) * Leon Thomas - Percussion / Vocals * Julius Watkins - French Horn * James Spaulding - Flute (on track 1) * Lonnie Liston Smith - Piano * Reggie Workman - Bass * Richard Davis - Bass (on track 1) * Ron Carter - Bass (on track 3) * Billy Hart - Drums (on track 1) * Freddie Waits - Drums (on track 3) * Nathaniel Bettis - Percussion (on track 1)




Spoiler :
vinyl rip flac
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Registrato in un sol giorno (26 gennaio 1968), questo lavoro è il simbolo del movimento free al bivio che rischia, da un momento all’altro, di cacciarsi in un vicolo cieco. Sheep guarda al jazz di cui ha sorpassato la definizione ingaggiando elementi cosmopoliti come Don Cherry e Sun Ra. Un chiaro segno dell’urgenza di rinnovamento improntata su lucidità di fraseggio e freschezza inventiva supportata da un nucleo di musicisti come Ron Carter, Roy Haynes e Jimmy Owens su tutti, che assecondano le imprevedibili esecuzioni del suo sax tenore. […] The Way Ahead ha un’opposta concezione di fondo: musica che si evolve sulle basi del passato senza cancellarlo, ma sviluppandolo. Fondamentale mediazione per un restauro.


1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro
Ronconi/Arcana


Fiesta





Personnel: Archie Shepp (tenor saxophone); Charles Davis (baritone saxophone); Jimmy Owens (trumpet); Grachan Moncur III (trombone); Walter Davis Jr., Dave Burrell (piano); Ron Carter, Walter Booker (bass); Beaver Harris, Roy Haynes (drums


Tracks:
01. Damn If I Know (The Stroller)
02. Frankenstein
03. Fiesta
04. Sophisticated Lady




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Il sassofonista Julial Edwin Adderley,  devoto “ parkeriano “  e fratello del più famoso Nat,   maturò la propria espressività jazzistica nei gruppi di Miles Davis e , a partire dagli anni cinquanta, pubblicò numerosi dischi da solita molto validi avvalendosi delle importanti collaborazioni del fratello, di Bobby Timmons, Yusef Lateef , Joe Zawinul.  Julian fu soprannominato dapprima “ Cannibal “ perché vinse una sfida in un bar ingurgitando svariati piatti di lardo , uova, altro ancora. Poi però il soprannome fu tramutato in “ Cannonball “ in quanto quell’appetito insaziabile l’aveva nel tempo fatto così ingrassare da assomigliare ad una “ palla “ . Per la cronaca il sassofonista prese anche un altro soprannome, quello di “ Cannonbird “ in onore al suo mito Charlie Parker. Questo lavoro è stato il suo più fortunato a livello commerciale ed ha una storia particolare. Il “ Club De Lisa “ era uno storico locale di Chicago,  punto di riferimento per almeno trent’anni di tutto il jazz americano. In quel posto,  promosso e animato dal dee Jay E. Rodney Jones , l’altosassofonista di Tampa suonava il suo jazz caldo,  esuberante e comunicativo con il suo quintetto che vedeva al pianoforte il nuovo entrato l’austriaco Joe Zawinul. Nell’estate del 1966 Adderley registrò lì  una serie di scintillanti brani , tra cui “ Fun “, “ Sticks “ e soprattutto “ Mercy, Mercy, Mercy “ di Zawinul, con un sound strepitoso dove il jazz si stemperava magistralmente con altri elementi della musica nera come il soul, il gospel e il blues. Tornati a Los Angeles con le registrazioni, constatarono però che in quel disco dal vivo che doveva essere l’omaggio al mitico locale vi era poca partecipazione da parte del pubblico, poca reattività e così , sotto la direzione del produttore David Axelrod, registrarono nell’immensa hall degli studi Capitol, adibita per l’occasione in una sala da concerto, le nuove incisioni, stavolta supportate da un audience appassionata , festosa, trascinata dalle presentazioni del solito E. Rodney Jones. E' un lavoro di grande importanza testimone di un periodo dove i jazzmen si propongono come autori del repertorio lasciandosi alle spalle le improvvisiazioni sui giri armonici degli standard di Tin Pan Alley. Un giusto connubio tra fruibilità e tecnica per sei tracce di modern jazz così efficace e trascinante capace di arrivare al grande pubblico del mainstream.

Mauro Ronconi






Musicians: Cannonball Adderley (alto sax), Nat Adderley (cornet), Joe Zawinul (electric piano), Victor Gaskin (bass), Roy McCurdy (drums). Composed by Joe Zawinul.

Tracks: 1. Fun 2. Games 3. Mercy, Mercy, Mercy 4. Sticks 5. Hippodelphia 6. Sack O' Woe




Spoiler :
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Opera infernale e celestiale, segna il punto di rottura del quartetto Coltrane, da cui Tyner ed Elvin Jones si staccarono subito dopo, gettando la spugna. Se si ha il coraggio di oltrepassare il paesaggio sonoro da fantascienza dei primi minuti - un diluvio di fischi e tambureggiamenti in cui nessun essere umano parrebbe potersi addentrare senza timore - si affronta un viaggio tra visioni sulfuree, urlanti, arroventate, e visioni cristalline, mormoranti, fresche e rigeneratrici. Coltrane costruì l'opera come un collage di cinque composizioni distinte, in cui le opposte polarità si alternano in modo sconcertante ma sagacemente pianificato; e i suoi assolo sono di una semplicità ascetica.

Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)



Serenity




Personnel: John Coltrane (tenor saxophone, percussion); Pharoah Sanders (tenor saxophone, tambourine, bells); McCoy Tyner (piano); Jimmy Garrison (acoustic bass); Elvin Jones, Rashied Ali (drums).

Tracklist
01. The Father and The Son and The Holy Ghost
02. Compassion
03. Love
04. Consequences
05. Serenity



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Grazie a John Coltrane nel 1964 Sheep ottiene un contratto con la Impulse. Con questa label il sassofonista registrerà due lavori, “ Fire Music “ e “ New Thing At Newport “ insieme al vibrafonista Bobby Hutcherson. In quel periodo la negritudine e l’africanismo sono le parole chiave negli ambienti jazz, tanto che i grandi protagonisti come Max Roach, Charles Mingus, i Jazz Messengers, Cecil Taylor, John Coltrane in un modo e nell’altro guardano all’Africa realizzando dischi che diventano il primo appoggio alla cosiddetta “ black revolution “. Nasce una linea di sviluppo nella quale si identifica presto la riscoperta e la “ purificazione “ della cultura africana… Archie Sheep con questo disco assurge immediatamente a protagonista di questo movimento che non aveva precedenti perché mai la musica era stata così prossima all’ideologia come all’interno di questo fenomeno. Così, nel momento più infuocato del free, quando imperversava la fascinazione psichedelica e l’influenza del nazionalismo afro-americano, il sassofonista sintetizza in “ Fire Music “ quello che andava sperimentando da anni nella sua vita : dall’impegno politico alla lotta sociale, dal gusto per il recitativo ai suoi amori jazzistici per Ben Webster e Duke Ellington, fino allo sberleffo verso un certo tipo di musica sudamericana che andava per la maggiore. La composizione più emblematica e articolata del disco è “ Hambone “, che si apre con un tempo cadenzato segnato dal contrabbasso su cui si dipana, in discordanza ritmica, un corale di fiati dal vocalizzo atonale. Ad un certo punto la musica si ferma; quindi riparte con una frase di quattro battute che ricorrerà per tutto il brano e che dà il via a un altro più complesso fraseggio ( sempre a quattro voci ) dopo il quale il brano ricomincia. Il primo assolo è quello di Ted Curson, mentre in sottofondo gli altri strumenti oscillano e ripetono una frase tra il 7/4 e 5/4. Un assolo lirico, acido che si scioglie in un passaggio ritmico libero. I tempi si fanno r&b a sostenere il sax alto di Marlon Brown e il trombone di Joseph Orange. E’ un affresco ricco di trovate, di carica emotiva da togliere il fiato. Una musica “ cattiva “, carica di violenza sonora, ribelle come il solo di Sheep che urla selvaggiamente in un clima tribale di esaltazione collettiva fino a spegnersi, ma soltanto per tornare al corale dell’inizio. “ Los Olivados “ ( significa “ I Dimenticati “ ) prende il titolo di un film di Bunuel che alterna sequenze ritmiche lentissime ad altre velocissime con frasi dal taglio tipicamente bop, eseguite volutamente “ fuori tempo “ ad affermare l’importanza dell’improvvisazione collettiva. “ Malcom, Malcom, Semper Malcom “ era in origine una lunga session intitolata “ The Funeral “ scritta per sax alto e dedicata a Edgar Meavers, un altro leader del Black Power. Quando Malcom X viene assassinato, Sheep riscrive il brano adattandolo per sax tenore. Il pezzo inizia con il leader che recita una sua poesia e prosegue in un contesto sonoro dai toni dolenti, funebri. Qui gli intenti rivoluzionari trovano una particolare forma di sublimazione. Un brano che ha un legame strettissimo con il processo evolutivo del Black Power, il quale proponeva in termini molto duri il riscatto e il recupero della negritudine come momento emergente ed esaltante dell’identità umana…Qualcuno insinuò – a torto – un rapporto di amore-odio di Sheep nei confronti di Duke Ellington, in quanto il “ Duca “ veniva percepito dai militanti più radicali come il classico nero asservito completamente dall’industria e al sistema dei bianchi. Ma non era affatto così. Il sassofonista nutriva infatti un profondo rispetto per la musica ellingtoniana e “ Prelude To A Kiss “ – uno dei suoi temi più celebri – viene offerto qui in una versione lenta, languida, affettuosa, densa di invenzioni solistiche. E’ lo stesso Sheep ad affermare : “ Ho scelto questa composizione perché in fondo sono un sentimentale. Duke ha scritto alcune delle più belle ballad in America e spesso mi ispiro a lui “. L’album si chiude con la parodia di “ The Girl From Ipanema “. La famosa composizione di Jobim, che era l’hit discografico del momento, diventa una canovaccio su cui opera il musicista giocando la carta di un caleidoscopio di trovate sul tema, elaborato secondo una prospettiva quasi mingusiana: lo scopo è di stravolgere la cosiddetta musica commerciale sino a renderla sgradevole, grottesca, quasi inascoltabile. Dopo questo lavoro, Sheep si ritrovò ovviamente fuori da certi circuiti di consumo, ma si guadagna l’ammirazione dei musicisti più colti ed eruditi. “ Fire Music “ resta ancora oggi un album emblematico, concomitante con un processo evolutivo legato alla musica come ideologia. Il riscatto e il recupero della negritudine sono visti come un momento chiave dell’identità e sottolineano la necessità della protesta, quella che Antonio Gramsci chiamò “ capacità di odiare “ nel nome più inviolabile dei diritti: farsi uomini e riconoscersi. A tale proposito rimane storica una dichiarazione di Sheep : “ Io sono un artista antifascista. La mia musica è funzionale. Io suono la mia morte per mano vostra. Io esulto perché vivo a vostro dispetto. Do una parte di tutto questo a voi ogni volta che mi ascoltate, il che attualmente non succede mai. La mia musica è per il popolo. Se sei un borghese, allora devi ascoltarla secondo i miei termini…

1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/ Ronconi Mauro/ Arcana





Tracks:
1. Hambone 12:05
2. Los Olvidados 8:36
3. Malcolm, Malcolm, Semper Malcolm 4:40
4. Prelude to a Kiss 4:41
5. The Girl from Ipanema 8:18
6. Hambone [live] 11:52

Personnel:
Archie Shepp - Sax (Tenor)
Marion Brown - Sax (Alto)
Fred Pirtle - Sax (Baritone)
Ted Curson - Trumpet
Virgil Jones - Trumpet
Joseph Orange - Trombone
Ashley Fennell - Trombone
Reggie Johnson - Bass
David Izenzon - Bass
Joe Chambers - Drums
J.C. Moses - Drums
Roger Blank - Drums
Rudy Van Gelder - Engineer



Spoiler :
mp3 320kbps
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"Ascension" è il disco della svolta definitiva, Coltrane abbraccia completamente gli stilemi del free jazz e per l'occasione riunisce attorno al suo storico quartetto (McCoy Tyner, Elvin Jones, Jimmy Garrison), alcuni dei musicisti più importanti dell'avanguardia jazz (Eric Dolphy, Freddie Hubbard, Archie Shepp, Pharoah Sanders, Marion Brown, John Tchicai e altri).

Ha scritto Arrigo Polillo: "Come aveva già fatto Coleman per Free Jazz, egli [Coltrane, N.d.R.] concepì la sua opera-esecuzione-rito come una serie di assoli liberamente improvvisati, raccordati fra loro da passaggi d'assieme preordinati; questi ultimi sono basati su accordi, però opzionali, mentre altre parti sono atonali. La giustapposizione di idee tonali a passaggi atonali, le sovrapposizioni di brandelli melodici a uno sfondo informale, magmatico, ribollente, la grande tensione dei gridanti assoli e il contrasto di questi con la polifonia collettiva, e infine il tempo veloce concorrono a creare un clima di grande eccitazione. Durante la registrazione - assicura chi c'era - le persone presenti in studio non poterono trattenersi dal gridare"[1].


[1] Arrigo Polillo, Jazz. La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana, Mondadori, Milano 2009, pag. 736.


Ascension [Edition II]



Personnel: John Coltrane (tenor saxophone); John Tchicai, Marion Brown (alto saxophone); Freddie Hubbard (tenor saxophone, trumpet); Pharoah Sanders, Archie Shepp (tenor saxophone); Dewey Johnson (trumpet); McCoy Tyner (piano); Elvin Jones (drums).


Tracks:
1 Ascension [Edition II]
2 Ascension [Edition I]



Spoiler :
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La sconvolgente rivelazione di una musica che, in un colpo solo, fa tabula rasa di tutti i problemi, i dubbi, le strategie di ricerca: un salto, compiuto con animale spontaneità, verso un mondo nuovo, di reale libertà da tutto, anche dalle proprie opinioni. Il disco ricevette all'epoca recensioni scandalizzate (una da Kenny Dorham, che su Downbeat gli diede zero). Oggi non appare neppure più tanto sconvolgente, proprio perchè‚ ha fatto saltare un tappo incrostato, liberando gli spiriti e le menti di tante persone, incluse quelle che sono andate ancora più avanti.

Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)








Albert Ayler Trio: Albert Ayler (tenor saxophone); Gary Peacock (bass); Sunny Murray (drums).


Tracks:
1 First Variation
2 Wizard
3 Spirits
4 Second Variation



Spoiler :
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Primo e unico disco in studio inciso dalla coppia Getz/Evans, registrato per la Verve in due sessioni, il 5 e 6 maggio del 1964 (ma pubblicato solo nel 1973). Probabilmente Stan Getz e Bill Evans non erano pienamente soddisfatti del risultato ma, pur non essendo un capolavoro, il disco è godibilissimo con dei momenti memorabili come: nell’incisiva "My Heart Stood Still" e nell’elegante "Grandfather's Waltz", tutte e due provenienti dalla prima sessione con Richard Davis al contrabbasso, oppure nella bellissima "But Beautiful" registrata il giorno seguente, con Ron Carter al posto di Davis.




My Heart Stood Still





Personnel: Stan Getz (tenor saxophone); Bill Evans (piano); Ron Carter, Richard Davis (bass); Elvin Jones (drums).


Tracks:
1. "Night and Day" (Cole Porter)
2. "But Beautiful (Johnny Burke, Jimmy Van Heusen)
3. "Funkallero" (Bill Evans)
4. "My Heart Stood Still" (Lorenz Hart, Richard Rodgers)
5. "Melinda" (Burton Lane, Alan Jay Lerner)
6. "Grandfather's Waltz" (Lasse Farnlof, Gene Lees)
7. "Carpetbagger's Theme" (Elmer Bernstein)
8. "WNEW (Theme Song)" (Larry Green)
9. "My Heart Stood Still" [alternate take] (Hart, Rodgers)
10. "Grandfather's Waltz" [alternate take] (Farnlof, Lees)
11. "Night and Day" [alternate take] (Porter)


Spoiler :
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Un disco la cui descrizione verbale può suonare incredibile a chi non l'ha mai ascoltato. Rollins, sopra un sostegno armonico vago e ambiguo, chiama accanto a se‚ il suo maestro Coleman Hawkins: e Hawkins, in questo contesto d'avanguardia, gli ruba il centro della scena, sospingendolo - per distinguersi - verso scelte estreme: fischi, suoni raschianti, doppie note. Un esaltante dialogo attraverso le generazioni, sul senso stesso e sul destino del jazz.

Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)



Yesterdays




Personnel: Sonny Rollins, Coleman Hawkins (tenor saxophone); Don Cherry (trumpet); Paul Bley (piano); Bob Cranshaw, Henry Grimes (bass); Roy McCurdy, Billy Higgins (drums).


Tracks:
1. Yesterdays
2. All The Things You Are
3. Summertime
4. Just Friends
5. Lover Man
6. At McKies'



Spoiler :
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No, il titolo di questo disco non è Take Five ma Take Ten. Certamente questa dovrebbe essere presa come una chiara allusione che non fu Dave Brubeck ma Paul Desmond il compositore di quel best-seller che vendette milioni di copie. Durante la registrazione Jim Hall fu più che un sostituto per il piano, contribuì infatti ad un nuovo colore del sound del quartetto mutuando alcune influenze dalla bossa nova. I brani sono ariosi e facilmente fruibili e lasciano spazio alle idee dei solisti. Splendidi i tre brani 'Alone Together', 'Nancy' and 'The One I Love' i cui arrangiamenti creati ad hoc in studio dimostrano quanta familiarità si era stabilita tra i musicisti, quanto si ascoltavano l'un l'altro, si rispondevano e quanto mantenevano fluido il loro dialogo.



Take Ten




Personnel: Paul Desmond (alto saxophone); Jim Hall (guitar); Gene Cherico, Gene Wright (bass); Connie Kay (drums)

Tracks:
01. Take Ten
02. El Prince
03. Alone Together
04. Embarcadero
05. The Theme From Black Orpheus
06. Nancy
07. Samba De Orpheu
08. The One I Love Belongs To Somebody Else
09. Out Of Nowhere
10. Embarcadero (alternate take)
11. El Prince (alternate take)



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Johnny Griffin, Il "sassofonista più veloce del mondo", dimostra in questa incisione del 1957 che la sua reputazione è ben giustificata. Considerato da molti critici il suo capolavoro, "A Blowin' Session" è una delle più grandi jam session di hard bop che siano mai state registrate, ed è anche l'unica volta che Griffin incide insieme a John Coltrane. Il resto della formazione è completato dal terzo tenore Hank Mobley, il trombettista Lee Morgan, il pianista Wynton Kelly, il bassista Paul Chambers, e il batterista Art Blakey. Da segnalare, per la sorprendente velocità di esecuzione, la splendida e complessa "The Way You Look Tonight".




Personnel: Johnny Griffin (tenor saxophone); Hank Mobley, John Coltrane (tenor saxophone); Lee Morgan (trumpet); Wynton Kelly (piano); Art Blakey (drums).


Tracks: 1. Way You Look Tonight, The 2. Ball Bearings 3. All the Things You Are 4. Smoke Stack 5. Smoke Stack - (alternate take, bonus track)




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L’ultima grande svolta stilistica all'interno del jazz. Questo manifesto aggressivo e durissimo e stato l'elaborazione compiuta di una tecnica e di un linguaggio basato esclusivamente sulla libertà formale degli esecutori. É l'anarchia sonora che rompe con la tradizione dove l'unico elemento che vi resta agganciato indissolubilmente è la negritudine. Con Free Jazz, Coleman e il suo Double Quartet spezzano le regole e rompono definitivamente con il passato senza alcuna posizione di comodo creando un vero proclama della nuova cultura nera, alla ricerca del riscatto e delle sue aspirazioni. Sono 40 minuti leggendari dove, per la prima volta, otto musicisti cooperano in contrapposizione, improvvisando a turno i loro solos sotto la guida attenta di Coleman e con interludi prearrangiati, punti di riferimento per ulteriori slanci. [...] In Free Jazz, Ornette Coleman è il provocatore, il demistificatore che suscita mille perplessità ed insinua volutamente mille dubbi. Un monumento mitico a cominciare dal dipinto 'White Light' di Jackson Pollock in copertina.

1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro Ronconi/Arcana




Personnel: Ornette Coleman (alto saxophone); Eric Dolphy (bass clarinet); Don Cherry, Freddie Hubbard (trumpet); Charlie Haden, Scott LaFaro (bass); Billy Higgins, Ed Blackwell (drums)


Tracks: 1.Free Jazz 2.First Take






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Prima di partire per l'Europa (dove rimarrà per 15 anni), Dexter Gordon incide, nell'agosto del '62, due album per la Blue Note: "Go!" e due giorni più tardi "A Swingin 'Affair". È ampiamente risaputo che Gordon considerava "Go!" il suo album migliore; ad ascoltare l'iniziale esuberante "Cheese Cake" e subito dopo la splendida ballata "I Guess I'll Hang My Tears Out to Dry" si capisce immediatamente il perché.












Personnel: Dexter Gordon (tenor saxophone); Sonny Clark (piano); Butch Warren (bass); Billy Higgins (drums).


Tracks: 1. Cheese Cake 2. I Guess I'll Hang My Tears Out to Dry 3. Second Balcony Jump 4. Love for Sale 5. Where Are You? 6. Three O'Clock in the Morning



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Un supergruppo con Eric Dolphy, un giovane Freddie Hubbard, Paul Chambers, Bill Evans, Roy Haynes e George Barrow per un concentrato di umori e gioia espressiva. La fervida inventiva di Nelson – sassofonista e arrangiatore finissimo – si muove su un territorio di ricerca, recuperando e riattualizzando forme blues e gospel in chiave colta.


100 dischi ideali per capire il jazz / Mauro Ronconi / Editori Riuniti








Personnel: Oliver Nelson (alto & tenor saxophones); Eric Dolphy (alto saxophone, flute); George Barrow (baritone saxophone); Freddie Hubbard (trumpet); Bill Evans (piano); Paul Chambers (bass); Roy Haynes (drums)


Track List: 1. Stolen Moments 2. Hoe-Down 3. Cascades 4. Yearnin' 5. Butch and Butch 6. Teenie's Blues




Spoiler :
mp3@320kbps
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