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Chi pensa a Quincy Jones solo come all’autore di pop hits anni ’80 o come produttore dell'album più venduto della storia, Thriller di Michael Jackson, ascolti questo "This Is How I Feel About Jazz", l'album che ne segnò il debutto discografico. Troverà dell'ottimo jazz orchestrale (composto in parte dallo stesso Jones), impreziosito dalla presenza di musicisti del calibro di: Phil Woods, Hank Jones, Charlie Mingus, Art Farmer. A più di cinquant'anni dalla sua pubblicazione il disco rimane tuttora godibilissimo.





Walkin'



Tracks:
1 Walkin'
2 A Sleepin' Bee
3 Sermonette
4 Stockholm Sweetnin'
5 Evening in Paris
6 Boo's Bloos




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Con la dilagante popolarità della bossa nova negli anni '60, quasi tutti i musicisti jazz dell'epoca registrarono almeno un album di questo genere, ne furono contagiati Dizzy Gillespie, Sonny Rollins, Coleman Hawkins, Cannonball Adderley e neanche Miles Davis potè sottrarsi alla moda registrando con l'orchestra di Gil Evans una stupenda versione di Corcovado. Nel caso del Dave Brubeck Quartet il risultato fu migliore di molti altri, sia per il calibro dei musicisti che compongono il quartetto - Dave Brubeck, Paul Desmond, Eugene Wright e JoeMorello - sia per l’alta qualità delle composizioni. Il brano più conosciuto è la title track, ma anche "This Can't Be Love" e "The Trolley Song" sono eccellenti.



Bossa Nova USA



Personnel:
Dave Brubeck (piano)
Paul Desmond (alto sax)
Eugene Wright (bass)
Joe Morello (drums)

Tracks:
01. Bossa Nova USA
02. Vento Fresco (Cool Wind)
03. Trolley Song
04. Theme For June
05. Coracao Sensivel (Tender Heart)
06. Irmao Amigo (Brother Friend)
07. There'll Be No Tomorrow
08. Cantiga Nova Swing
09. Lamento
10. This Can't Be Love



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Quando sono state effettuate queste registrazioni, a cavallo tra il 1958 e il 1959, Chet Baker  le cui prime registrazioni risalgono al 1952  era ormai già diventato una stella del mondo del jazz. Aveva ottenuto una certa fama grazie alle sue collaborazioni con Gerry Mulligan, e poi con Russ Freeman e, per un breve periodo, con lo sfortunato Dick Twardzik. Proprio dopo la morte di Twardzik a causa di un'overdose alla fine del 1955, Baker ha aumentato il suo consumo di droga, diventandone ben presto schiavo. Gli effetti di questa sua dipendenza si sarebbero presto manifestati e lo avrebbero segnato per tutta la vita. Tuttavia, salvo rare eccezione, il suo modo di suonare e cantare Ë sempre stato geniale e toccante. L'album del 1958 intitolato CHET ci presenta un Baker (che non canta su nessuno dei brani) in una formazione per lui inusuale, accompagnato da altri grandi jazzisti con cui solo raramente avrebbe registrato in seguito: Herbie Mann, Pepper Adams, Kenny Burrell, Paul Chambers, Connie Kay, Philly Joe Jones, e il grande Bill Evans. 





Personnel:

Chet Baker - Trumpet
Pepper Adams - Baritone Sax
Herbie Mann - Flute
Kenny Burrell - Guitar
Bill Evans - Piano
Paul Chambers - Bass
Connie Kaye, Philly Joe Jones – Drums

Tracklist:

01. Alone Together
02. How High The Moon
03. It Never Entered My Mind
04. 'Tis Autumn
05. If You Could See Me Now
06. September Song
07. You'd Be So Nice To Come Home To
08. Time On My Hands (You In My Arms)
09. You And The Night And The Music
10. Early Morning Mood*

* Additional Track Not On Original LP Release



Spoiler :
Password: janwal46
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Il primo quartetto senza pianoforte di Gerry Mulligan, con Chet Baker alla tromba, Bobby Whitlock al contrabasso, poi rimpiazzato  da Carson Smith, e Chico Hamilton alla batteria, anch’egli sostituito in secondo momento da Larry Bunker. Non si era mai vista né ascoltata una cosa simile prima, ma l’idea di di non usare il pianoforte fu vincente, il sax baritono di Gerry Mulligan e la tromba di Chet Baker dialogano in maniera creativa dimostrando un’empatia incredibile e nello stesso tempo inventano assolo e suoni inauditi, accattivanti ed eleganti.

Tratto da Jazz 101 di Flavio Caprera 





Chet Baker (Trumpet), Chet Baker (Performer), Henry Grimes (Bass), Chico Hamilton (Drums), Gerry Mulligan (Sax (Baritone)), Gerry Mulligan (Performer), Dave Bailey (Drums), Larry Bunker (Drums), Michael Cuscuna (Producer), Michael Cuscuna (Liner Notes), Carson Smith (Bass), Dick Bock (Producer), Gerry Mulligan Quartet (Performer), Bobby Whitlock (Bass)


Tracks
1. Bernie's Tune
2. Nights at the Turntable
3. Freeway
4. Soft Shoe
5. Walkin' Shoes
6. Makin' Whoopee
7. Carson City Stage
8. My Old Flame
9. Love Me or Leave Me
10. Swing House
11. Jeru
12. Darn That Dream
13. I'm Beginning to See the Light
14. My Funny Valentine
15. Festive Minor



Spoiler :
mp3@256
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Un album nato sotto le peggiori premesse. Art Pepper, uno dei nomi di spicco del cool jazz californiano, venne a sapere della sessione solo la mattina stessa delle registrazioni; non suonava da un paio di settimane e il suo sax contralto era in pessime condizioni, come la sua salute minata dagli eccessi, e tra l'altro non conosceva i pezzi che avrebbe dovuto suonare. Lester Koenig, il presidente della Contemporary Records, non voleva lasciarsi sfuggire l'occasione: la sezione ritmica per antonomasia ("The Rhythm Section", con le maiuscole), ovvero quella del quintetto di Miles Davis con John Coltrane, nel gennaio del '57 si trovava a Los Angeles per una serie di concerti, e lui avrebbe finalmente potuto affiancare ad Art musicisti della stessa caratura, e documentare i risultati su disco di un incontro storico tra il cool della West Coast e l'hard bop newyorkese.E i risultati portarono semplicemente alla realizzazione del capolavoro di Art Pepper, l'album riconosciuto come il più rappresentativo, il più importante della sua carriera. Riguardo La Sezione Ritmica, stiamo parlando ovviamente di questi musicisti: Red Garland al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria, tre personaggi che diedero una bella spinta in avanti allo sviluppo della moderna concezione di interplay.I quattro capolavori Prestige del cosiddetto First Great Quintet di Davis, ovvero: "Cookin'", "Relaxin'", "Workin'" e "Steamin'", sono la più vivida testimonianza di questa affermazione, e sono pietre miliari del jazz.Per tutta la durata dell'album sono in evidenza le doti migliori di tutti quanti i partecipanti: il bellissimo timbro e il fraseggio di Art, elegante ma pungente, il tipico pianismo a "block chords" di Garland, lo swing e il solismo (eccezionale con l'archetto) di Chambers e la locomotiva ritmica di Jones, potente, sbuffante e sferragliante ma capace di delicatezza con spazzole e cimbali quando la situazione lo richiede.Uno dei momenti più alti del disco è sicuramente la traccia d'apertura, "You'd Be So Nice To Come Home To" di Cole Porter, dove Pepper suonando a orecchio fa di necessità virtù, e sprigiona una creatività e una spontaneità che sfocia in composizione istantanea di altissimo livello! Ogni nota è al posto giusto, il motore ritmico è a pieni giri e l'euforia del pezzo è contagiosa e rilassante. Un momento magico arriva al termine dell'introduzione, quando Jones passa alle bacchette e lo swing spicca il volo. Seguono i soli di ognuno e un altro momento magico, lo scambio di quarte da manuale tra sax e batteria.Ottima anche la rilettura di "Tin Tin Deo", famoso brano latino di Chano Pozo, arrangiata con intelligenza ed efficacia per renderne il ritmo ancora più trascinante, in grado di far muovere il corpo dell'ascoltatore dall'inizio alla fine. Pepper in questo brano (e in molti altri momenti del disco) sembra quasi un meraviglioso ibrido tra Charlie Parker e Paul Desmond, alternando nel suo assolo improvvise ed energiche accelerazioni a sofisticate raffinatezze lente e calme.Terza perla del disco la spericolata "Straight Life", una caotica cavalcata a rotta di collo che supera ogni ostacolo, vera lezione di maestria strumentale. Si noti l'ironia del titolo, che si potrebbe tradurre come "vita regolare", quella vita che Pepper non ebbe mai; a questo proposito si guardi la sua autobiografia, intitolata, guardacaso e con uguale sarcasmo, "Straight Life".Oltre queste tre punte di diamante, sono presenti anche "Imagination", bellissimo standard di Burke e Van Heusen, e due sentiti omaggi, una "Star Eyes" che ha lo sguardo rivolto al già citato Parker, che ne è stato il più grande interprete, e una "Birks Work" idealmente dedicata al suo compositore, Dizzy Gillespie.Momenti meno ispirati, ma comunque gradevoli e ben eseguiti, sono due piccoli blues composti in fretta e furia per l'occasione, "Red Pepper Blues" di Garland, in realtà una scopiazzatura abbastanza indecorosa della famosissima "Bag's Groove" di Milt Jackson, e "Waltz Me Blues", un innocuo valzerino di Pepper e Chambers. A quell'epoca in cinque ore scarse sfornavano un capolavoro, altri tempi davvero...

   







Track listing

"You'd Be So Nice to Come Home To" (Cole Porter) –5:30
"Red Pepper Blues" (Red Garland) –3:39
"Imagination" (Johnny Burke–Jimmy Van Heusen) –5:56
"Waltz Me Blues" (Paul Chambers–Art Pepper) –2:58
"Straight Life" (Art Pepper) –4:02
"Jazz Me Blues" (Delaney) –4:50
"Tin Tin Deo" (Fuller–Pozo) –7:42
"Star Eyes" (DePaul–Raye) –5:12
"Birks Works" (Dizzy Gillespie) –4:15
(Recorded on 19 January 1957.)


Personnel

Art Pepper — alto saxophone
Red Garland — piano
Paul Chambers — bass
Philly Joe Jones — drums











Spoiler :
FLAC | 24bit | 96Khz | Stereo | 907 Mb

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Meets_The_Rhythm_Section__1957__Contemporary_Records__S7532_.zip.001

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Il passaggio definitivo dal bebop ad uno nuovo stile più morbido chiamato cool jazz, quello che influenzerà in avanti tutta la scena jazzistica californiana, anche se il vero successore del bebop sarà l’hard bop suonato dai jazzmen neri di New York. E’ una piccola orchestra, una “ nine-piece band “ riunita per l’occorrenza da Miles Davis ( proveniente dalla bebop band di Charlie Parker ) a sancire l’affermazione del cool jazz, ovvero la strada più soft del bebop e la sua rifinitura stilistica dove gli strumenti dovevano suonare come una voce umana. Non è la “ nascita del cool “ come dice il titolo, in quanto questo movimento , che durerà un arco temporale relativamente breve nel jazz moderno ( 1947 – 1953 ) , ma esprimerà lavori ed artisti straordinari, era un mondo musicale frequentato già da alcuni anni da musicisti perlopiù bianchi. Il precursore sin dal 1945 fu Lennie Tristano con i suoi allievi tra cui Lee Konitz che ritroviamo anche qui, poi Jimmy Giuffre che alla fine del 1947 rivoluzionò l’orchestra di Woody Herman con la leggendaria “ Four Brothers “ con le voci accostate di quattro sassofoni. Altri personaggi chiave furono Paul Desmond , Art Pepper, Dave Brubeck e Stan Getz. All’interno di questo innovativo movimento si inserisce con autorevolezza il nero Miles Davis con questo “ Birth Of The Cool “. Dodici esecuzioni di rilassante bellezza , molto impegnative sia sul piano solistico che in quello delle partiture d’assieme in quanto era quasi tutto pianificato con partiture scritte. Sono tre sessioni : 21 gennaio - 22 aprile del 1949 e 9 marzo del 1950 a New York, studi della Capitol, i musicisti fissi alle partecipazioni furono John Barber, Gerry Mulligan, Lee Konitz ed ovviamente Davis. Gli altri strumentisti che si avvicendarono nelle tre sedute erano Kai Winding, Max Roach, Kenny Clarke , J.J. Johnson e l’insolita presenza del corno suonato da Juinior Collins, Gunther Schuller e Sandy Siegelstein oltre la tuba fissa di John Barber. Un po’ come fosse un complesso cameristico. Miles Davis in qualità di bandleader Davis affidò gli arrangiamenti al pianista Gil Evans, al sassofonista Gerry Mulligan e a John Lewis futuro leader del Modern Jazz Quartet , i quali svolgevano anche il ruolo di solisti insieme al sax alto di Lee Konitz . Questo disco è la magica seduzione del suono e delle sue sfumature dove la metrica in quattro tempi viene messa in discussione così come le tradizionali otto battute ( ascoltare il sax baritono di Mulligan ). Sono gli inserti legati al mondo musicale classico, a queli dello stile contrappuntistico e della polifonia. Tutto si svolge in un magico “ torpore “, in ovattate atmosfere di eleganza distaccata. Dodici pietre miliari con il grande apporto compositivo di Mulligan che firma “ Jeru “ , “ Venus De Milo “ e “ Rocker “, mentre Davis è autore di “ Boplicity “ con lo pseudonimo di Cleo Henry che era la madre di Miles, “ Deception “ scritta insieme a Gil Evans e “ Budo “ composta tempo addietro con Bud Powell.

Mauro Ronconi





Personnel: Miles Davis (trumpet); (Gil Evans) (arranger); Lee Konitz (alto saxophone); Gerry Mulligan (baritone saxophone, arranger); Gunther Schuller (French horn); J.J. Johnson, Kai Winding (trombone); John Barber (tuba); John Lewis (piano, arranger); Al Haig (piano); Al McKibbon, Joe Shulman, Nelson Boyd (bass); Kenny Clarke, Max Roach (drums).

Tracks: 1. Move / 2. Jeru / 3. Moon Dreams / 4. Venus de Milo / 5. Budo / 6. Deception / 7. Godchild / 8. Boplicity / 9. Rocker / 10. Israel / 11. Rouge / 12. Darn That Dream (voc, Kenny Hagood)


Spoiler :
mp3@320kbps
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La voce di Chet come categoria dello spirito, la tromba come poesia loquace e senza limiti. Con questo disco Baker si vestirà di un abito lussuoso in grado di placare qualsiasi appetito estetico dando vita a una delle immagini musicali più gradevoli e accattivanti degli ultimi decenni. una raccolta di standard dalle movenze rarefatte, dalle strutture delicate. Esecuzioni soffici e liquide dove si scopre che per Chet cantare  è quasi come respirare. [...] È qui che sfoggia l'irresistibile e vellutata poetica sonora. É qui che nasce la leggenda del timido ed emaciato ragazzo di Yale.






track list

1. That Old Feeling
2. It's Always You (Vocal)
3. Like Someone In Love (Vocal)
4. My Ideal 4:22
5. I've Never Been In Love Before (Vocal)
6. My Buddy (Vocal)
7. But Not For Me (Vocal)
8. Time After Time (Vocal) 
9. I Get Along Without You Very Well (Except Sometimes) (Vocal)
10. My Funny Valentine 
11. There Will Never Be Another You (Vocal)
12. The Thrill Is Gone (Vocal) 
13. I Fall In Love Too Easily (Vocal)
14. Look For The Silver Lining





Spoiler :
code:
Wave
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