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1962,
Bop,
Jazz,
Mainstream Jazz,
Oscar Peterson,
Piano Jazz,
Recent
Gli appassionati di jazz sanno che gli anni '60 furono il periodo migliore per il Trio di Oscar Peterson. Indubbiamente è stato durante questo periodo che il pianista ed i suoi partners, Ray Brown al contrabbasso e Ed Thipgen alla batteria hanno riscosso i loro più grandi successi – e questo successo non è mai stato ripetuto con altre formazioni di musicisti. Uno degli album che emerse durante quel periodo fu proprio ‘Night Train’, un album che ancora oggi si trova in cima alle classifiche dei migliori in assoluto dell’intera storia del jazz. Come è giusto e doveroso per una formazione composta di musicisti di colore, il blues – dove affondano le radici del jazz Americano – è il cuore di questa musica. In aggiunta ad una serie di brani molto conosciuti, quest’album contiene ballate di straordinaria bellezza. E se non sentite correre un brivido lunga la vostra colonna vertebrale quando ascoltate 'Georgia On My Mind' oppure 'Hymn of Freedom', allora è tempo di farvi visitare da un dottore! Oltre a contenere i migliori pezzi di Peterson, l’album merita per la sua eccellente qualità tonale ed il suo alto standard di qualità di stampa. Ma tutto questo i fans lo sanno già! L’album è stato registrato da Val Valentin nel 1962 e prodotto dal deus ex machina del jazz Norman Granz
Personnel:
Oscar Peterson - piano
Ray Brown - double bass
Ed Thigpen - drums
Tracks:
1. "C Jam Blues"
2. " Night Train"
3. "Georgia on My Mind"
4. "Bags' Groove"
5. "Moten Swing"
6. "Easy Does It"
7. "The Honeydripper"
8. "Things Ain't What They Used to Be"
9. "I Got It Bad (and That Ain't Good)"
10. "Band Call"
11. "Hymn to Freedom
Gli appassionati di jazz sanno che gli anni '60 furono il periodo migliore per il Trio di Oscar Peterson. Indubbiamente è stato durante questo periodo che il pianista ed i suoi partners, Ray Brown al contrabbasso e Ed Thipgen alla batteria hanno riscosso i loro più grandi successi – e questo successo non è mai stato ripetuto con altre formazioni di musicisti. Uno degli album che emerse durante quel periodo fu proprio ‘Night Train’, un album che ancora oggi si trova in cima alle classifiche dei migliori in assoluto dell’intera storia del jazz. Come è giusto e doveroso per una formazione composta di musicisti di colore, il blues – dove affondano le radici del jazz Americano – è il cuore di questa musica. In aggiunta ad una serie di brani molto conosciuti, quest’album contiene ballate di straordinaria bellezza. E se non sentite correre un brivido lunga la vostra colonna vertebrale quando ascoltate 'Georgia On My Mind' oppure 'Hymn of Freedom', allora è tempo di farvi visitare da un dottore! Oltre a contenere i migliori pezzi di Peterson, l’album merita per la sua eccellente qualità tonale ed il suo alto standard di qualità di stampa. Ma tutto questo i fans lo sanno già! L’album è stato registrato da Val Valentin nel 1962 e prodotto dal deus ex machina del jazz Norman GranzBags' Groove
Personnel:
Oscar Peterson - piano
Ray Brown - double bass
Ed Thigpen - drums
Tracks:
1. "C Jam Blues"
2. " Night Train"
3. "Georgia on My Mind"
4. "Bags' Groove"
5. "Moten Swing"
6. "Easy Does It"
7. "The Honeydripper"
8. "Things Ain't What They Used to Be"
9. "I Got It Bad (and That Ain't Good)"
10. "Band Call"
11. "Hymn to Freedom
Spoiler :
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1999,
Jazz,
Michel Petrucciani,
Piano Jazz,
Post-Bop
Quello che quest’uomo sapeva fare con il pianoforte aveva dell’incredibile, così come la quantità di energia positiva che quel fragile corpo poteva contenere, energia che gli consentiva di affrontare prove assai ardue ad esempio un concerto di piano-solo come quello in parte testimoniato da questo disco. Il modo di suonare di Petrucciani rifletteva soprattutto l’intento di impressionare i suoi ascoltatori, non ostentando virtuosismo o sfruttando la sua condizione, ma suscitando emozioni e trasmettendo gioia e positività. Basti un titolo per tutti – Looking up, “guardando verso l’alto” che detto da lui assume un significato del tutto particolare – per capire quanto coinvolgente può essere la sua musica che sapeva andare senza particolari problemi e in maniera convincente dalla nostalgica Besame mucho, alla tellurica Caravan, da divertissement come Little piece in c for u, alla melodia che difficilmente si dimentica di Brazilian like.
Francesco Soliani – jazzer.it
Quello che quest’uomo sapeva fare con il pianoforte aveva dell’incredibile, così come la quantità di energia positiva che quel fragile corpo poteva contenere, energia che gli consentiva di affrontare prove assai ardue ad esempio un concerto di piano-solo come quello in parte testimoniato da questo disco. Il modo di suonare di Petrucciani rifletteva soprattutto l’intento di impressionare i suoi ascoltatori, non ostentando virtuosismo o sfruttando la sua condizione, ma suscitando emozioni e trasmettendo gioia e positività. Basti un titolo per tutti – Looking up, “guardando verso l’alto” che detto da lui assume un significato del tutto particolare – per capire quanto coinvolgente può essere la sua musica che sapeva andare senza particolari problemi e in maniera convincente dalla nostalgica Besame mucho, alla tellurica Caravan, da divertissement come Little piece in c for u, alla melodia che difficilmente si dimentica di Brazilian like.
Francesco Soliani – jazzer.it
Looking Up
Tracks:
1 Looking Up
2 Besame Mucho
3 Rachid
4 Chloe Meets Gershwin
5 Home
6 Brazilian Like
7 Little Piece in C for U
8 Romantic But Not Blue
9 Trilogy In Blois
10 Caravan
11 She Did It Again / Take The A Train / She Did It Again
Spoiler :
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2002,
Diana Krall,
Piano Jazz,
Vocal Jazz
I puristi del jazz avranno forse gridato allo scandalo. La rappresentante di un genere eletto che sconfina nel pop(olare) ed esporta musica di qualità in territori barbari? L'operazione, più che blasfema, poteva sembrare utopica, eppure Diana Krall é riuscita nell'impresa di realizzare quel crossover che le ha permesso di avvicinare milioni di persone a un repertorio raffinato che va da Bacharach a Porter, da George e Ira Gershwin a Brooks Bowman. In questo live, il primo per l'artista canadese (accompagnata dal suo trio e, per alcuni pezzi, dalla Orchestre Symphonique Europeen), la Krall supera se stessa con una performance che contrariamente alle patinate incisioni in studio riesce a tirar fuori anche anima e cuore. Il successo commerciale nulla toglie al vero talento. Tanto che Diana resta più convincente quando si propone come jazzista classica, liberando la sua vena swing sulla tastiera, che non quando si produce in scaltre ed esangui riletture di standard come The Look Of Love. La stessa cover di Just The Way You Are, appendice del CD, é un freddo esercizio di contaminazione tra pop e jazz.
Rossella Rambaldi
Tratto da M&D Musica e Dischi n.660 del 09/01/2003
Tracks:
1 I Love Being Here with You
2 Let's Fall In Love
3 'Deed I Do
4 The Look Of Love
5 East of the Sun (And West of the Moon)
6 I've Got You Under My Skin
7 Devil May Care
8 Maybe You'll Be There
9 'S Wonderful
10 Fly Me to the Moon
11 A Case of You
12 Just the Way You Are
I puristi del jazz avranno forse gridato allo scandalo. La rappresentante di un genere eletto che sconfina nel pop(olare) ed esporta musica di qualità in territori barbari? L'operazione, più che blasfema, poteva sembrare utopica, eppure Diana Krall é riuscita nell'impresa di realizzare quel crossover che le ha permesso di avvicinare milioni di persone a un repertorio raffinato che va da Bacharach a Porter, da George e Ira Gershwin a Brooks Bowman. In questo live, il primo per l'artista canadese (accompagnata dal suo trio e, per alcuni pezzi, dalla Orchestre Symphonique Europeen), la Krall supera se stessa con una performance che contrariamente alle patinate incisioni in studio riesce a tirar fuori anche anima e cuore. Il successo commerciale nulla toglie al vero talento. Tanto che Diana resta più convincente quando si propone come jazzista classica, liberando la sua vena swing sulla tastiera, che non quando si produce in scaltre ed esangui riletture di standard come The Look Of Love. La stessa cover di Just The Way You Are, appendice del CD, é un freddo esercizio di contaminazione tra pop e jazz.Rossella Rambaldi
Tratto da M&D Musica e Dischi n.660 del 09/01/2003
East of the Sun (And West of the Moon)
Personnel: Diana Krall (vocals, piano, Fender Rhodes piano); Alan Broadbent (conductor); Michael Brecker (tenor saxophone); Ron Mounsey (keyboards); John Pisano (acoustic guitar); Anthony Wilson (guitar); John Clayton, Christian McBride (bass); Jeff Hamilton, Lewis Nash (drums); Paulinho Da Costa (percussion); The Orchestra Symphonique European.
Tracks:
1 I Love Being Here with You
2 Let's Fall In Love
3 'Deed I Do
4 The Look Of Love
5 East of the Sun (And West of the Moon)
6 I've Got You Under My Skin
7 Devil May Care
8 Maybe You'll Be There
9 'S Wonderful
10 Fly Me to the Moon
11 A Case of You
12 Just the Way You Are
Spoiler :
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pass: sergingus
pass: sergingus
Ben Webster,
Bill Evans,
Hard Bop,
Jazz,
John Coltrane,
Michel Legrand,
Miles Davis,
Piano Jazz
Quando si hanno in studio musicisti come come Miles Davis, Bill Evans, John Coltrane, Ben Webster, Art Farmer, Donald Byrd, è difficile che qualcosa vada storto. Ma Michel Legrand, compositore francese di colonne sonore (due premi oscar) è andato oltre, ha impresso in maniera chiara e decisa il suo marchio a questa eccellente registrazione, arrangiando in maniera sublime 11 standard jazz, eseguiti magistralmente da tre diversi gruppi di all-star. Visto il risultato tutto questo lascia un po l'amaro in bocca perche, purtroppo, le escursioni di Legrand nel mondo del jazz sono state troppo poche e distanti tra di loro.
Tracks:
1 The Jitterbug Waltz
2 Nuages
3 A Night in Tunisia
4 Blue And Sentimental
5 Stompin' At The Savoy
6 Django
7 Wild Man Blues
8 Rosetta
9 'Round Midnight
10 Don't Get Around Much Anymore
11 In a Mist
Quando si hanno in studio musicisti come come Miles Davis, Bill Evans, John Coltrane, Ben Webster, Art Farmer, Donald Byrd, è difficile che qualcosa vada storto. Ma Michel Legrand, compositore francese di colonne sonore (due premi oscar) è andato oltre, ha impresso in maniera chiara e decisa il suo marchio a questa eccellente registrazione, arrangiando in maniera sublime 11 standard jazz, eseguiti magistralmente da tre diversi gruppi di all-star. Visto il risultato tutto questo lascia un po l'amaro in bocca perche, purtroppo, le escursioni di Legrand nel mondo del jazz sono state troppo poche e distanti tra di loro. 'Round Midnight
Recorded June 25, 27 and 30, 1958 in New York City.
Personnel: Michel Legrand (conductor-arranger); Phil Woods, Gene Quill (alto saxophone); John Coltrane, Seldon Powell, Ben Webster (tenor saxophone); Jerome Richardson (baritone saxophone, bass clarinet); Teo Macero (baritone saxophone); Frank Rehak, Bill Byers, Jimmy Cleveland, Ernie Royal, Art Farmer, Donald Byrd, Joe Wilder, Miles Davis (trumpet); James Buffington (French horn); Eddie Bert (trombone); Major Holly (tuba, bass); Herbie Mann (flute); Betty Glamann (harp); Eddie Costa, Don Elliot (vibraphone); Barry Galbraith (guitar); Bill Evans, Nat Pierce, Hank Jones (piano); Milt Hinton, Paul Chambers, George Duvivier (bass); Kenny Davis, Osie Johnson, Don Lamond (drums).
Tracks:
1 The Jitterbug Waltz
2 Nuages
3 A Night in Tunisia
4 Blue And Sentimental
5 Stompin' At The Savoy
6 Django
7 Wild Man Blues
8 Rosetta
9 'Round Midnight
10 Don't Get Around Much Anymore
11 In a Mist
Spoiler :
http://rapidshare.com/files/329245048/Legrand_Jazz.7z
1960,
Bobby Timmons,
Hard Bop,
Jazz,
Piano Jazz,
Soul Jazz
Personnel: Bobby Timmons (piano); Sam Jones (bass); Jimmy Cobb (drums).
Tracks:
1 This here
2 Moanin'
3 Lush Life
4 The Party's Over
5 Prelude To a Kiss
6 Dat Dere
7 My Funny Valentine
8 Come Rain Or Come Shine
9 Joy Ride
La fama di Bobby Timmons è legata per lo più al periodo trascorso con i Jazz Messengers di Art Blakey. Come membro dei Messengers (1958-59), con cui è stato in tournée in Europa, Timmons è diventato famoso per la sua composizione Moanin’. Dal 1959 al 1960 Timmons ha lavorato con Cannonball Adderley e ha registrato altri due successi: This Here” (anche noto come “Dis Here”) e “Dat Dere”. Si è riunito a Blakey nel 1960, ma in seguito la sua carriera ha iniziato un rapido declino anche a causa del suo alcolismo. Timmons è morto di cirrosi a New York, il 1° Marzo 1974, a soli 38 anni. Oltre a realizzare numerosi album come sideman, durante la sua breve carriera Timmons ha anche inciso alcuni eccellenti lavori a suo nome come: In This Here Is Bobby Timmons del 1960. Registrato in trio con Sam Jones al basso e Jimmy Cobb alla batteria questa incisione contiene i suoi tre brani più famosi, This here, Moanin' e Dat Dere, suonati senza strumenti a fiato si fanno apprezzare ancor più che nelle versioni dei Jazz Messengers.
Moanin'
Personnel: Bobby Timmons (piano); Sam Jones (bass); Jimmy Cobb (drums).
Tracks:
1 This here
2 Moanin'
3 Lush Life
4 The Party's Over
5 Prelude To a Kiss
6 Dat Dere
7 My Funny Valentine
8 Come Rain Or Come Shine
9 Joy Ride
Spoiler :
http://rapidshare.com/files/205966136/This_Here_Is_Bobby_Timmons.zip
1959,
Bop,
Jazz,
Oscar Peterson,
Piano Jazz
http://www.egeamusic.com
personnel:
Oscar Peterson: piano
Ray Brown: bass
Ed Thigpen: drums
Tracklist
01. You Make Me Feel So Young
02. Come Dance With Me
03. Learnin The Blues
04. Witchcraft
05. The Tender Trap
06. Saturday Night (Is The Loneliest Night In The Week)
07. Just In Time
08. It Happened In Monterey
09. I Get A Kick Out Of You
10. All Of Me
11. Birth Of The Blues
12. How About You
Con l'introduzione degli LP a metà degli anni Cinquanta, il produttore Norman Granz ha caratterizzato il mondo del jazz con album basati sul lavoro dei più famosi autori americani. I più celebri tra questi songbooks sono state le serie realizzate da Ella Fitzgerald cantando Rodgers & Hart, Gershwin, Porter, ecc. I songbooks, tuttavia, non erano limitati alle performance vocali. Una splendido esempio è dato da questo album, “A Jazz Portrait of Frank Sinatra” in cui Oscar Peterson, affiancato da Ray Brown al contrabbasso e Ed Thigpen alla batteria, rende omaggio a uno dei suo idoli più amati.
http://www.egeamusic.com
You Make Me Feel So Young
personnel:
Oscar Peterson: piano
Ray Brown: bass
Ed Thigpen: drums
Tracklist
01. You Make Me Feel So Young
02. Come Dance With Me
03. Learnin The Blues
04. Witchcraft
05. The Tender Trap
06. Saturday Night (Is The Loneliest Night In The Week)
07. Just In Time
08. It Happened In Monterey
09. I Get A Kick Out Of You
10. All Of Me
11. Birth Of The Blues
12. How About You
Spoiler :
http://www.fileserve.com/file/JWM8Wqy
1972,
Jazz,
McCoy Tyner,
Piano Jazz,
Progressive Jazz
Il miglior disco di Tyner, quello che più lo ha rappresentato nel tempo. Il pianista di Philadelphia mette a punto qui dentro certe lezioni di sonorità etniche dell’ex partner John Coltrane con il quale ha condiviso episodi esaltanti come “ A Love Supreme “, “ Ascension “ e i leggendari concerti al Village Vanguard. Col lui un gruppo formato dal sassofonista Sonny Fortune , seguace di Coltrane, che farà parte poi della banda elettrica di Miles Davis, il batterista Alphonze Mouzon già collaboratore dei Weather Report e il bassista Calvin Hill . Quattro musicisti dotati con un grande impatto ritmico e slancio solistico incredibile. La title track è una lunga suite circa 23 minuti dove c’ tutto il mondo dell’artista e il suo punto di arrivo: flauti etnici, ampi arpeggi di pianoforte che diventano imperiosi, tappeto incessante di percussioni , assolo al sax soprano di Fortune, trame ritmiche che esplodono letteralmente nel finale. Due temi intimi e toccanti sono “ Ebony Queen “ dedicata alla moglie Aisha mentre “ A Prayer For My Family “ un ringraziamento alla sua famiglia che l’aveva sostenuto come uomo. “ Valley Of Life “ è un brano ipnotico che vede Tyner al koto, uno strumento a corde giapponese con cui è ritratto in copertina, mentre gli altri musicisti variano spesso i loro moduli specialmente Sonny Fortune al flauto . Il mood si fa emozionate in” Rebirth “ col pianoforte in tensione di Tyner è il sax contralto rovente di Fortune. Da sottolineare in questo album il grande lavoro di Mouzon che, oltre alla batteria, è qui in veste di trombettista, sassofonista e percussionista.
Personnel: McCoy Tyner (piano, koto, flute, percussion); Sonny Fortune (soprano & alto saxophones, flute); Alphonse Mouzon (trumpet, reeds, drums, percussion); Calvin Hill (reeds, bass, percussion).
Il miglior disco di Tyner, quello che più lo ha rappresentato nel tempo. Il pianista di Philadelphia mette a punto qui dentro certe lezioni di sonorità etniche dell’ex partner John Coltrane con il quale ha condiviso episodi esaltanti come “ A Love Supreme “, “ Ascension “ e i leggendari concerti al Village Vanguard. Col lui un gruppo formato dal sassofonista Sonny Fortune , seguace di Coltrane, che farà parte poi della banda elettrica di Miles Davis, il batterista Alphonze Mouzon già collaboratore dei Weather Report e il bassista Calvin Hill . Quattro musicisti dotati con un grande impatto ritmico e slancio solistico incredibile. La title track è una lunga suite circa 23 minuti dove c’ tutto il mondo dell’artista e il suo punto di arrivo: flauti etnici, ampi arpeggi di pianoforte che diventano imperiosi, tappeto incessante di percussioni , assolo al sax soprano di Fortune, trame ritmiche che esplodono letteralmente nel finale. Due temi intimi e toccanti sono “ Ebony Queen “ dedicata alla moglie Aisha mentre “ A Prayer For My Family “ un ringraziamento alla sua famiglia che l’aveva sostenuto come uomo. “ Valley Of Life “ è un brano ipnotico che vede Tyner al koto, uno strumento a corde giapponese con cui è ritratto in copertina, mentre gli altri musicisti variano spesso i loro moduli specialmente Sonny Fortune al flauto . Il mood si fa emozionate in” Rebirth “ col pianoforte in tensione di Tyner è il sax contralto rovente di Fortune. Da sottolineare in questo album il grande lavoro di Mouzon che, oltre alla batteria, è qui in veste di trombettista, sassofonista e percussionista.Mauro Ronconi
Personnel: McCoy Tyner (piano, koto, flute, percussion); Sonny Fortune (soprano & alto saxophones, flute); Alphonse Mouzon (trumpet, reeds, drums, percussion); Calvin Hill (reeds, bass, percussion).
Tracks: 1. Ebony Queen 2. Prayer for My Family, A 3. Valley of Life 4. Rebirth 5. Sahara
Spoiler :
mp3@320
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1961,
Hard Bop,
Jazz,
Piano Jazz,
Sonny Clark
Come Fats Navarro e Charlie Parker prima di lui, la vita di Sonny Clark è stata breve ma particolarmente intensa. Minato dall'alcool e dalla droga muore nel 1963 a soli 31 anni, tuttavia produce una decina di ottimi dischi a suo nome e una serie di eccellenti collaborazioni con alcuni dei più grandi artisti dell'epoca come Sonny Rollins, Dexter Gordon, LeeMorgan ecc. Oltre a Cool Struttin', ritenuto un classico dell'hard bop, e degno di attenzione anche questo Leapin' And Lopin' registrato nel 1961 in cui suonano due musicisti di spessore come Tommy Turrentine (fratello di Stanley) alla tromba e Charlie Rouse, membro del gruppo di Monk, al sax tenore.
Personnel: Sonny Clark (piano); Ike Quebec, Charlie Rouse (tenor saxophone); Tommy Turrentine (trumpet); Butch Warren (acoustic bass); Billy Higgins (drums).
Tracks:
1. Somethin' Special
2. Deep In A Dream
3. Melody For C
4. Eric Walks
5. Voodoo
6. Midnight Mambo
Come Fats Navarro e Charlie Parker prima di lui, la vita di Sonny Clark è stata breve ma particolarmente intensa. Minato dall'alcool e dalla droga muore nel 1963 a soli 31 anni, tuttavia produce una decina di ottimi dischi a suo nome e una serie di eccellenti collaborazioni con alcuni dei più grandi artisti dell'epoca come Sonny Rollins, Dexter Gordon, LeeMorgan ecc. Oltre a Cool Struttin', ritenuto un classico dell'hard bop, e degno di attenzione anche questo Leapin' And Lopin' registrato nel 1961 in cui suonano due musicisti di spessore come Tommy Turrentine (fratello di Stanley) alla tromba e Charlie Rouse, membro del gruppo di Monk, al sax tenore.Somethin' Special
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Personnel: Sonny Clark (piano); Ike Quebec, Charlie Rouse (tenor saxophone); Tommy Turrentine (trumpet); Butch Warren (acoustic bass); Billy Higgins (drums).
Tracks:
1. Somethin' Special
2. Deep In A Dream
3. Melody For C
4. Eric Walks
5. Voodoo
6. Midnight Mambo
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1975,
Jazz,
Keith Jarrett,
Piano Jazz
L’immaginazione è una parola negativa in termini di creatività, perché si basa sulla memoria. La creatività si basa su un'altra memoria, diversa da quella dell'immaginazione. Secondo me la miglior musica è sempre quella che suona come se non ci fosse stato nulla di scritto prima di essa. Se possibile, bisogna sempre tornare e ripartire dal silenzio". Con queste parole Keith Jarrett esprimeva il suo personalissimo concetto di musica fatto da continue scoperte. Settanta minuti d'improvvisazione geniale, un continuo smussare pensieri musicali in evoluzione con impostazioni fluide e un particolare use percussivo delle tastiere. Jarrett non è un caposcuola, non ha discepoli devoti, eppure e un maestro unico. Il 'concerto di Colonia' carpisce un momento di grandissima creatività. Il pianista sceglie un suono o una frase e la elabora estemporanea mente, senza premeditazione alcuna, solo con meravigliosa spontaneità e gusto imprevedibile. Passaggi veloci, prepotenza generosa di estrema liricità ed una grande musica senza spartito che poggia le sue basi, oltre che sull'abilità tecnica, sulla possibilità di continuare ad inserire nuovi suoni, nuove melodie. Un artista randagio che cercherà ancora la sua poesia interiore con modalità inusitate, con avventure roboanti e per certi versi eccessive. Questa resta indubbiamente l'essenza sublime del suo inarrestabile pianismo, un album jazz che a tutt'oggi ha venduto qualcosa come due milioni di copie.
1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro Ronconi/Arcana
Track List:
Part / Part II a / Part II b / Part II c
L’immaginazione è una parola negativa in termini di creatività, perché si basa sulla memoria. La creatività si basa su un'altra memoria, diversa da quella dell'immaginazione. Secondo me la miglior musica è sempre quella che suona come se non ci fosse stato nulla di scritto prima di essa. Se possibile, bisogna sempre tornare e ripartire dal silenzio". Con queste parole Keith Jarrett esprimeva il suo personalissimo concetto di musica fatto da continue scoperte. Settanta minuti d'improvvisazione geniale, un continuo smussare pensieri musicali in evoluzione con impostazioni fluide e un particolare use percussivo delle tastiere. Jarrett non è un caposcuola, non ha discepoli devoti, eppure e un maestro unico. Il 'concerto di Colonia' carpisce un momento di grandissima creatività. Il pianista sceglie un suono o una frase e la elabora estemporanea mente, senza premeditazione alcuna, solo con meravigliosa spontaneità e gusto imprevedibile. Passaggi veloci, prepotenza generosa di estrema liricità ed una grande musica senza spartito che poggia le sue basi, oltre che sull'abilità tecnica, sulla possibilità di continuare ad inserire nuovi suoni, nuove melodie. Un artista randagio che cercherà ancora la sua poesia interiore con modalità inusitate, con avventure roboanti e per certi versi eccessive. Questa resta indubbiamente l'essenza sublime del suo inarrestabile pianismo, un album jazz che a tutt'oggi ha venduto qualcosa come due milioni di copie.1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro Ronconi/Arcana
Track List:
Part / Part II a / Part II b / Part II c
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pass: sergingus
pass: sergingus
1966,
Avant-Garde,
Cecil Taylor,
Free Jazz,
Jazz,
Piano Jazz
Dovendo indicare un solo disco di Taylor, molti sceglierebbero questo. La grandiosità della concezione - due ampi brani di venti minuti l'uno - e lo svolgimento insieme imprevedibile e ferreamente logico, non bastano a spiegare il fascino di quest'opera, che avvince l'ascoltatore fin dall'inizio, grazie alla straordinaria bellezza dei suoi temi. Tra i solisti, oltre agli abituali collaboratori di Taylor, spicca Bill Dixon, ospite d'eccezione, e apportatore di un ispirato elemento di contrasto.
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Personnel:
Cecil Taylor (piano)
Bill Dixon (tromba)
Jimmy Lyons (sax alto)
Henry Grimes, Alan Silva (contrabbasso)
Andrew Cyrille (batteria)
Tracks:
01. Conquistador (Taylor)
02. With (Exit) (Taylor)
03. With (Exit) [alternate take] (Taylor)
Dovendo indicare un solo disco di Taylor, molti sceglierebbero questo. La grandiosità della concezione - due ampi brani di venti minuti l'uno - e lo svolgimento insieme imprevedibile e ferreamente logico, non bastano a spiegare il fascino di quest'opera, che avvince l'ascoltatore fin dall'inizio, grazie alla straordinaria bellezza dei suoi temi. Tra i solisti, oltre agli abituali collaboratori di Taylor, spicca Bill Dixon, ospite d'eccezione, e apportatore di un ispirato elemento di contrasto.Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Conquistador
Personnel:
Cecil Taylor (piano)
Bill Dixon (tromba)
Jimmy Lyons (sax alto)
Henry Grimes, Alan Silva (contrabbasso)
Andrew Cyrille (batteria)
Tracks:
01. Conquistador (Taylor)
02. With (Exit) (Taylor)
03. With (Exit) [alternate take] (Taylor)
Spoiler :
http://rapidshare.com/files/431515301/Cecil_Taylor_-_Conquistador_.rar
1962,
Charles Mingus,
Duke Ellington,
Jazz,
Max Roach,
Piano Jazz,
Post-Bop
Un disco che ha svelato poco a poco le sue bellezze. Noto come attestato della modernità di Duke (solo Bechet, Hawkins e Pee Wee Russell, tra i coetanei, hanno inciso con musicisti di stile tanto più avanzato), consente di apprezzarne con ampiezza il pianismo tardo, così puntuto e percussivo. Ma è anche ricco di pagine stupende, alcune delle quali, chissà perchè‚, in origine scartate. Segnaliamo l'arcigno Money Jungle (con Mingus che storce una corda fuori dal manico per l'intero pezzo), la sublime serenità di Warm Valley, l'ipnotico e cullante Fleurette Africaine; tra gli inediti ripescati, il sinuoso A Little Max.
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Personnel: Duke Ellington (piano); Charles Mingus (bass); Max Roach (drums).
Tracks:
1. Very Special
2. A Little Max (Parfait)
3. A Little Max (Parfait)
Alternate take.
4. Fleurette Africaine (African Flower)
5. REM Blues
6. Wig Wise
7. Switch Blade
8. Caravan
9. Money Jungle
10. Solitude
Alternate take.
11. Solitude
12. Warm Valley
13. Backward Country Boy Blues
Un disco che ha svelato poco a poco le sue bellezze. Noto come attestato della modernità di Duke (solo Bechet, Hawkins e Pee Wee Russell, tra i coetanei, hanno inciso con musicisti di stile tanto più avanzato), consente di apprezzarne con ampiezza il pianismo tardo, così puntuto e percussivo. Ma è anche ricco di pagine stupende, alcune delle quali, chissà perchè‚, in origine scartate. Segnaliamo l'arcigno Money Jungle (con Mingus che storce una corda fuori dal manico per l'intero pezzo), la sublime serenità di Warm Valley, l'ipnotico e cullante Fleurette Africaine; tra gli inediti ripescati, il sinuoso A Little Max.Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Very Special
Personnel: Duke Ellington (piano); Charles Mingus (bass); Max Roach (drums).
Tracks:
1. Very Special
2. A Little Max (Parfait)
3. A Little Max (Parfait)
Alternate take.
4. Fleurette Africaine (African Flower)
5. REM Blues
6. Wig Wise
7. Switch Blade
8. Caravan
9. Money Jungle
10. Solitude
Alternate take.
11. Solitude
12. Warm Valley
13. Backward Country Boy Blues
Spoiler :
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1964,
1973,
Bill Evans,
Jazz,
Piano Jazz,
Saxophone Jazz,
Stan Getz
Primo e unico disco in studio inciso dalla coppia Getz/Evans, registrato per la Verve in due sessioni, il 5 e 6 maggio del 1964 (ma pubblicato solo nel 1973). Probabilmente Stan Getz e Bill Evans non erano pienamente soddisfatti del risultato ma, pur non essendo un capolavoro, il disco è godibilissimo con dei momenti memorabili come: nell’incisiva "My Heart Stood Still" e nell’elegante "Grandfather's Waltz", tutte e due provenienti dalla prima sessione con Richard Davis al contrabbasso, oppure nella bellissima "But Beautiful" registrata il giorno seguente, con Ron Carter al posto di Davis.
Personnel: Stan Getz (tenor saxophone); Bill Evans (piano); Ron Carter, Richard Davis (bass); Elvin Jones (drums).
Tracks:
1. "Night and Day" (Cole Porter)
2. "But Beautiful (Johnny Burke, Jimmy Van Heusen)
3. "Funkallero" (Bill Evans)
4. "My Heart Stood Still" (Lorenz Hart, Richard Rodgers)
5. "Melinda" (Burton Lane, Alan Jay Lerner)
6. "Grandfather's Waltz" (Lasse Farnlof, Gene Lees)
7. "Carpetbagger's Theme" (Elmer Bernstein)
8. "WNEW (Theme Song)" (Larry Green)
9. "My Heart Stood Still" [alternate take] (Hart, Rodgers)
10. "Grandfather's Waltz" [alternate take] (Farnlof, Lees)
11. "Night and Day" [alternate take] (Porter)
Primo e unico disco in studio inciso dalla coppia Getz/Evans, registrato per la Verve in due sessioni, il 5 e 6 maggio del 1964 (ma pubblicato solo nel 1973). Probabilmente Stan Getz e Bill Evans non erano pienamente soddisfatti del risultato ma, pur non essendo un capolavoro, il disco è godibilissimo con dei momenti memorabili come: nell’incisiva "My Heart Stood Still" e nell’elegante "Grandfather's Waltz", tutte e due provenienti dalla prima sessione con Richard Davis al contrabbasso, oppure nella bellissima "But Beautiful" registrata il giorno seguente, con Ron Carter al posto di Davis.My Heart Stood Still
Personnel: Stan Getz (tenor saxophone); Bill Evans (piano); Ron Carter, Richard Davis (bass); Elvin Jones (drums).
Tracks:
1. "Night and Day" (Cole Porter)
2. "But Beautiful (Johnny Burke, Jimmy Van Heusen)
3. "Funkallero" (Bill Evans)
4. "My Heart Stood Still" (Lorenz Hart, Richard Rodgers)
5. "Melinda" (Burton Lane, Alan Jay Lerner)
6. "Grandfather's Waltz" (Lasse Farnlof, Gene Lees)
7. "Carpetbagger's Theme" (Elmer Bernstein)
8. "WNEW (Theme Song)" (Larry Green)
9. "My Heart Stood Still" [alternate take] (Hart, Rodgers)
10. "Grandfather's Waltz" [alternate take] (Farnlof, Lees)
11. "Night and Day" [alternate take] (Porter)
Spoiler :
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1952,
1954,
Jazz,
Piano Jazz,
Thelonious Monk
Monk non si può definire un” bopper “ perchè non era capace di raccogliere la gioa di vivere e di suonare tipica di questi, nemmeno un “ coolster “, malgrado la sua collaborazione con Miles Davis con il quale scrisse pagine indimenticabili. Il musicista con cui riuscì ad avere un rapporto vero fu John Coltrane, che fu impressionato la prima volta che lo vide suonare e lo volle subito con sé , in quanto – diceva Trane – era il solo jazzman che riuscisse a tradurre in note musicali i suoi interrogativi interiori. La realtà è che Monk è stato un intellettuale nero autodidatta e la sua musica un continuo “ work in progress “ di straordinara forza inventiva, irripetibile. Un potenziale creativo che gli consentiva di costruire un tema senza nessuna progettazione precostituita. Il flusso delle sue idee musicali bisognava annotarle immediatamente sul pentagramma per catturarne il tema. Così nacquero ad esempio capolavori come “ Blue Monk “ e ” Round ‘Bout Midnight “. Questo disco comprende dieci composizioni frutto di tre sedute in sala d’incisione : 5 ottobre e 18 dicembre 1952 e 22 settembre 1954 . Con il pianoforte di Monk che tesse la sua affascinate e tenebrosa tela compositiva si alternano Gary Mapp e Percy Health al basso, Max Roach e Art Blakey alla batteria. In questo album vi sono alcune tra le pagine più importanti della sua carriera. Suoni strumentali strabilianti, costruzioni armoniche originali dove i due batteristi realizzano un accompagnamento perfetto ed intelligente sui piatti e i tamburi e poi il suo inconfondibile pianismo angolare e dissonante. Tra queste tracce incisive e penetranti i vertici espressivi sono “ Reflections “ , “ Monk’s Dream “ autentiche pietre miliari di creatività ritmica e armonica. , “ Just A Gigolo “ in cui Monk suona in assolo e “ Blue Monk “, composizione di geniale semplicità.
Mauro Ronconi
Personnel
Thelonious Monk (piano)
Percy Heath, Gary Mapp (bass)
Max Roach, Art Blakey (drums)
Track List
1.Blue Monk
2.Just a Gigolo
3.Bemsha Swing
4.Reflections
5.Little Rootie Tootie
6.Sweet and Lovely
7.Bye-Ya
8.Monk's Dream
9.Trinkle Tinkle
10.These Foolish Things
Spoiler :
mp3@320kbps
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1963,
Bill Evans,
Jazz,
Piano Jazz
Una delle teorie-intuizioni più importanti nella storia del jazz moderno. L'improvvisazione con tre pianoforti sovrapposti utilizzando il procedimento tecnico delle sovraincisioni per una sorta di interplay solitario.Conversation with Myself diventa così un vero e proprio interrrogarsi e rispondersi in vari stati d'animo dell'artista. Alla base della geniale idea di realizzare una musica per trio suonata da un unico musicista ci sono gli insegnamenti del grande Lennie Tristano [...] Evans si addentra in questo straordinario universo e lo scruta senza sosta nei più nascosti angoli sonori, catturando l'essenza della sua musica e del suo espressivo pianismo. [...]
1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro Ronconi/Arcana >
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Una delle teorie-intuizioni più importanti nella storia del jazz moderno. L'improvvisazione con tre pianoforti sovrapposti utilizzando il procedimento tecnico delle sovraincisioni per una sorta di interplay solitario.Conversation with Myself diventa così un vero e proprio interrrogarsi e rispondersi in vari stati d'animo dell'artista. Alla base della geniale idea di realizzare una musica per trio suonata da un unico musicista ci sono gli insegnamenti del grande Lennie Tristano [...] Evans si addentra in questo straordinario universo e lo scruta senza sosta nei più nascosti angoli sonori, catturando l'essenza della sua musica e del suo espressivo pianismo. [...]1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro Ronconi/Arcana >
Stella by Starlight
Bill Evans - Conversations with Myself
01-'Round Midnight
02-How About You_
03-Spartacus Love Theme
04-Blue Monk
05-Stella by Starlight
06-Hey, There
07-N Y C 's No Lark
08-Just You, Just Me
09-Bemsha Swing
10-A Sleepin' Bee
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1961,
Bill Evans,
Hot Topic,
Jazz,
Modal Music,
Paul Motian,
Piano Jazz,
Post-Bop,
Scott LaFaro
Personnel
Bill Evans (piano)
Scott LaFaro (bass)
Paul Motian (drums)
Tracks:
01. Gloria's Step (Take 2)
02. Gloria's Step (Take 3)
03. My Man's Gone Now
04. Solar
05. Alice In Wonderland (Take 2)
06. Alice In Wonderland (Take 1)
07. All Of You (Take 2)
08. All Of You (Take 3)
09. Jade Visions (Take 2)
10. Jade Visions (Take 1)
Registrato in un indimenticabile esibizione dal vivo il Il 25 giugno 1961 al Village Vanguard di New York, "Sunday At The Village Vanguard" è un album indispensabile per ogni amante del jazz, un ottimo punto di partenza per chi vuole cominciare a conoscere Bill Evans e l'immenso talento dello sfortunato contrabbassista Scott LaFaro. Purtroppo dieci giorni dopo il concerto, LaFaro morì tragicamente in un incidente stradale, ponendo fine al trio jazz "perfetto" nel modo più tragico. In omaggio all'amico-collega scomparso Bill Evans decise di intitolare il disco "Bill Evans Trio, Sunday at the Village Vanguard, Featuring Scott LaFaro."
Gloria's Step (Take 2)
Personnel
Bill Evans (piano)
Scott LaFaro (bass)
Paul Motian (drums)
Tracks:
01. Gloria's Step (Take 2)
02. Gloria's Step (Take 3)
03. My Man's Gone Now
04. Solar
05. Alice In Wonderland (Take 2)
06. Alice In Wonderland (Take 1)
07. All Of You (Take 2)
08. All Of You (Take 3)
09. Jade Visions (Take 2)
10. Jade Visions (Take 1)
Spoiler :
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Bill Evans,
Cool,
Early Jazz,
Modal Music,
Piano Jazz,
Scott LaFaro
[...] Portrait in jazz è il primo disco del trio Bill Evans (piano), Scott La Faro (contrabbasso) e Paul Motian (batteria). Inciso nel 1959, il disco rappresentava non solo l’abbandono da parte di Bill Evans del suo ruolo di sideman, ma anche il tentativo di cambiare le regole del trio. Formazione classica nel jazz, il trio pianoforte, contrabbasso e batteria sviluppava il discorso musicale intorno alla leadership del pianista, mentre gli altri componenti del gruppo svolgevano generalmente un ruolo complementare, di accompagnamento. Evans con questo nuovo trio tenta la realizzazione di un nuovo interplay fra i componenti del gruppo, una maggiore libertà individuale che apra la strada a una sorta di improvvisazione collettiva, in cui ogni parte improvvisata sia cellula di origine della successiva, in una logica strutturale che fa della consequenzialità il suo cardine. Emblematica in questo senso è la bellissima versione di “Autumn leaves”, o la cover del classico disneyano “Someday my prince will come”, che Evans trasforma in un valzer, o ancora la bellissima “Spring is here”, in cui la linea melodica lascia trapelare quella che è una delle caratteristiche dell’arte di Bill Evans: lo sguardo introspettivo e sincero. I brani sono standard che Bill Evans ricostruisce e rivitalizza con originalità, fatta eccezione per due sue composizioni: “Peri’s Scope” e “Blue in green”. [...]
Scritto da Paola - BILL EVANS TRIO, Portrait in jazz - http://www.pianosolo.it
Bill Evans Trio:
Bill Evans (piano)
Scott LaFaro (bass)
Paul Motian (drums)
Tracks:
01. Come Rain Or Come Shine
02. Autumn Leaves
03. Witchcraft
04. When I Fall in Love
05. Peri's Scope
06. What Is This Thing Called Love
07. Spring Is Here
08. Someday My Prince Will Come
09. Blue In Green
10. 10. Autumn Leaves (alternate performance - monaural LP version)
[...] Portrait in jazz è il primo disco del trio Bill Evans (piano), Scott La Faro (contrabbasso) e Paul Motian (batteria). Inciso nel 1959, il disco rappresentava non solo l’abbandono da parte di Bill Evans del suo ruolo di sideman, ma anche il tentativo di cambiare le regole del trio. Formazione classica nel jazz, il trio pianoforte, contrabbasso e batteria sviluppava il discorso musicale intorno alla leadership del pianista, mentre gli altri componenti del gruppo svolgevano generalmente un ruolo complementare, di accompagnamento. Evans con questo nuovo trio tenta la realizzazione di un nuovo interplay fra i componenti del gruppo, una maggiore libertà individuale che apra la strada a una sorta di improvvisazione collettiva, in cui ogni parte improvvisata sia cellula di origine della successiva, in una logica strutturale che fa della consequenzialità il suo cardine. Emblematica in questo senso è la bellissima versione di “Autumn leaves”, o la cover del classico disneyano “Someday my prince will come”, che Evans trasforma in un valzer, o ancora la bellissima “Spring is here”, in cui la linea melodica lascia trapelare quella che è una delle caratteristiche dell’arte di Bill Evans: lo sguardo introspettivo e sincero. I brani sono standard che Bill Evans ricostruisce e rivitalizza con originalità, fatta eccezione per due sue composizioni: “Peri’s Scope” e “Blue in green”. [...]Scritto da Paola - BILL EVANS TRIO, Portrait in jazz - http://www.pianosolo.it
Bill Evans Trio:
Bill Evans (piano)
Scott LaFaro (bass)
Paul Motian (drums)
Tracks:
01. Come Rain Or Come Shine
02. Autumn Leaves
03. Witchcraft
04. When I Fall in Love
05. Peri's Scope
06. What Is This Thing Called Love
07. Spring Is Here
08. Someday My Prince Will Come
09. Blue In Green
10. 10. Autumn Leaves (alternate performance - monaural LP version)
Spoiler :
http://rapidshare.com/files/351235618/Bil_
Evan_PortInJaz_DCC.part1.rar
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Evan_PortInJaz_DCC.part1.rar
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1958,
Ahmad Jamal,
Cool,
Jazz,
Piano Jazz,
Post-Bop
Registrato il 16 gennaio del 1958 presso il Club Pershing di Chicago, At The Pershing / But Not For Me è stato il punto di svolta nella carriera di Ahmad Jamal. Con questo disco Jamal dimostrò di essere un musicista davvero completo e il brano "Poinciana" - uno dei suoi più grandi successi - balzò ai vertici delle classifiche.In questa registrazione il leggendario pianista - a lungo tra i preferiti da Miles Davis - è affiancato da Vernell Fornier (batteria) e Israel Crosby (contrabasso).
Tracklist:
1. But Not for Me
2. Surrey With the Fringe on Top
3. Moonlight in Vermont
4. (Put Another Nickel in) Music Music Music
5. No Greater Love
6. Poinciana
7. Woody'n You
8. What's New
Personnel:
Ahmad Jamal Piano
Israel Crosby Bass
Vernell Fornier Drums
Spoiler :
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1967,
Jazz,
McCoy Tyner,
Piano Jazz,
Post-Bop
McCoy Tyner è senza dubbio uno dei pianisti più influenti e carismatici della scena contemporanea. I suoi accordi sofisticati e il tocco particolarmente delicato fa di lui un erede moderno di Art Tatum. Influenzato in maniera indelebile da John Coltrane con cui ha collaborato in alcuni tra i più importanti dischi della storia jazz come My Favorite Things e A Love Supreme, ha saputo sviluppare in seguito uno stile personale e originale, inventando tra l'altro il modale al pianoforte. "The Real McCoy" inciso nel 1967 per l'etichetta Blue Note è senza dubbio il suo disco migliore, realizzato con la collaborazione di Joe Henderson, Ron Carter e Elvin Jones, Tyner firma i cinque brani contenuti nell'album, i quali diventeranno tutti degli standard.
Personnel:
McCoy Tyner - piano
Joe Henderson - tenor saxophone
Ron Carter - bass
Elvin Jones - drums
Tracklist:
1. Passion Dance
2. Contemplation
3. Four by Five
4. Search for Peace
5. Blues on the Corner
McCoy Tyner è senza dubbio uno dei pianisti più influenti e carismatici della scena contemporanea. I suoi accordi sofisticati e il tocco particolarmente delicato fa di lui un erede moderno di Art Tatum. Influenzato in maniera indelebile da John Coltrane con cui ha collaborato in alcuni tra i più importanti dischi della storia jazz come My Favorite Things e A Love Supreme, ha saputo sviluppare in seguito uno stile personale e originale, inventando tra l'altro il modale al pianoforte. "The Real McCoy" inciso nel 1967 per l'etichetta Blue Note è senza dubbio il suo disco migliore, realizzato con la collaborazione di Joe Henderson, Ron Carter e Elvin Jones, Tyner firma i cinque brani contenuti nell'album, i quali diventeranno tutti degli standard. Personnel:
McCoy Tyner - piano
Joe Henderson - tenor saxophone
Ron Carter - bass
Elvin Jones - drums
Tracklist:
1. Passion Dance
2. Contemplation
3. Four by Five
4. Search for Peace
5. Blues on the Corner
Spoiler :
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1964,
Andrew Hill,
Avant-Garde,
Jazz,
Piano Jazz,
Post-Bop
"Point of Departure" é un disco basilare per ogni discoteca jazz che si rispetti. Per quella session del 21 marzo del 1964, la Blue Note mette a disposizione di Andrew Hill un cast che definire stellare potrebbe sembrare riduttivo. Le cinque composizioni (tutte scritte da Hill) del disco originale sono pezzi vulcanici e trascinanti, che travalicano e superano le forme consuete del jazz.
Tratto da Jazz 101 di Flavio Caprera
Tratto da Jazz 101 di Flavio Caprera
Personnel: Andrew Hill (piano); Eric Dolphy (alto saxophone, flute, bass clarinet); Joe Henderson (tenor saxophone); Kenny Dorham (trumpet); Richard Davis (bass); Tony Williams (drums).
Tracks: 1. Refuge 2. New Monastery 3. Spectrum 4. Flight 19 5. Dedication 6. New Monastery - (alternate take, bonus track) 7. Flight 19 - (alternate take, bonus track) 8. Dedication - (alternate take, bonus track)
Spoiler :
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Password: bartel75
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Password: bartel75
1959,
Bop,
Hard Bop,
Jazz,
Piano Jazz,
Thelonious Monk
Per un pianista con un approccio così personale allo strumento e alla composizione è quasi d’obbligo confrontarsi con il piano-solo; per Monk la cosa non è stata così frequente visto che in trent’anni di carriera (’41-’71) è avvenuto solo quattro volte: nel 1954 con Piano solo (Vogue) che raccoglie un concerto parigino, nel 1957 con Thelonious himself (Riverside) e nel 1971 con l’estemporanea registrazione di The London collection (Black Lion). La quarta, quella che mi pare più importante, è questo Alone in San Francisco. Monk è davanti al suo pianoforte nella solitudine di una grande sala dall’acustica calda e ricca di armonici in una sorta di sospensione dal tempo e dallo spazio; la sua musica pare vivere di vita propria assomigliando ad una scultura che si staglia nel silenzio e nell’immobilità. I brani sono una decina e vengono resi da Monk con una essenzialità – non povertà! – che va diretta al cuore stesso della musica, della melodia, della singola nota. Lo sappiamo: Monk non eccelle nella tecnica, quella che si vorrebbe accademica, ma ogni sua nota ha un significato, ogni suo passaggio è perfetto per l’economia del brano, ogni sua scelta è precisa e fondamentale, come quella di non effettuare alcun assolo in Everything happens to me, ma di ripeterne praticamente tre volte il tema “semplicemente” variandone la struttura melodica. Splendidi anche il classico Blue Monk, scarnificato fin nella profonda innervatura blues, Ruby my dear con suo swing trattenuto, la free-form di Round lights e la struttura quasi matematica di Pannonica, i finti tentennamenti di Bluehawk, fino alla poetica ripresa del classico anni ’20 There’s danger in your eyes, Cherie mai più registrato. Un disco non facile, come non è facile la musica di Monk, ma davvero fondamentale nella sua discografia.
Francesco Soliani – jazzer.it
Per un pianista con un approccio così personale allo strumento e alla composizione è quasi d’obbligo confrontarsi con il piano-solo; per Monk la cosa non è stata così frequente visto che in trent’anni di carriera (’41-’71) è avvenuto solo quattro volte: nel 1954 con Piano solo (Vogue) che raccoglie un concerto parigino, nel 1957 con Thelonious himself (Riverside) e nel 1971 con l’estemporanea registrazione di The London collection (Black Lion). La quarta, quella che mi pare più importante, è questo Alone in San Francisco. Monk è davanti al suo pianoforte nella solitudine di una grande sala dall’acustica calda e ricca di armonici in una sorta di sospensione dal tempo e dallo spazio; la sua musica pare vivere di vita propria assomigliando ad una scultura che si staglia nel silenzio e nell’immobilità. I brani sono una decina e vengono resi da Monk con una essenzialità – non povertà! – che va diretta al cuore stesso della musica, della melodia, della singola nota. Lo sappiamo: Monk non eccelle nella tecnica, quella che si vorrebbe accademica, ma ogni sua nota ha un significato, ogni suo passaggio è perfetto per l’economia del brano, ogni sua scelta è precisa e fondamentale, come quella di non effettuare alcun assolo in Everything happens to me, ma di ripeterne praticamente tre volte il tema “semplicemente” variandone la struttura melodica. Splendidi anche il classico Blue Monk, scarnificato fin nella profonda innervatura blues, Ruby my dear con suo swing trattenuto, la free-form di Round lights e la struttura quasi matematica di Pannonica, i finti tentennamenti di Bluehawk, fino alla poetica ripresa del classico anni ’20 There’s danger in your eyes, Cherie mai più registrato. Un disco non facile, come non è facile la musica di Monk, ma davvero fondamentale nella sua discografia.Francesco Soliani – jazzer.it
Solo performer: Thelonious Monk (piano)
Tracks:
1. Blue Monk
2. Ruby, My Dear
3. Round Lights
4. Everything Happens to Me
5. You Took the Words Right Out of My Heart
6. Bluehawk
7. Pannonica
8. Remember
9. There's Danger in Your Eyes, Cherie - (Take 2)
10. There's Danger in Your Eyes, Cherie - (Take 1, bonus track)
11. Reflections
Spoiler :
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