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1965,
Hard Bop,
Jazz,
Lee Morgan,
Trumpet Jazz
Non ci si lasci ingannare dal brano quasi rhythm and blues (Yes I Can, No You Can't). A metà anni Sessanta la Blue Note imponeva ai suoi musicisti di aprire ogni Lp con un pezzo ballabile e orecchiabile: dovettero farlo Silver, Shorter e tanti altri. Il meglio viene dopo: ed è una delle incisioni più aggressive e compatte di tutta la produzione di Morgan.
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Speedball
Personnel:
Lee Morgan - trumpet
Wayne Shorter - tenor saxophone
Harold Mabern - piano
Bob Cranshaw - acoustic bass
Billy Higgins - drums
Tracks:
1. Yes I Can, No You Can't
2. Trapped
3. Speedball
4. The Gigolo
5. You Go To My Head - (previously unreleased)
6. The Gigolo - (previously unreleased, alternate take)
Spoiler :
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1965,
Avant-Garde,
Free Jazz,
Jazz,
John Coltrane,
Saxophone Jazz
Opera infernale e celestiale, segna il punto di rottura del quartetto Coltrane, da cui Tyner ed Elvin Jones si staccarono subito dopo, gettando la spugna. Se si ha il coraggio di oltrepassare il paesaggio sonoro da fantascienza dei primi minuti - un diluvio di fischi e tambureggiamenti in cui nessun essere umano parrebbe potersi addentrare senza timore - si affronta un viaggio tra visioni sulfuree, urlanti, arroventate, e visioni cristalline, mormoranti, fresche e rigeneratrici. Coltrane costruì l'opera come un collage di cinque composizioni distinte, in cui le opposte polarità si alternano in modo sconcertante ma sagacemente pianificato; e i suoi assolo sono di una semplicità ascetica.
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Serenity
Personnel: John Coltrane (tenor saxophone, percussion); Pharoah Sanders (tenor saxophone, tambourine, bells); McCoy Tyner (piano); Jimmy Garrison (acoustic bass); Elvin Jones, Rashied Ali (drums).
Tracklist
01. The Father and The Son and The Holy Ghost
02. Compassion
03. Love
04. Consequences
05. Serenity
Spoiler :
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1965,
Archie Shepp,
Avant-Garde,
Free Jazz,
Jazz,
Saxophone Jazz
Grazie a John Coltrane nel 1964 Sheep ottiene un contratto con la Impulse. Con questa label il sassofonista registrerà due lavori, “ Fire Music “ e “ New Thing At Newport “ insieme al vibrafonista Bobby Hutcherson. In quel periodo la negritudine e l’africanismo sono le parole chiave negli ambienti jazz, tanto che i grandi protagonisti come Max Roach, Charles Mingus, i Jazz Messengers, Cecil Taylor, John Coltrane in un modo e nell’altro guardano all’Africa realizzando dischi che diventano il primo appoggio alla cosiddetta “ black revolution “. Nasce una linea di sviluppo nella quale si identifica presto la riscoperta e la “ purificazione “ della cultura africana… Archie Sheep con questo disco assurge immediatamente a protagonista di questo movimento che non aveva precedenti perché mai la musica era stata così prossima all’ideologia come all’interno di questo fenomeno. Così, nel momento più infuocato del free, quando imperversava la fascinazione psichedelica e l’influenza del nazionalismo afro-americano, il sassofonista sintetizza in “ Fire Music “ quello che andava sperimentando da anni nella sua vita : dall’impegno politico alla lotta sociale, dal gusto per il recitativo ai suoi amori jazzistici per Ben Webster e Duke Ellington, fino allo sberleffo verso un certo tipo di musica sudamericana che andava per la maggiore. La composizione più emblematica e articolata del disco è “ Hambone “, che si apre con un tempo cadenzato segnato dal contrabbasso su cui si dipana, in discordanza ritmica, un corale di fiati dal vocalizzo atonale. Ad un certo punto la musica si ferma; quindi riparte con una frase di quattro battute che ricorrerà per tutto il brano e che dà il via a un altro più complesso fraseggio ( sempre a quattro voci ) dopo il quale il brano ricomincia. Il primo assolo è quello di Ted Curson, mentre in sottofondo gli altri strumenti oscillano e ripetono una frase tra il 7/4 e 5/4. Un assolo lirico, acido che si scioglie in un passaggio ritmico libero. I tempi si fanno r&b a sostenere il sax alto di Marlon Brown e il trombone di Joseph Orange. E’ un affresco ricco di trovate, di carica emotiva da togliere il fiato. Una musica “ cattiva “, carica di violenza sonora, ribelle come il solo di Sheep che urla selvaggiamente in un clima tribale di esaltazione collettiva fino a spegnersi, ma soltanto per tornare al corale dell’inizio. “ Los Olivados “ ( significa “ I Dimenticati “ ) prende il titolo di un film di Bunuel che alterna sequenze ritmiche lentissime ad altre velocissime con frasi dal taglio tipicamente bop, eseguite volutamente “ fuori tempo “ ad affermare l’importanza dell’improvvisazione collettiva. “ Malcom, Malcom, Semper Malcom “ era in origine una lunga session intitolata “ The Funeral “ scritta per sax alto e dedicata a Edgar Meavers, un altro leader del Black Power. Quando Malcom X viene assassinato, Sheep riscrive il brano adattandolo per sax tenore. Il pezzo inizia con il leader che recita una sua poesia e prosegue in un contesto sonoro dai toni dolenti, funebri. Qui gli intenti rivoluzionari trovano una particolare forma di sublimazione. Un brano che ha un legame strettissimo con il processo evolutivo del Black Power, il quale proponeva in termini molto duri il riscatto e il recupero della negritudine come momento emergente ed esaltante dell’identità umana…Qualcuno insinuò – a torto – un rapporto di amore-odio di Sheep nei confronti di Duke Ellington, in quanto il “ Duca “ veniva percepito dai militanti più radicali come il classico nero asservito completamente dall’industria e al sistema dei bianchi. Ma non era affatto così. Il sassofonista nutriva infatti un profondo rispetto per la musica ellingtoniana e “ Prelude To A Kiss “ – uno dei suoi temi più celebri – viene offerto qui in una versione lenta, languida, affettuosa, densa di invenzioni solistiche. E’ lo stesso Sheep ad affermare : “ Ho scelto questa composizione perché in fondo sono un sentimentale. Duke ha scritto alcune delle più belle ballad in America e spesso mi ispiro a lui “. L’album si chiude con la parodia di “ The Girl From Ipanema “. La famosa composizione di Jobim, che era l’hit discografico del momento, diventa una canovaccio su cui opera il musicista giocando la carta di un caleidoscopio di trovate sul tema, elaborato secondo una prospettiva quasi mingusiana: lo scopo è di stravolgere la cosiddetta musica commerciale sino a renderla sgradevole, grottesca, quasi inascoltabile. Dopo questo lavoro, Sheep si ritrovò ovviamente fuori da certi circuiti di consumo, ma si guadagna l’ammirazione dei musicisti più colti ed eruditi. “ Fire Music “ resta ancora oggi un album emblematico, concomitante con un processo evolutivo legato alla musica come ideologia. Il riscatto e il recupero della negritudine sono visti come un momento chiave dell’identità e sottolineano la necessità della protesta, quella che Antonio Gramsci chiamò “ capacità di odiare “ nel nome più inviolabile dei diritti: farsi uomini e riconoscersi. A tale proposito rimane storica una dichiarazione di Sheep : “ Io sono un artista antifascista. La mia musica è funzionale. Io suono la mia morte per mano vostra. Io esulto perché vivo a vostro dispetto. Do una parte di tutto questo a voi ogni volta che mi ascoltate, il che attualmente non succede mai. La mia musica è per il popolo. Se sei un borghese, allora devi ascoltarla secondo i miei termini…”
1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/ Ronconi Mauro/ Arcana
Tracks:
1. Hambone 12:05
2. Los Olvidados 8:36
3. Malcolm, Malcolm, Semper Malcolm 4:40
4. Prelude to a Kiss 4:41
5. The Girl from Ipanema 8:18
6. Hambone [live] 11:52
2. Los Olvidados 8:36
3. Malcolm, Malcolm, Semper Malcolm 4:40
4. Prelude to a Kiss 4:41
5. The Girl from Ipanema 8:18
6. Hambone [live] 11:52
Personnel:
Archie Shepp - Sax (Tenor)
Marion Brown - Sax (Alto)
Fred Pirtle - Sax (Baritone)
Ted Curson - Trumpet
Virgil Jones - Trumpet
Joseph Orange - Trombone
Ashley Fennell - Trombone
Reggie Johnson - Bass
David Izenzon - Bass
Joe Chambers - Drums
J.C. Moses - Drums
Roger Blank - Drums
Rudy Van Gelder - Engineer
Archie Shepp - Sax (Tenor)
Marion Brown - Sax (Alto)
Fred Pirtle - Sax (Baritone)
Ted Curson - Trumpet
Virgil Jones - Trumpet
Joseph Orange - Trombone
Ashley Fennell - Trombone
Reggie Johnson - Bass
David Izenzon - Bass
Joe Chambers - Drums
J.C. Moses - Drums
Roger Blank - Drums
Rudy Van Gelder - Engineer
Spoiler :
mp3 320kbps
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1965,
Avant-Garde,
Free Jazz,
Jazz,
John Coltrane,
Saxophone Jazz
"Ascension" è il disco della svolta definitiva, Coltrane abbraccia completamente gli stilemi del free jazz e per l'occasione riunisce attorno al suo storico quartetto (McCoy Tyner, Elvin Jones, Jimmy Garrison), alcuni dei musicisti più importanti dell'avanguardia jazz (Eric Dolphy, Freddie Hubbard, Archie Shepp, Pharoah Sanders, Marion Brown, John Tchicai e altri).
Tracks:
1 Ascension [Edition II]
2 Ascension [Edition I]
"Ascension" è il disco della svolta definitiva, Coltrane abbraccia completamente gli stilemi del free jazz e per l'occasione riunisce attorno al suo storico quartetto (McCoy Tyner, Elvin Jones, Jimmy Garrison), alcuni dei musicisti più importanti dell'avanguardia jazz (Eric Dolphy, Freddie Hubbard, Archie Shepp, Pharoah Sanders, Marion Brown, John Tchicai e altri).
Ha scritto Arrigo Polillo: "Come aveva già fatto Coleman per Free Jazz, egli [Coltrane, N.d.R.] concepì la sua opera-esecuzione-rito come una serie di assoli liberamente improvvisati, raccordati fra loro da passaggi d'assieme preordinati; questi ultimi sono basati su accordi, però opzionali, mentre altre parti sono atonali. La giustapposizione di idee tonali a passaggi atonali, le sovrapposizioni di brandelli melodici a uno sfondo informale, magmatico, ribollente, la grande tensione dei gridanti assoli e il contrasto di questi con la polifonia collettiva, e infine il tempo veloce concorrono a creare un clima di grande eccitazione. Durante la registrazione - assicura chi c'era - le persone presenti in studio non poterono trattenersi dal gridare"[1].
[1] Arrigo Polillo, Jazz. La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana, Mondadori, Milano 2009, pag. 736.
Ascension [Edition II]
Personnel: John Coltrane (tenor saxophone); John Tchicai, Marion Brown (alto saxophone); Freddie Hubbard (tenor saxophone, trumpet); Pharoah Sanders, Archie Shepp (tenor saxophone); Dewey Johnson (trumpet); McCoy Tyner (piano); Elvin Jones (drums).
Tracks:
1 Ascension [Edition II]
2 Ascension [Edition I]
Spoiler :
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1965,
Hard Bop,
Herbie Hancock,
Jazz,
Modal Music
Herbie Jeffrey Hancock, insieme a McCoy Tyner, era a quell tempo il più interessante “ house pianist “ della Blue Note. Nel giro di un anno aveva suonato con tutti i jazzisti progressisti della label, da Wayne Shorter a Tony Williams ( interessante la sua collaborazione agli arrangiamenti di “ Life Time “ ), da Sam Rivers a Bobby Hutcherson ( era lui che in “ The Omen “, dall’album “ Happenings “, scuoteva una scatola di sassolini ). Senza dimenticare i giganti del giro, da Sonny Rollins a Wes Montgomery. Erano i tempi delle sperimentazioni sugli impasti timbrici, sulle libertà ritmiche, sull’uso modale e lui, l’ex enfant prodige che suonava Mozart a unidici anni con l’orchestra sinfonica di Chicago, faceva parte del nucleo di musicisti più talentuosi che Miles Davis aveva mai avuto. E proprio insieme al vecchio quintetto davisiano con l’aggiunta di Freddie Hubbard alla tromba, che Hancock realizza questo capolavoro di esplorazione dei modi e di ritmi sovrapposti e sospesi. “ Maiden Voyage “ è un concept album, cinque composizioni ispirate al mare, alle sue profondità, alla sua mutevolezza, ai suoi elementi... Le tracce sono quasi tutte modali e tonali su una struttira chiusa, ma qui c’è un approccio diverso e decisamente nuovo al modale. Per questo “ Maiden Voyage “ è un album pionieristico per quanto riguarda il linguaggio cosiddetto “ neomodale ”: per la prima volta gli accordi diventano l’unico materiale armonico di una composizione diversificando di conseguenza tutta la struttura ritmica. Non a caso la “ title track “ di apertura è da sempre accreditata come l’opera più affascinante di questa nuova forma. Venne fuori durante le sessions di “ E.S.P. “ con Davis ed è la sintesi dell’intero lavoro, specialmente quando compaiono all’unisono sax e tromba e gli accordi ( in settima ) sospesi che regalano un’atmosfera magicamente irrisolta, quasi spaziale… Da ricordare, inoltre, che questo brano fu scritto originariamente per lo spot pubblicitario di un profumo e che solo in secondo tempo Hancock ne realizzò la stesura definitiva. Un brano memorabile che influenzerà tanto il jazz che il rock degli anni Sessanta, fino alal nuova soul music dei Settanta, come fece notare lo stesso Hancock in un’intervista . “ Un esempio d’ispirazione a “ Maiden Voyage “ è “ What’s Going On “ di Marvin Gaye , sia in termini ritmici che di movimento armonico. Comincia con un accordo in settima con l’undicesima sotto – un accordo sale di una terza minore con la quarta sospesa – e quindi l’accordo dale di una terza minore. E’ quello che succede in “ What’s Going On “ . … “ Little One “, registrato due mesi prima e inserito anch’esso in “ E.S.P. “, è un gioiello di abilità descrittiva contrappuntato dai fiati dove Hancock inizia il suo assolo citando “ A Love Supreme “ di Coltrane. Ma tutto il disco è ricco di phatos: basti pensare al blues in fa minore di “ The Eyes Of The Hurricane “ e ai richiami free di “ Survival Of The Fittiest “, dove la sezione ritmica lavora in continui cambi di tempo. In chiusura arriva “ Dolphin Dance “, uno dei brani più belli mai scritti dal tastierista. E’ un tema dal superbo lavoro armonico tutto teso a una delicatezza melodica stupefacente, dove un clima liquido e rarefatto viene intervallato da improvvisazioni al piano tutte sottolineate dalla sezione ritmica: inoltre ricompaiono all’unisono tromba e sax di Hubbard e Coleman, proprio come in “ Maiden Voyage “. Certamente, in questo disco l’influsso di Davis si fa sentire forte soprattutto negli arrangiamenti e nelle sortite pianistiche. Ma il tutto finisce per risultare utile ai fini della resa stilistica e agli spunti che questo lavoro ha offerto per poter tracciare un cammino che, da certe fasi di sviluppo ancora legate al mainstream, condurrà poi il musicista verso nuovi e singolari approdi, compreso il famoso ponte tra il jazz modale di “ Kind Of Blue “ e l’eretica svolta elettrica di “ Bitches Brew “.
100 dischi ideali per capire il jazz / Mauro Ronconi / Editori Riuniti
Personnel: Herbie Hancock (piano); George Coleman (tenor saxophone); Freddie Hubbard (trumpet); Ron Carter (bass); Tony Williams (drums)
Tracks: 1. Maiden Voyage 2. Eye of the Hurricane, The 3. Little One 4. Survival of the Fittest 5. Dolphin Dance
100 dischi ideali per capire il jazz / Mauro Ronconi / Editori Riuniti
Personnel: Herbie Hancock (piano); George Coleman (tenor saxophone); Freddie Hubbard (trumpet); Ron Carter (bass); Tony Williams (drums)
Tracks: 1. Maiden Voyage 2. Eye of the Hurricane, The 3. Little One 4. Survival of the Fittest 5. Dolphin Dance
Spoiler :
160@kbps
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1965,
Avant-Garde,
Jazz,
Sam Rivers,
Saxophone Jazz
"Contours" è uno dei dischi più importanti degli anni sessanta. Registrato il 21 maggio del 1965, i cinque brani sono tutti frutto della mente creativa di Sam Rivers, un musicista schivo, riservato, amante della vita tranquilla, contrario ad ogni tipo di compromesso. Per questo disco la Blue Note gli mette a disposizione alcuni dei migliori musicisti del momento: il grande trombettista Freddie Hubbard, il miglior contrabbassista del momento Ron Carter, Herbie Hancock al piano e Joe Chambers alla batteria. Il risultato è un album eccezionale, carico di energia con invenzioni straordinarie e assolo entusiasmanti.
Personnel:
Sam Rivers (flute, soprano saxophone, tenor saxophone);
Freddie Hubbard (trumpet);
Herbie Hancock (piano);
Ron Carter (bass instrument);
Joe Chambers (drums)
Tracks:
1. Point of Many Returns
2. Dance of the Tripedal
3. Euterpe
4. Mellifluous Cacophony
5. Mellifluous Cacophony (Alternate Take)
"Contours" è uno dei dischi più importanti degli anni sessanta. Registrato il 21 maggio del 1965, i cinque brani sono tutti frutto della mente creativa di Sam Rivers, un musicista schivo, riservato, amante della vita tranquilla, contrario ad ogni tipo di compromesso. Per questo disco la Blue Note gli mette a disposizione alcuni dei migliori musicisti del momento: il grande trombettista Freddie Hubbard, il miglior contrabbassista del momento Ron Carter, Herbie Hancock al piano e Joe Chambers alla batteria. Il risultato è un album eccezionale, carico di energia con invenzioni straordinarie e assolo entusiasmanti. Personnel:
Sam Rivers (flute, soprano saxophone, tenor saxophone);
Freddie Hubbard (trumpet);
Herbie Hancock (piano);
Ron Carter (bass instrument);
Joe Chambers (drums)
Tracks:
1. Point of Many Returns
2. Dance of the Tripedal
3. Euterpe
4. Mellifluous Cacophony
5. Mellifluous Cacophony (Alternate Take)
Spoiler :
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1965,
Jazz,
Larry Young
Khalid Yasin, meglio conosciuto come Larry Young è stato, al pari del caposcuola Jimmy Smith, uno dei più grandi organisti e suonatore di tastiere elettriche jazz. Figlio di un’organista, Larry studia pianoforte classico e jazz. Deciso a diventare musicista professionista comincia a suonare in varie formazioni r&b e dal 1960 incide per la Prestige Records i suoi primi dischi da leader. La sua musica è una miscela di soul-jazz molto simile a quella introdotta dall’organo del grande Jimmy Smith, per questo all'inizio sembrava l'ennesimo clone di Smith. Passato però, quattro anni più tardi, alla Blue Note, la sua musica cambia radicalmente direzione, porta sul suo organo Hammond B-3 il jazz modale di John Coltrane, e incide quello che per la maggior parte dei critici è il suo disco migliore, “Unity”. Insieme all'organista ci sono un giovane Woody Shaw alla tromba, che firma l’omaggio a Coltrane Moontrane, Joe Henderson al sax ed Elvin Jones alla batteria. Il disco è stato anche un passo in avanti verso la fusion.
Personnel: Larry Young (Hammond B-3 organ); Joe Henderson (tenor saxophone); Woody Shaw (trumpet); Elvin Jones (drums)
Tracks: 1. Zoltan 2. Monk's Dream 3. If 4. Moontrane, The 5. Softly, As in a Morning Sunrise 6. Beyond All Limits
Khalid Yasin, meglio conosciuto come Larry Young è stato, al pari del caposcuola Jimmy Smith, uno dei più grandi organisti e suonatore di tastiere elettriche jazz. Figlio di un’organista, Larry studia pianoforte classico e jazz. Deciso a diventare musicista professionista comincia a suonare in varie formazioni r&b e dal 1960 incide per la Prestige Records i suoi primi dischi da leader. La sua musica è una miscela di soul-jazz molto simile a quella introdotta dall’organo del grande Jimmy Smith, per questo all'inizio sembrava l'ennesimo clone di Smith. Passato però, quattro anni più tardi, alla Blue Note, la sua musica cambia radicalmente direzione, porta sul suo organo Hammond B-3 il jazz modale di John Coltrane, e incide quello che per la maggior parte dei critici è il suo disco migliore, “Unity”. Insieme all'organista ci sono un giovane Woody Shaw alla tromba, che firma l’omaggio a Coltrane Moontrane, Joe Henderson al sax ed Elvin Jones alla batteria. Il disco è stato anche un passo in avanti verso la fusion.Personnel: Larry Young (Hammond B-3 organ); Joe Henderson (tenor saxophone); Woody Shaw (trumpet); Elvin Jones (drums)
Tracks: 1. Zoltan 2. Monk's Dream 3. If 4. Moontrane, The 5. Softly, As in a Morning Sunrise 6. Beyond All Limits
Spoiler :
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Password: bartel75
Password: bartel75
1965,
Bob Dylan,
Pop Rock
Ha quasi cinquant'anni ma non li dimostra. Like a Rolling Stone, "la più grande canzone di tutti i tempi", secondo il magazine americano «Rolling Stone», segnò una svolta fondamentale nella carriera di Bob Dylan e cambiò per sempre la storia del rock, perché: «nessun’altra canzone ha mai sfidato e trasformato i codici commerciali e le convenzioni artistiche della sua epoca così profondamente». Fu registrata il 15 e 16 giugno del 1965, pubblicata su 45 giri il 20 luglio dello stesso anno e inserita successivamente nell'album Highway 61 Revisited. Like a Rolling Stone viene eseguita per la prima volta in pubblico al festival di Newport, il 25 luglio 1965. Il festival di Newport è il più grande festival folk, tutti attendono Bob Dylan come un idolo, come un profeta, lui sale sul palco con una fender stratocaster e inizia a suonare, è la svolta elettrica, il punto di non ritorno. Il concerto dura appena il tempo di tre canzoni, subbissato dai fischi Bob abbandona il palco, torna poco dopo suona ancora alcuni brani acustici, ma ormai la nuova strada era tracciata e la musica rock non sarà più la stessa. ...Hoow doooes it feeel...
Bob Rock
Bob Rock
" How does it feel
How does it feel
To be on your own
With no direction home
Like a complete unknown
Like a rolling stone? "
Spoiler :
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