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La fama di Bobby Timmons è legata per lo più al periodo trascorso con i Jazz Messengers di Art Blakey. Come membro dei  Messengers (1958-59), con cui è stato in tournée in Europa, Timmons è diventato famoso per la sua composizione Moanin’. Dal 1959 al 1960 Timmons ha lavorato con Cannonball Adderley e ha registrato altri due successi: This Here” (anche noto come “Dis Here”) e “Dat Dere”. Si è riunito a Blakey nel 1960, ma in seguito la sua carriera ha iniziato un rapido declino anche a causa del suo alcolismo. Timmons è morto di cirrosi a New York, il 1° Marzo 1974, a soli 38 anni. Oltre a realizzare numerosi album come sideman, durante la sua breve carriera Timmons ha anche inciso alcuni eccellenti lavori a suo nome come: In This Here Is Bobby Timmons del 1960. Registrato in trio con Sam Jones al basso e Jimmy Cobb alla batteria questa incisione contiene i suoi tre  brani più famosi, This here,  Moanin' e  Dat Dere, suonati senza strumenti a fiato si fanno apprezzare ancor più che nelle versioni dei Jazz Messengers.




Moanin'




Personnel: Bobby Timmons (piano); Sam Jones (bass); Jimmy Cobb (drums).


Tracks:
1 This here
2 Moanin'
3 Lush Life
4 The Party's Over
5 Prelude To a Kiss
6 Dat Dere
7 My Funny Valentine
8 Come Rain Or Come Shine
9 Joy Ride




Spoiler :
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Nel 1959 Benny Golson e Art Farmer formano un sestetto, nel quale alla coppia tradizionale sax-tromba, si aggiunge il trombone di Curtis Fuller. Intitolato semplicemente  Jazztet, questo complesso la cui prima versione comprende McCoy Tyner e Addison Farmer è considerato - assieme ai Jazz Messengers di Art Blakey e al quintetto di Horace Silver- il gruppo di hard bop più importante della storia del jazz. Durante i suoi tre anni di esistenza (1959-1962) il Jazztet registra una serie di eccellenti album tra cui questo Meet The Jazztet del 1960, in cui Benny Golson dà vita a straordinari standard come Killer Joe e il classico Remember  Clifford, dedicato al grande trombettista  Clifford Browne.





Killer Joe




Art Farmer/Benny Golson Jazztet: Art Farmer (trumpet); Benny Golson (tenor saxophone); Curtis Fuller (trombone); McCoy Tyner (piano); Addison Farmer (bass); Lex Humphries (drums).

Tracks:
1 Serenata
2 It Ain't Necessarily
3 Avalon
4 I Remember Clifford
5 Blues March
6 It's Alright With Me
7 Park Avenue Petite
8 MOX Nix
9 Easy Living
10 Killer Joe


Spoiler:
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pass: sergingus
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L’ultima grande svolta stilistica all'interno del jazz. Questo manifesto aggressivo e durissimo e stato l'elaborazione compiuta di una tecnica e di un linguaggio basato esclusivamente sulla libertà formale degli esecutori. É l'anarchia sonora che rompe con la tradizione dove l'unico elemento che vi resta agganciato indissolubilmente è la negritudine. Con Free Jazz, Coleman e il suo Double Quartet spezzano le regole e rompono definitivamente con il passato senza alcuna posizione di comodo creando un vero proclama della nuova cultura nera, alla ricerca del riscatto e delle sue aspirazioni. Sono 40 minuti leggendari dove, per la prima volta, otto musicisti cooperano in contrapposizione, improvvisando a turno i loro solos sotto la guida attenta di Coleman e con interludi prearrangiati, punti di riferimento per ulteriori slanci. [...] In Free Jazz, Ornette Coleman è il provocatore, il demistificatore che suscita mille perplessità ed insinua volutamente mille dubbi. Un monumento mitico a cominciare dal dipinto 'White Light' di Jackson Pollock in copertina.

1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro Ronconi/Arcana




Personnel: Ornette Coleman (alto saxophone); Eric Dolphy (bass clarinet); Don Cherry, Freddie Hubbard (trumpet); Charlie Haden, Scott LaFaro (bass); Billy Higgins, Ed Blackwell (drums)


Tracks: 1.Free Jazz 2.First Take






Spoiler :
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Nei giorni caldi della protesta nera nacquero molte opere-manifesto, ma nessuna dai contenuti così espliciti. In origine Roach e il poeta Oscar Brown junior avevano concepito uno spettacolo per il 1963, centenario della fine della schiavitù: gli eventi del 1960 li indussero a pubblicare subito la parte già pronta, che quindi resta come un vigoroso torso incompiuto. L'iniziale Driva' Man è il canto di una schiava frustata; All Africa un'invocazione ai mille popoli del continente in via di risveglio e riscatto, con una fantastica esplosione finale di percussioni. Il disco fu rifiutato da numerosi produttori, e vietato in alcuni paesi.





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Personnel: Max Roach (drums); Abbey Lincoln (vocals); Coleman Hawkins, Walter Benton (tenor saxophone); Booker Little (trumpet); Julian Priester (trombone); James Schenck (acoustic bass); Michael Olatunji (congas); Tomas Duvall, Ray Mantilla (percussion).


Tracks: 1. Driva' Man 2. Freedom Day 3. Triptych: Prayer/Protest/Peace 4. All Africa 5. Tears For Johannesburg



Spoiler :
mp3@320kbps
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Spesso sottovalutato, se non completamentante ignorato dalla critica,Hank Mobley è stato uno dei musicisti più importanti dell'hard bop. Certamente non è stato un grande innovatore ma ha scritto ugualmente delle bellissime pagine nella storia del jazz, sia come sideman, al fianco di personaggi del calibro di: Miles Davis, Horace Silver, Duke Ellington, Lee Morgan sia come autore di ottimi dischi a proprio nome come, Straight No Filter, Roll Call, Workout e soprattutto "Soul Station" il capolavoro della sua vita.







Personnel: Hank Mobley (tenor saxophone); Wynton Kelly (piano); Paul Chambers (bass); Art Blakey (drums).

Tracks: 1. Remember 2. This I Dig of You 3. Dig Dis 4. Split Feelin's 5. Soul Station 6. If I Should Lose You



Spoiler :
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Ingiustamente messo in ombra dalla fama del fratello Julian “Cannonball” Adderley, e spesso dimenticato dalla critica, Nat Adderley è stato in realtà un ottimo musicista e un fine compositore. Ha suonato la cornetta, e in alcune occasioni anche la tromba, in più di cento dischi, per la maggior parte insieme al fratello, nel leggendario “Cannonball Adderley Quintet”, il cui successo è dovuto in gran parte proprio a lui, soprattutto per quel che riguarda il repertorio. Nat incise anche ottimi dischi a suo nome, di cui Work Song è sicuramente quello più completo e riuscito. Con "l’incredibile" chitarra di Wes Montgomery e un sezione ritmica di prim’ordine, l’album ebbe un notevole successo e la title track divenne una delle sue più grandi hit.










Personnel: Nat Adderley (cornet); Sam Jones, Keter Betts (cello, bass); Bobby Timmons (piano); Wes Montgomery (guitar); Percy Heath (bass); Louis Hayes (drums).


Tracks: 1. Work Song  2. Pretty Memory  3. I've Got a Crush on You  4. Mean to Me  5. Fallout  6. Sack O' Woe  7. My Heart Stood Still  8. Violets for Your Furs  9. Scrambled Eggs


Spoiler :
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pass: fdd5t
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La sua musica ormai non lascia scampo ed arriva ovunque decida di arrivare. E' il picco creativo di Mingus con un " small band ". Egli raccoglie intorno a se Eric Dolphy (il partner ideale a quel tempo che sapeva dialogare con spunti e soluzioni alla pari del Maestro), Ted Curson e Dannie Richmond come attorno ad un'idea, ad un'estetica, ad un fare musica dove l'improvvisazione non è casualità ma fonte primaria della creazione e del suo sviluppo. Le registrazioni delle " first takes " furono realizzate in un solo pomeriggio stemperate in un'atmosfera da club notturno. Straordinaria l'apertura di " Folk Forms No. 1 " e il sublime diverbio sonoro di " What love ", dove Dolphy spinge al limite la sua tecnica al clarinetto basso.

Jam n. 66/ Mauro Ronconi




Personnel: Charles Mingus (bass); Eric Dolphy (alto saxophone, bass clarinet); Ted Curson (trumpet); Dannie Richmond (drums)



    Track List
1. Folk Forms, No. 1 
2. Original Faubus Fables 
3. What Love 
4. All The Things You Could Be By Now If Sigmund Freud's Wife Was Your Mother




Spoiler :
mp3@192kbps
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Tra i grandi dischi di Mingus, "Blues And Roots" é quello più popolare e di più immediata presa. Un complesso con sei fiati da vita a un serrato gioco di botte e risposte in parte improvvisato, in parte scritto da Mingus, che però non diede le parti scritte ai musicisti, ma gliele fece imparare a memoria. Ciò spiega in parte il clima sovraeccitato e a tratti quasi convulso delle esecuzioni.








Personnel: Charles Mingus (bass); Jackie McLean, John Handy (alto saxophone); Booker Ervin (tenor saxophone); Pepper Adams (baritone saxophone); Jimmy Knepper, Willie Dennis (trombone); Horace Parlan, Mal Waldron (piano); Dannie Richmond (drums).


Tracks: 1. Wednesday Night Prayer Meeting  2. Cryin' Blues  3. Moanin'  4. Tensions  5. My Jelly Roll Soul  6. E's Flat Ah's Flat Too



Spoiler :
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