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1959,
Bop,
Jazz,
Oscar Peterson,
Piano Jazz
http://www.egeamusic.com
personnel:
Oscar Peterson: piano
Ray Brown: bass
Ed Thigpen: drums
Tracklist
01. You Make Me Feel So Young
02. Come Dance With Me
03. Learnin The Blues
04. Witchcraft
05. The Tender Trap
06. Saturday Night (Is The Loneliest Night In The Week)
07. Just In Time
08. It Happened In Monterey
09. I Get A Kick Out Of You
10. All Of Me
11. Birth Of The Blues
12. How About You
Con l'introduzione degli LP a metà degli anni Cinquanta, il produttore Norman Granz ha caratterizzato il mondo del jazz con album basati sul lavoro dei più famosi autori americani. I più celebri tra questi songbooks sono state le serie realizzate da Ella Fitzgerald cantando Rodgers & Hart, Gershwin, Porter, ecc. I songbooks, tuttavia, non erano limitati alle performance vocali. Una splendido esempio è dato da questo album, “A Jazz Portrait of Frank Sinatra” in cui Oscar Peterson, affiancato da Ray Brown al contrabbasso e Ed Thigpen alla batteria, rende omaggio a uno dei suo idoli più amati.
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You Make Me Feel So Young
personnel:
Oscar Peterson: piano
Ray Brown: bass
Ed Thigpen: drums
Tracklist
01. You Make Me Feel So Young
02. Come Dance With Me
03. Learnin The Blues
04. Witchcraft
05. The Tender Trap
06. Saturday Night (Is The Loneliest Night In The Week)
07. Just In Time
08. It Happened In Monterey
09. I Get A Kick Out Of You
10. All Of Me
11. Birth Of The Blues
12. How About You
Spoiler :
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1959,
Curtis Fuller,
Hard Bop,
Jazz,
Trombone Jazz
La voce del trombone di Curtis Fuller è apparsa su molte pagine storiche del jazz, da Blue Train di John Coltrane a Mode For Joe di Joe Henderson e Bud! Di Bud Powell, attraversando formazioni come i Jazz Messengers, la big band di Dizzy Gillespie e il Jazztet fondato da Fuller insieme a Benny Golson e Art Farmer. Questa pubblicazione presenta il celeberrimo album Blues-ette, in questa registrazione il noto trombonista è accompagnato da altre leggende del jazz come il sassofonista Benny Golson e il pianista Tommy Flanagan
Five Spot After Dark
Personnel: Curtis Fuller (trombone); Benny Golson (tenor saxophone); Tommy Flanagan (piano); Jimmy Garrison (bass); Al Harewood (drums).
Tracks:
1. Five Spot After Dark
2. Undecided
3. Blues-Ette
4. Minor Vamp
5. Love, Your Spell Is Everywhere
6. Twelve-Inch
Five Spot After Dark
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Personnel: Curtis Fuller (trombone); Benny Golson (tenor saxophone); Tommy Flanagan (piano); Jimmy Garrison (bass); Al Harewood (drums).
Tracks:
1. Five Spot After Dark
2. Undecided
3. Blues-Ette
4. Minor Vamp
5. Love, Your Spell Is Everywhere
6. Twelve-Inch
Spoiler :
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1958,
1959,
Chet Baker,
Cool,
Jazz,
Trumpet Jazz,
Vocal Jazz,
West Coast Jazz
Quando sono state effettuate queste registrazioni, a cavallo tra il 1958 e il 1959, Chet Baker le cui prime registrazioni risalgono al 1952 era ormai già diventato una stella del mondo del jazz. Aveva ottenuto una certa fama grazie alle sue collaborazioni con Gerry Mulligan, e poi con Russ Freeman e, per un breve periodo, con lo sfortunato Dick Twardzik. Proprio dopo la morte di Twardzik a causa di un'overdose alla fine del 1955, Baker ha aumentato il suo consumo di droga, diventandone ben presto schiavo. Gli effetti di questa sua dipendenza si sarebbero presto manifestati e lo avrebbero segnato per tutta la vita. Tuttavia, salvo rare eccezione, il suo modo di suonare e cantare Ë sempre stato geniale e toccante. L'album del 1958 intitolato CHET ci presenta un Baker (che non canta su nessuno dei brani) in una formazione per lui inusuale, accompagnato da altri grandi jazzisti con cui solo raramente avrebbe registrato in seguito: Herbie Mann, Pepper Adams, Kenny Burrell, Paul Chambers, Connie Kay, Philly Joe Jones, e il grande Bill Evans.
Quando sono state effettuate queste registrazioni, a cavallo tra il 1958 e il 1959, Chet Baker le cui prime registrazioni risalgono al 1952 era ormai già diventato una stella del mondo del jazz. Aveva ottenuto una certa fama grazie alle sue collaborazioni con Gerry Mulligan, e poi con Russ Freeman e, per un breve periodo, con lo sfortunato Dick Twardzik. Proprio dopo la morte di Twardzik a causa di un'overdose alla fine del 1955, Baker ha aumentato il suo consumo di droga, diventandone ben presto schiavo. Gli effetti di questa sua dipendenza si sarebbero presto manifestati e lo avrebbero segnato per tutta la vita. Tuttavia, salvo rare eccezione, il suo modo di suonare e cantare Ë sempre stato geniale e toccante. L'album del 1958 intitolato CHET ci presenta un Baker (che non canta su nessuno dei brani) in una formazione per lui inusuale, accompagnato da altri grandi jazzisti con cui solo raramente avrebbe registrato in seguito: Herbie Mann, Pepper Adams, Kenny Burrell, Paul Chambers, Connie Kay, Philly Joe Jones, e il grande Bill Evans. Personnel:
Chet Baker - Trumpet
Pepper Adams - Baritone Sax
Herbie Mann - Flute
Kenny Burrell - Guitar
Bill Evans - Piano
Paul Chambers - Bass
Connie Kaye, Philly Joe Jones – Drums
Tracklist:
01. Alone Together
02. How High The Moon
03. It Never Entered My Mind
04. 'Tis Autumn
05. If You Could See Me Now
06. September Song
07. You'd Be So Nice To Come Home To
08. Time On My Hands (You In My Arms)
09. You And The Night And The Music
10. Early Morning Mood*
* Additional Track Not On Original LP Release
Spoiler :
Password: janwal46
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1959,
Charles Mingus,
Hard Bop,
Jazz,
Progressive Jazz

Personnel: Charles Mingus (piano, bass); John Handy (alto & tenor saxophones, clarinet); Shafi Hadi (alto & tenor saxophones); Booker Ervin (tenor saxophone); Jimmy Knepper, Willie Dennis (trombone); Horace Parlan (piano); Dannie Richmond (drums).

Charles Mingus è nato in una base militare a Nogales, in Arizona il 22 Aprile del 1922 (morì il 5 Gennaio 1979). Si stabilì a New York negli anni Cinquanta, e lì ha suonato e registrato con i migliori musicisti di quel periodo - Charlie Parker, Miles Davis, Bud Powell, Thelonious Monk e Duke Ellington, Max Roach. Inoltre Mingus si affermò rapidamente come leader, diventando uno dei pochi bassisti jazz ad assumere questo ruolo. Era anche un buon pianista, e avrebbe potuto fare carriera anche su quello strumento. Verso la metà degli anni Cinquanta aveva già fondato le sue case editrice e di registrazione per proteggere e documentare il suo crescente repertorio di musica originale. Aveva anche fondato il "Jazz Workshop", un gruppo che ha consentito a giovani compositori di proporre le loro nuove opere. Dal fermento di quegli anni nasce un album estremamente personale e significativo: Mingus Ah Um. Un album che mette in mostra ancora una volta il talento unico di Mingus e la sua capacità di sondare terreni inesplorati.
Personnel: Charles Mingus (piano, bass); John Handy (alto & tenor saxophones, clarinet); Shafi Hadi (alto & tenor saxophones); Booker Ervin (tenor saxophone); Jimmy Knepper, Willie Dennis (trombone); Horace Parlan (piano); Dannie Richmond (drums).
Tracks
1. Better Get It In Your Soul
2. Goodbye Pork Pie Hat
3. Boogie Stop Shuffle
4. Self-Portrait In Three Colors
5. Open Letter To Duke
6. Bird Calls
7. Fables of Faubus
8. Pussy Cat Dues
9. Jelly Roll
10. Pedal Point Blues
11. Gg Train
12. Girl of My Dreams
Spoiler :
mp3@256
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pass: sergingus
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1959,
Bop,
Hard Bop,
Jazz,
Piano Jazz,
Thelonious Monk
Per un pianista con un approccio così personale allo strumento e alla composizione è quasi d’obbligo confrontarsi con il piano-solo; per Monk la cosa non è stata così frequente visto che in trent’anni di carriera (’41-’71) è avvenuto solo quattro volte: nel 1954 con Piano solo (Vogue) che raccoglie un concerto parigino, nel 1957 con Thelonious himself (Riverside) e nel 1971 con l’estemporanea registrazione di The London collection (Black Lion). La quarta, quella che mi pare più importante, è questo Alone in San Francisco. Monk è davanti al suo pianoforte nella solitudine di una grande sala dall’acustica calda e ricca di armonici in una sorta di sospensione dal tempo e dallo spazio; la sua musica pare vivere di vita propria assomigliando ad una scultura che si staglia nel silenzio e nell’immobilità. I brani sono una decina e vengono resi da Monk con una essenzialità – non povertà! – che va diretta al cuore stesso della musica, della melodia, della singola nota. Lo sappiamo: Monk non eccelle nella tecnica, quella che si vorrebbe accademica, ma ogni sua nota ha un significato, ogni suo passaggio è perfetto per l’economia del brano, ogni sua scelta è precisa e fondamentale, come quella di non effettuare alcun assolo in Everything happens to me, ma di ripeterne praticamente tre volte il tema “semplicemente” variandone la struttura melodica. Splendidi anche il classico Blue Monk, scarnificato fin nella profonda innervatura blues, Ruby my dear con suo swing trattenuto, la free-form di Round lights e la struttura quasi matematica di Pannonica, i finti tentennamenti di Bluehawk, fino alla poetica ripresa del classico anni ’20 There’s danger in your eyes, Cherie mai più registrato. Un disco non facile, come non è facile la musica di Monk, ma davvero fondamentale nella sua discografia.
Francesco Soliani – jazzer.it
Per un pianista con un approccio così personale allo strumento e alla composizione è quasi d’obbligo confrontarsi con il piano-solo; per Monk la cosa non è stata così frequente visto che in trent’anni di carriera (’41-’71) è avvenuto solo quattro volte: nel 1954 con Piano solo (Vogue) che raccoglie un concerto parigino, nel 1957 con Thelonious himself (Riverside) e nel 1971 con l’estemporanea registrazione di The London collection (Black Lion). La quarta, quella che mi pare più importante, è questo Alone in San Francisco. Monk è davanti al suo pianoforte nella solitudine di una grande sala dall’acustica calda e ricca di armonici in una sorta di sospensione dal tempo e dallo spazio; la sua musica pare vivere di vita propria assomigliando ad una scultura che si staglia nel silenzio e nell’immobilità. I brani sono una decina e vengono resi da Monk con una essenzialità – non povertà! – che va diretta al cuore stesso della musica, della melodia, della singola nota. Lo sappiamo: Monk non eccelle nella tecnica, quella che si vorrebbe accademica, ma ogni sua nota ha un significato, ogni suo passaggio è perfetto per l’economia del brano, ogni sua scelta è precisa e fondamentale, come quella di non effettuare alcun assolo in Everything happens to me, ma di ripeterne praticamente tre volte il tema “semplicemente” variandone la struttura melodica. Splendidi anche il classico Blue Monk, scarnificato fin nella profonda innervatura blues, Ruby my dear con suo swing trattenuto, la free-form di Round lights e la struttura quasi matematica di Pannonica, i finti tentennamenti di Bluehawk, fino alla poetica ripresa del classico anni ’20 There’s danger in your eyes, Cherie mai più registrato. Un disco non facile, come non è facile la musica di Monk, ma davvero fondamentale nella sua discografia.Francesco Soliani – jazzer.it
Solo performer: Thelonious Monk (piano)
Tracks:
1. Blue Monk
2. Ruby, My Dear
3. Round Lights
4. Everything Happens to Me
5. You Took the Words Right Out of My Heart
6. Bluehawk
7. Pannonica
8. Remember
9. There's Danger in Your Eyes, Cherie - (Take 2)
10. There's Danger in Your Eyes, Cherie - (Take 1, bonus track)
11. Reflections
Spoiler :
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1959,
Cool,
Dave Brubeck Quartet,
Piano Jazz
Per la serie : ricerche sui tempi dispari . Personaggio singolare, pianista molto noto e anche molto discusso dalla critica , Dave Brubeck incide un disco ispirato agli effetti cromatici della pittura di Mirò. Opera di enorme successo ( primo album jazz a vendere oltre un milione di copie ) apprezzato sia dal pubblico del jazz che da quello della musica classica. Il musicista , grazie all’ dell’interplay perfetto tra sezione ritmica composta da Joe Morello alla batteria e Ugen Wright al contrabbasso e al grandissimo lavoro del sax contralto di Paul Desmond , introduce un repertorio di composizioni che utilizzano tempi diversi rispetto al tradizionale 4/4 . Sette brani con stravaganti tempi in 9/8 oppure in 6/4 che fanno di questo lavoro un capolavoro originalissimo. Ma, oltre a giocare sul tempo e sul valzer , il pianismo di Brubeck è anche un affascinante mix tra blues e tradizione classica che ricama elegantemente . I due zenith creativi del disco sono il meraviglioso “ Blue rondo à la turk “ con riferimenti a Mozart e alla tradizione turca e “ Take Five “, uno dei brani piu’ eseguiti della storia del jazz. Un brano firmato da Paul Desmond in 5/4 dove Brubeck ripete al piano una figura tematica ad libitum.
Mauro Ronconi
Personnel: Dave Brubeck – pianoforte; Paul Desmond - sassofono contralto; Eugene Wright – contrabbasso; Joe Morello – batteria
Tracks: 1. Blue Rondo a la Turk / 2. Strange Meadow Lark / 3. Take Five / 4. Three to Get Ready / 5. Kathy’s Waltz / 6. Everybody’s Jumpin’ / 7. Pick Up Sticks
Per la serie : ricerche sui tempi dispari . Personaggio singolare, pianista molto noto e anche molto discusso dalla critica , Dave Brubeck incide un disco ispirato agli effetti cromatici della pittura di Mirò. Opera di enorme successo ( primo album jazz a vendere oltre un milione di copie ) apprezzato sia dal pubblico del jazz che da quello della musica classica. Il musicista , grazie all’ dell’interplay perfetto tra sezione ritmica composta da Joe Morello alla batteria e Ugen Wright al contrabbasso e al grandissimo lavoro del sax contralto di Paul Desmond , introduce un repertorio di composizioni che utilizzano tempi diversi rispetto al tradizionale 4/4 . Sette brani con stravaganti tempi in 9/8 oppure in 6/4 che fanno di questo lavoro un capolavoro originalissimo. Ma, oltre a giocare sul tempo e sul valzer , il pianismo di Brubeck è anche un affascinante mix tra blues e tradizione classica che ricama elegantemente . I due zenith creativi del disco sono il meraviglioso “ Blue rondo à la turk “ con riferimenti a Mozart e alla tradizione turca e “ Take Five “, uno dei brani piu’ eseguiti della storia del jazz. Un brano firmato da Paul Desmond in 5/4 dove Brubeck ripete al piano una figura tematica ad libitum.Mauro Ronconi
Tracks: 1. Blue Rondo a la Turk / 2. Strange Meadow Lark / 3. Take Five / 4. Three to Get Ready / 5. Kathy’s Waltz / 6. Everybody’s Jumpin’ / 7. Pick Up Sticks
Spoiler :
mp3@256kbps
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1959,
Ella Fitzgerald,
Jazz,
Vocal Jazz
Producer: Norman Granz.
Prodotto da Norman Granz con gli arrangiamenti e l’orchestra di Nelson Riddle, questo triplo cd comprende tutte le riletture dei brani di Gershwin dall’arte interpretativa di Ella Fitzgerald. Figura struggente e leggendaria, Gershwin fu quello che più di ogni altro seppe riassumere nella sua musica gli elementi caratterizzanti della nuova America. Basterebbe citare due opere come “ Rhapsody In Blue “, primo ed inimitabile esempio di jazz sinfonico, oppure “ Porgy & Bess “, il più grande e commovente omaggio reso da un musicista bianco alla cultura afro-americana per rendersi conto dell’incalcolabile importanza che l’artista ha avuto nello sviluppo delle musica del ventesimo secolo. C’è sempre stato, però, un dilemma irrisolto nella sua arte : il principale obiettivo era “ volgarizzare “ la musica colta o “ nobilitare “ quella popolare? Un bivio di intenti che portarono il musicista in mezzo a spartiti suddivisi equamente tra commedie musicali, jazz, musica sinfonica e canzoni pop. L’organizzazione di questo lavoro rievocano quest’ultime e la voce di Ella con l’apporto di Riddle si addentra nei mirabili congegni delle sue perfette note pop, dove la classica canzone si arricchisce ad ogni ascolto di profondità insondate. Tutte le canzoni qui incluse risuonano come una suite agghindata di momenti diversi, ma vissuti attraverso le fluide esecuzioni dell’interprete. Tutto fluisce con grande soluzione di continuità, senza mai una caduta di tono, ben arricchito da un’intrinseca capacità di rilettura. “ Someone To Watch Over Me “, “ The Man I Love “, “ A Foggy Day “, “ Embraceable You “, “ I Got Rhythm “ , “ How Long Has This Been Going On? “, “ Love Is Here To Stay “ sono gemme incastonate nella storia. Se mettessimo in fila le 53 canzoni qui incluse e le centinaia di versioni che sono state incise da tutti grandi nomi tra cui Benny Goodman, Billie Holiday, Frank Sinatra, Charlie Parker, etc., otterremmo forse la più straordinaria immagine evolutiva della canzone moderna. Indubbiamente questa raccolta realizzata negli studi Capitol di Los Angeles in sette sedute tra gennaio, marzo e luglio 1959, lascia davvero un solco indelebile.
Mauro Ronconi
Producer: Norman Granz.
Personnel includes: Ella Fitzgerald (vocals); Nelson Riddle (arranger, conductor); Benny Carter, Ted Nash, Ronnie Lang (alto saxophone); Plas Johnson (tenor saxophone); Pete Condoli, Don Fagerquist, Mannie Klein, Dale McMickle, Shorty Sherock, Cappy Lewis (trumpet); Vincent DeRosa (French horn); Israel Baker, Teddy Pederson (trombone); Karl DeKarske (bass trombone); Ed Gilbert (tuba); Buddy Collette, Jewell Grant, William Green, Champ Webb, Harry Klee (woodwinds); Katherine Julyie (harp); Paul Smith, Loe Levy (piano); Herb Ellis, Barney Kessel (guitar); Joe Mondragon, Joe Comfort, Ralph Pena (bass); Mel Lewis, Alvin Stoller (drums); Larry Bunker, Frank Flynn (percussion).
Track Listings:
Disc:1 1. Sam And Delilah 2. But Not For Me 3. My One And Only 4. Let's Call The Whole Thing Off 5. Beginner's Luck 6. Oh, Lady Be Good 7. Nice Work If You Can Get It 8. Things Are Looking Up 9. Just Another Rhumba 10. How Long Has This Been Going On? 11. 'S Wonderful 12. Man I Love, The 13. That Certain Feeling 14. By Strauss 15. Someone To Watch Over Me 16. Real American Folk Song (Is A Rag), The 17. Who Cares?
Disc:2 1. Looking For A Boy 2. They All Laughed 3. My Cousin In Milwaukee 4. Somebody From Somewhere 5. Foggy Day, A 6. Clap Yo' Hands 7. For You, For Me, For Evermore 8. Stiff Upper Lip 9. Boy Wanted 10. Strike Up The Band 11. Soon 12. I've Got A Crush On You 13. Bidin' My Time 14. Aren't You Kind Of Glad We Did? 15. Of Thee I Sing (Baby) 16. "The Half Of It, Dearie" Blues 17. I Was Doing All Right 18. He Loves And She Loves
Disc:3 1. Love Is Sweeping The Country 2. Treat Me Rough 3. Love Is Here To Stay 4. Slap That Bass 5. Isn't It A Pity? 6. Shall We Dance 7. Love Walked In 8. You've Got What Gets Me 9. They Can't Take That Away From Me 10. Embraceable You 11. I Can't Be Bothered Now 12. Boy! What Love Has Done To Me! 13. Fascinating Rhythm 14. Funny Face 15. Lorelei 16. Oh, So Nice! 17. Let's Kiss And Make Up 18. I Got Rhythm
Spoiler :
FLAC & MP3@320
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1959,
Bop,
Mainstream Jazz,
Oscar Peterson,
Piano Jazz
Principe incontrastato del virtuosismo pianistico, Oscar Peterson ha sempre diviso critica e pubblico, ma il suo reale valore artistico è indubbio perché per quanti effettismi e barocchismi dimorano nel suo solismo , Peterson instaura subito un elettrizzante rapporto con l’ascoltatore . Questa celebre incisione prodotta da Norman Granz propone una successione entusiasmante degli standard di Cole Porter e sintetizza perfettamente tutti i pregi del più elegante seguace dell’estetica di Art Tatum.
Track List
Principe incontrastato del virtuosismo pianistico, Oscar Peterson ha sempre diviso critica e pubblico, ma il suo reale valore artistico è indubbio perché per quanti effettismi e barocchismi dimorano nel suo solismo , Peterson instaura subito un elettrizzante rapporto con l’ascoltatore . Questa celebre incisione prodotta da Norman Granz propone una successione entusiasmante degli standard di Cole Porter e sintetizza perfettamente tutti i pregi del più elegante seguace dell’estetica di Art Tatum.Mauro Ronconi
Ray Brown - double bass
Oscar Peterson - piano
Ed Thigpen - drums
Track List
01- In the still of the night
02- It's all right with me
03- Love for sale
04- Just one of those things
05- I've got You under my skin
06- Every time we say goodbye
07- Night and day
08- Easy to love
09- why can't You behave
10- I love Paris
11- I concentrate in You
12- It's de-lovely
Spoiler :
320@kbps
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1959,
Hard Bop,
Jazz,
Miles Davis,
Modal Music,
Trumpet Jazz

Personnel: Miles Davis (trumpet); Cannonball Adderley (alto saxophone); Paul Chambers (double bass); John Coltrane (tenor saxophone); Wynton Kelly, Bill Evans (piano); Jimmy Cobb (drums).
Track List: 1. So What 2. Freddie Freeloader 3. Blue In Green 4. All Blues 5. Flamenco Sketches 6. Flamenco Sketches (Alternate Take)

Kind of blue è uno di quei dischi che non hanno epoca, semplicemente esistono. Sono stati scritti libri per descriverlo, per raccontarlo, per penetrarne i segreti, ma per quanto si tenti di analizzarlo non sarà mai possibile svelarne la magia. Qui tutto è perfetto: l’intesa tra i musicisti, i temi eterei e pregnanti di Davis, gli assoli misurati ed evocativi, ma soprattutto il disco può essere ascoltato a più livelli, dal più superficiale come musica di sottofondo, fino a quello più profondo di musica innovativa. Ma di fronte a tanta bellezza, diventa addirittura secondaria l’importanza storica di questo disco, con il quale praticamente nasce il jazz modale che sarà una importantissima base per tutto il jazz a venire.
Francesco Soliani – jazzer.it
Personnel: Miles Davis (trumpet); Cannonball Adderley (alto saxophone); Paul Chambers (double bass); John Coltrane (tenor saxophone); Wynton Kelly, Bill Evans (piano); Jimmy Cobb (drums).
Track List: 1. So What 2. Freddie Freeloader 3. Blue In Green 4. All Blues 5. Flamenco Sketches 6. Flamenco Sketches (Alternate Take)
Spoiler :
mp3@320kbps
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Legacy Edition 2cd
http://www.mediafire.com/?dhwefmoel0t
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Legacy Edition 2cd
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1959,
Hard Bop,
Jazz,
John Coltrane,
Saxophone Jazz
Nel 1959, Coltrane aveva già registrato molte volte al fianco di artisti come Miles Davis, Thelonious Monk, Sonny Rollins, Kenny Burrell, e Tadd Dameron, solo per citarne alcuni. Ma l’album “Giant Steps”, oltre a farlo conoscere pienamente come leader oltre che come sideman, ha segnato una svolta nella sua carriera. L'album è un capolavoro che ha imposto Coltrane nella scena jazz del suo tempo e lo ha reso uno delle icone della storia del jazz. “Giant Steps” è la sua prima registrazione in cui tutti i brani presentati portano la sua firma e il suo stile personale appare pienamente sviluppato. «John e musicisti sono entrati senza alcun spartito»: ricorda il produttore della sessione, Nesuhi Ertegun. «Ero preoccupato fino a quando non hanno iniziato a suonare, e ho capito che dovevano avere già provato a lungo. Ho notato che c'era molta meno conversazione che in qualsiasi altro gruppo con cui avevo registrato. John raramente parlava. Semplicemente indicava ai musicisti quello che voleva, e lui sembrava sapere esattamente quello che voleva in ogni momento. Dopo aver terminato la registrazione i musicisti hanno indossato i propri cappotti, raccolto i propri strumenti, e sono andati via».
Personnel: John Coltrane (tenor saxophone); Tommy Flanagan, Wynton Kelly, Cedar Walton (piano); Paul Chambers (bass); Art Taylor, Lex Humphries, Jimmy Cobb (drums)
Nel 1959, Coltrane aveva già registrato molte volte al fianco di artisti come Miles Davis, Thelonious Monk, Sonny Rollins, Kenny Burrell, e Tadd Dameron, solo per citarne alcuni. Ma l’album “Giant Steps”, oltre a farlo conoscere pienamente come leader oltre che come sideman, ha segnato una svolta nella sua carriera. L'album è un capolavoro che ha imposto Coltrane nella scena jazz del suo tempo e lo ha reso uno delle icone della storia del jazz. “Giant Steps” è la sua prima registrazione in cui tutti i brani presentati portano la sua firma e il suo stile personale appare pienamente sviluppato. «John e musicisti sono entrati senza alcun spartito»: ricorda il produttore della sessione, Nesuhi Ertegun. «Ero preoccupato fino a quando non hanno iniziato a suonare, e ho capito che dovevano avere già provato a lungo. Ho notato che c'era molta meno conversazione che in qualsiasi altro gruppo con cui avevo registrato. John raramente parlava. Semplicemente indicava ai musicisti quello che voleva, e lui sembrava sapere esattamente quello che voleva in ogni momento. Dopo aver terminato la registrazione i musicisti hanno indossato i propri cappotti, raccolto i propri strumenti, e sono andati via».Personnel: John Coltrane (tenor saxophone); Tommy Flanagan, Wynton Kelly, Cedar Walton (piano); Paul Chambers (bass); Art Taylor, Lex Humphries, Jimmy Cobb (drums)
Track List: 1. Giant Steps 2. Cousin Mary 3. Countdown 4. Spiral 5. Syeeda's Song Flute 6. Naima 7. Mr. P.C
Spoiler :
mp3@220kbps
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1959,
Ben Webster,
Gerry Mulligan,
Jazz
L’incontro tra due grandi sassofonisti. Per molti Mulligan è l’incarnazione del jazz bianco e il più grande baritono di tutti tempi, qui affiancato da Ben Webster , la “ gentle side “ del sax tenore che ebbe l’unica sfortuna di agire contemporaneamente a due giganti dello strumento , lo strapotente Coleman Hawkins e il levigato Lester Young, Mulligan incide queste leggendarie sessions , pietra miliare dello swing e del bop. Il “ rosso “ pur appartenendo ad una generazione più giovane di Webster, dimostra di sapere essere un generoso interprete della tradizione. Il suo sound, oltre alle delicatezze delle ballad sa usare un sound “ dirty “, incalzante che proviene direttamente dalla tradizione di Kansas City. Tracce che si sviluppano in piena armonia, tra contrappunto e incursioni solistiche particolarmente affascinanti su tematiche famose come “ In A Mellow Tone “ di Ellington, “ What Is This Thing Called Love ? “ di Cole Porter, “ Chelsea Bridge “ di Billy Staryhorn e originals di Mulligan e Webster. Brani seducenti, piacevoli , morbidi, ma mai banali che vedevano all’opera musicisti discreti e decisivi per il risultato finale come il pianista Jimmy Rowles, il batterista Mel Lewis e Leroy Vinnegar al basso. Mulligan non era favorevole alla pubblicazione del materiale omesso dall’album originale, ma è invece interessante scoprire con questo storico documento sonoro che assembla i nastri completi delle session più dodici “ alternative takes “ inedite di come le composizioni si siano evolute in studio e l’affiatamento tra i due sassofonisti. Due anime del jazz in piena comunicazione.
Mauro Ronconi
Personnel: Gerry Mulligan (baritone saxophone); Ben Webster (tenor saxophone); Jimmy Rowles (piano); Leroy Vinnegar (bass); Mel Lewis (drums)
Disc1: 1 In A Mellow Tone (CD Master Take) 2 In A Mellow Tone (Alternative Take) 3 What Is This Thing Called Love? (CD Master Take) 4 Chelsea Bridge (LP Master Take) 5 Chelsea Bridge (Alternative Take) 6 Go Home 7 Go Home (LP Master Take) 8 Who Got Rhythm? (LP Master Take) 9 For Bessie (CD Master Take) 10 Go Home 11 Go Home
Disc2: 1 Fajista (False Start) 2 Fajista (Alternative Take) 3 Fajista (Discussion And Rehearsal) 4 Fajista (CD Master Take) 5 Tell Me When (Alternative Take) 6 Tell Me When (LP Master Take) 7 Blues In B-Flat 8 Blues In B-Flat (Alternative Take) 9 Blues In B-Flat (CD Master Take) 10 The Cat Walk 11 The Cat Walk (Alternative Take) 12 The Cat Walk 13 The Cat Walk (LP Master Take) 14 Sunday (Alternative Take) 15 Sunday (LP Master Take)
Mauro Ronconi
Personnel: Gerry Mulligan (baritone saxophone); Ben Webster (tenor saxophone); Jimmy Rowles (piano); Leroy Vinnegar (bass); Mel Lewis (drums)
Disc1: 1 In A Mellow Tone (CD Master Take) 2 In A Mellow Tone (Alternative Take) 3 What Is This Thing Called Love? (CD Master Take) 4 Chelsea Bridge (LP Master Take) 5 Chelsea Bridge (Alternative Take) 6 Go Home 7 Go Home (LP Master Take) 8 Who Got Rhythm? (LP Master Take) 9 For Bessie (CD Master Take) 10 Go Home 11 Go Home
Disc2: 1 Fajista (False Start) 2 Fajista (Alternative Take) 3 Fajista (Discussion And Rehearsal) 4 Fajista (CD Master Take) 5 Tell Me When (Alternative Take) 6 Tell Me When (LP Master Take) 7 Blues In B-Flat 8 Blues In B-Flat (Alternative Take) 9 Blues In B-Flat (CD Master Take) 10 The Cat Walk 11 The Cat Walk (Alternative Take) 12 The Cat Walk 13 The Cat Walk (LP Master Take) 14 Sunday (Alternative Take) 15 Sunday (LP Master Take)
Spoiler :
EAC rip | Flac(tracks) - Cue - 2 CD | 810 MB
cd1
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cd2
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