1965,
Hard Bop,
Jazz,
Lee Morgan,
Trumpet Jazz
Non ci si lasci ingannare dal brano quasi rhythm and blues (Yes I Can, No You Can't). A metà anni Sessanta la Blue Note imponeva ai suoi musicisti di aprire ogni Lp con un pezzo ballabile e orecchiabile: dovettero farlo Silver, Shorter e tanti altri. Il meglio viene dopo: ed è una delle incisioni più aggressive e compatte di tutta la produzione di Morgan.
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Speedball
Personnel:
Lee Morgan - trumpet
Wayne Shorter - tenor saxophone
Harold Mabern - piano
Bob Cranshaw - acoustic bass
Billy Higgins - drums
Tracks:
1. Yes I Can, No You Can't
2. Trapped
3. Speedball
4. The Gigolo
5. You Go To My Head - (previously unreleased)
6. The Gigolo - (previously unreleased, alternate take)
Spoiler :
http://rapidshare.com/files/50888086/LM-TG.rar
1960,
Bobby Timmons,
Hard Bop,
Jazz,
Piano Jazz,
Soul Jazz
Personnel: Bobby Timmons (piano); Sam Jones (bass); Jimmy Cobb (drums).
Tracks:
1 This here
2 Moanin'
3 Lush Life
4 The Party's Over
5 Prelude To a Kiss
6 Dat Dere
7 My Funny Valentine
8 Come Rain Or Come Shine
9 Joy Ride
La fama di Bobby Timmons è legata per lo più al periodo trascorso con i Jazz Messengers di Art Blakey. Come membro dei Messengers (1958-59), con cui è stato in tournée in Europa, Timmons è diventato famoso per la sua composizione Moanin’. Dal 1959 al 1960 Timmons ha lavorato con Cannonball Adderley e ha registrato altri due successi: This Here” (anche noto come “Dis Here”) e “Dat Dere”. Si è riunito a Blakey nel 1960, ma in seguito la sua carriera ha iniziato un rapido declino anche a causa del suo alcolismo. Timmons è morto di cirrosi a New York, il 1° Marzo 1974, a soli 38 anni. Oltre a realizzare numerosi album come sideman, durante la sua breve carriera Timmons ha anche inciso alcuni eccellenti lavori a suo nome come: In This Here Is Bobby Timmons del 1960. Registrato in trio con Sam Jones al basso e Jimmy Cobb alla batteria questa incisione contiene i suoi tre brani più famosi, This here, Moanin' e Dat Dere, suonati senza strumenti a fiato si fanno apprezzare ancor più che nelle versioni dei Jazz Messengers.
Moanin'
Personnel: Bobby Timmons (piano); Sam Jones (bass); Jimmy Cobb (drums).
Tracks:
1 This here
2 Moanin'
3 Lush Life
4 The Party's Over
5 Prelude To a Kiss
6 Dat Dere
7 My Funny Valentine
8 Come Rain Or Come Shine
9 Joy Ride
Spoiler :
http://rapidshare.com/files/205966136/This_Here_Is_Bobby_Timmons.zip
1964,
Guitar Jazz,
Hard Bop,
Jazz,
Lee Morgan,
Trumpet Jazz
Uno dei dischi più belli e più impegnati di Morgan, che ospita solisti del calibro di Shorter e Hancock e si apre al modalismo. Forse è questa la terra nuova del titolo; o forse è l'Africa indipendente, visto l'omaggio a Jomo Kenyatta (leader del movimento politico nero Kenya African National Union KANU e primo presidente del Kenya indipendente).
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
Personnel: Lee Morgan (trumpet); Wayne Shorter (tenor saxophone); Herbie Hancock (piano); Grant Green (guitar); Reginald Workman (bass); Billy Higgins (drums).
Tracks:
1 Search For The New Land
2 The Joker
3 Mr. Kenyatta
4 Melancholee
5 Morgan The Pirate
Marcello Piras - Il jazz, I dischi, i musicisti, gli stili - Editori Riuniti (01 novembre 1998)
The Joker
Personnel: Lee Morgan (trumpet); Wayne Shorter (tenor saxophone); Herbie Hancock (piano); Grant Green (guitar); Reginald Workman (bass); Billy Higgins (drums).
Tracks:
1 Search For The New Land
2 The Joker
3 Mr. Kenyatta
4 Melancholee
5 Morgan The Pirate
Spoiler :
http://rapidshare.com/files/122810044/Search_for_the_new_land.rar
1966,
1967,
Jazz,
Nina Simone,
Vocal Jazz
L'hanno definita la sacerdotessa del soul per quel suo lirismo dai toni solenni nelle sue interpretazioni. Eppure dietro quella figura maestosa e imponente c'era una donna esile e fragile. Questi due album pubblicati in unico CD, fanno parte del periodo migliore, anche da un punto di vista umano, della sua sterminata discografia. Wild Is The Wind e High Priestess Of Soul sono un continuo intreccio di tensioni ed emozioni dalle quali è difficile liberarsi. [...] due lavori di grande apertura, di amore, di respiro da una delle poche voci capaci di interpretare la musica dell'anima con la stessa intensità e commozione con cui Billie Hiliday e Bessie Smith cantavano il blues.
Mostra/Nascondi
flac
1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro Ronconi/Arcana
Personnel includes: Nina Simone (vocals, piano); Rudy Stevenson (flute, guitar); Al Shackman (harmonica, guitar); Lisle Atkinson (bass); Bobby Hamilton (drums
Tracks:
01-I Love Your Lovin'Ways
02-Four Women
03-What More Can I Say
04-Lilac Wine
05-That's All I Ask
06-Break Down And Let It All Out
07-Why Keep On Breaking My Heart
08-Wild Is The Wind
09-Black Is The Color Of My True Love's Hair
10-If I Should Loose You
11-Either Way I Loose
12-Don't You Pay Them No Mind
13-I'm Gonna Leave You
14-Brown Eyed Handsome Man
15-Keeper Of The Flame
16-The Gal From Joe's
17-Take Me To The Water
18-I'm Going Back Home
19-I Hold No Grudge
20-Come Ye
21-He Ain't Coming Home No More
22-Work Song
23-I Love My Baby
Mostra/Nascondi
flac
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1986,
Fusion,
Jazz,
Miles Davis,
Trumpet Jazz
Introdotto dalla splendida foto di copertina e forse ascrivibile più a Marcus Miller – che ha scritto quasi tutti i temi e vi ha suonato basso elettrico, synth, sax soprano, clarinetto basso, chitarra e drum machine – Tutu è senza dubbio il canto del cigno del trombettista. Dedicato all’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, Nobel per la pace nel 1984 per la sua lotta contro l’apartheid, il disco si presenta come una serie di brani – forse non memorabili ma decisamente accattivanti – nei quali, grazie soprattutto all’elettronica, vengono fusi assieme elementi melodie orecchiabili, beat metropolitani, orchestrazioni ottenute con i synth, rapidi vamp ipnotici. Il tutto è tenuto assieme dal pulsare del basso elettrico di Miller e dal suono evocativo, quasi un lamento, della tromba con sordina di Davis; certo il risultato è poco spontaneo, ma Davis è davvero in buona forma e riesce ancora ad incantare soprattutto in brani come Tomaas, Portia, Full Nelson (Mandela) e la title-track. Disco che mantiene un alto livello e che, pur non essendo l’ultimo in assoluto, chiude la carriera di un musicista che non si è mai guardato indietro, che ha voluto sempre ferocemente trovare nuove strade e che non è sceso a patti con nessuno, per affermare sempre e comunque la sua autonomia e il suo lucido pensiero; considerando anche che non vi è un “giusto o sbagliato” in questo, credo che gli si debba tributare – se non la massima stima – almeno il massimo rispetto.
Francesco Soliani – http://www.jazzer.it
Tracks:
1 Tutu
2 Tomaas
3 Portia
4 splatch
5 Backyard Ritual
6 Perfect Way
7 Don't Lose Your Mind
8 Full Nelson
Introdotto dalla splendida foto di copertina e forse ascrivibile più a Marcus Miller – che ha scritto quasi tutti i temi e vi ha suonato basso elettrico, synth, sax soprano, clarinetto basso, chitarra e drum machine – Tutu è senza dubbio il canto del cigno del trombettista. Dedicato all’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, Nobel per la pace nel 1984 per la sua lotta contro l’apartheid, il disco si presenta come una serie di brani – forse non memorabili ma decisamente accattivanti – nei quali, grazie soprattutto all’elettronica, vengono fusi assieme elementi melodie orecchiabili, beat metropolitani, orchestrazioni ottenute con i synth, rapidi vamp ipnotici. Il tutto è tenuto assieme dal pulsare del basso elettrico di Miller e dal suono evocativo, quasi un lamento, della tromba con sordina di Davis; certo il risultato è poco spontaneo, ma Davis è davvero in buona forma e riesce ancora ad incantare soprattutto in brani come Tomaas, Portia, Full Nelson (Mandela) e la title-track. Disco che mantiene un alto livello e che, pur non essendo l’ultimo in assoluto, chiude la carriera di un musicista che non si è mai guardato indietro, che ha voluto sempre ferocemente trovare nuove strade e che non è sceso a patti con nessuno, per affermare sempre e comunque la sua autonomia e il suo lucido pensiero; considerando anche che non vi è un “giusto o sbagliato” in questo, credo che gli si debba tributare – se non la massima stima – almeno il massimo rispetto.Tutu
Personnel: Miles Davis (trumpet); Marcus Miller (various instruments, bass, programming); George Duke (various instruments); Michael Urbaniak (electric violin); Adam Holzman (synthesizer, programming); Bernard Wright (synthesizer); Omar Hakim (drums, percussion); Steve Reid, Paulinho Da Costa (percussion); Jason Miles (programming).
Tracks:
1 Tutu
2 Tomaas
3 Portia
4 splatch
5 Backyard Ritual
6 Perfect Way
7 Don't Lose Your Mind
8 Full Nelson
Spoiler :
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1960,
Art Farmer,
Benny Golson,
Cool,
feautered,
Hard Bop,
Jazz,
Post-Bop
Tracks:
1 Serenata
2 It Ain't Necessarily
3 Avalon
4 I Remember Clifford
5 Blues March
6 It's Alright With Me
7 Park Avenue Petite
8 MOX Nix
9 Easy Living
10 Killer Joe
Nel 1959 Benny Golson e Art Farmer formano un sestetto, nel quale alla coppia tradizionale sax-tromba, si aggiunge il trombone di Curtis Fuller. Intitolato semplicemente Jazztet, questo complesso la cui prima versione comprende McCoy Tyner e Addison Farmer è considerato - assieme ai Jazz Messengers di Art Blakey e al quintetto di Horace Silver- il gruppo di hard bop più importante della storia del jazz. Durante i suoi tre anni di esistenza (1959-1962) il Jazztet registra una serie di eccellenti album tra cui questo Meet The Jazztet del 1960, in cui Benny Golson dà vita a straordinari standard come Killer Joe e il classico Remember Clifford, dedicato al grande trombettista Clifford Browne.
Killer Joe
Art Farmer/Benny Golson Jazztet: Art Farmer (trumpet); Benny Golson (tenor saxophone); Curtis Fuller (trombone); McCoy Tyner (piano); Addison Farmer (bass); Lex Humphries (drums).
Tracks:
1 Serenata
2 It Ain't Necessarily
3 Avalon
4 I Remember Clifford
5 Blues March
6 It's Alright With Me
7 Park Avenue Petite
8 MOX Nix
9 Easy Living
10 Killer Joe
Spoiler:
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pass: sergingus
pass: sergingus
1961,
Crossover Jazz,
feautered,
Herbie Mann,
Jazz,
Soul Jazz
Herbert Jay Solomon, meglio noto come Herbie Mann (Brooklyn, 16 aprile 1930 – 1 luglio 2003), è stato uno dei più grandi flautisti nel campo jazzistico, nonché un importante pioniere nel campo della world music. In questo live del 1961 lo possiamo ascoltare in uno dei suoi più grandi successi "Comin' Home Baby" e in due classici di Gershwin "Summertime" e "It Ain't Necessarily So", eseguiti magistralmente con il suo inconfondibile stile.
Herbert Jay Solomon, meglio noto come Herbie Mann (Brooklyn, 16 aprile 1930 – 1 luglio 2003), è stato uno dei più grandi flautisti nel campo jazzistico, nonché un importante pioniere nel campo della world music. In questo live del 1961 lo possiamo ascoltare in uno dei suoi più grandi successi "Comin' Home Baby" e in due classici di Gershwin "Summertime" e "It Ain't Necessarily So", eseguiti magistralmente con il suo inconfondibile stile.Comin' Home Baby
Personnel:
Herbie Mann (Flutes)
Hagood Hardy (Vibraharp)
Ahmad Abdul-Malik (Double Bass)
Ray Mantilla (Congas and Percussion)
Chief Bey (African Drum and Percussion)
Rudy Collins (Drums)
Ben Tucker (Double Bass) - on 1st track only
Tracks:
1. Comin' Home Baby (Ben Tucker/Bob Dorough) 8:39
2. Summertime (Duboise Heyward/George Gershwin/Ira Gershwin) 10:24
3. It Ain't Necessarily So (George Gershwin/Ira Gershwin) 19:55
Recorded live 17, Novemberm 1961 in At Village Gate (New York City)
Spoiler :
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pass: sergingus
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1981,
Crossover Jazz,
Fusion,
Yellowjackets
L'album fusion più raffinato e irresistibile degli anni '80. Band sottovalutata dalla gente del nostro tempo, rispetto alle sue incredibili capacità tecniche ed artistiche. Dietro al nome Yellow Jackets si nascondevano free-lance richiestissimi e sperimentatori attenti come Russel Ferrante e Robben Ford, pronti, dopo lo splendido The Inside Story a nome del solo Ford, a unire i linguaggi e le suggestioni sonore più disparate. Questo primo album della saga e un ibrido riuscitissimo dove la spontaneità e la passione si miscela con suoni scintillanti, precisi, molto costruiti e lavorati. Ritmi spericolati e melodie impossibili proiettati in avanti con l'audacia degli innovatori e dal solismo duttile e a tratti pirotecnico. Yellow Jackets è il desiderio evolversi in sintonia col mutare dei tempi unendo forme funkness con il pop hi-tech, le quali risultano meno inconciliabili di quanto si potesse pensare. É il voler ampliare i confini abituali di questa musica riempendoli di nuovi accenti e significati. L'album dell'alveare sarà il simbolo di un nuovo ordine stilistico che anticipò molte delle direzioni che in seguito avrebbe intrapreso la scena fusion contemporanea, terra troppe volte riservata a noiose palestre di allenamento.
1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro Ronconi/Arcana
1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro Ronconi/Arcana
Sittin' In It
Yellowjackets: Russell Ferrante (keyboards); Jimmy Haslip (bass); Ricky Lawson (drums).
Additional personnel: Kim Hutchcroft (tenor saxophone, baritone saxophone); Larry Williams (tenor saxophone, flute); Ernie Watts (tenor saxophone); Jerry Hey (trumpet, flugelhorn); Bill Reichenbach (trombone); Bobby Lyle (piano); Robben Ford, Roland Bautista (guitar).
Track List
Matinee Idol / Imperial Strut / Sittin' In It / Rush Hour / The Hornet / Priscilla / It's Almost Gone
Spoiler :
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pass: sergingus
pass: sergingus
1981,
Crossover Jazz,
Fusion,
Guitar Jazz,
Jazz,
Pat Metheny
È molto difficile trovare una classificazione per Pat Metheny, autentico fenomeno chitarristico degli ultimi vent'anni. La sua opera si è spesso intrecciata con i movimenti del jazz e della fusion, ma la sua musica rimane come un fatto unico, distante dagli stilemi citati, a cui molti insistentemente tentano di ricondurla. Offramp e un superbo esempio della sua arte. Da scrutatore attento ad ogni nuova tendenza, Metheny si addentra in un suono preciso e coordinato senza farsi sfuggire, come in altre occasioni, l'immediatezza e gli spunti sentimentali. Composizioni dagli ampi squarci lirici e dalla suggestiva liquidità sonora, aiutate dalle tastiere del fedele compagno di viaggio, Lyle Mays. Offramp è l'episodio migliore delle coordinate metheniane; il complemento artistico necessario agli intrecci solistici, ai contrappunti ritmici di una musica ibrida e dalle ambizioni a volte eccessive.
1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro Ronconi/Arcana
Pat Metheny Group: Pat Metheny (synthesizer, guitar, Synclavier); Lyle Mays (piano, synthesizer, autoharp, organ, Synclavier); Steve Rodby (acoustic & electric basses); Dan Gottlieb (drums)
Additional personnel: Nana Vasconcelos (percussion, vocals, berimbau)
Track List
1900-2000 Musica dal pianeta terra. Dal Jazz al Rock 200 CD da salvare/Mauro Ronconi/Arcana
Are You Going With Me?
Pat Metheny Group: Pat Metheny (synthesizer, guitar, Synclavier); Lyle Mays (piano, synthesizer, autoharp, organ, Synclavier); Steve Rodby (acoustic & electric basses); Dan Gottlieb (drums)
Additional personnel: Nana Vasconcelos (percussion, vocals, berimbau)
Track List
Barcarole / Are You Going With Me? / Au Lait
/ Eighteen / Offramp / James / The Bat part II
/ Eighteen / Offramp / James / The Bat part II
Spoiler :
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pass: sergingus
pass: sergingus
1979,
Fusion,
Weather Report
Le vicende e gli sviluppi più importanti avuti dal jazz nel corso degli anni Settanta. Dieci anni riuniti un doppio live che cattura una serie di concerti per il mondo , testimonianza dell’arte dei Weather Report. In questo disco dal vivo (con l’aggiunta di alcuni inediti in studio ) si ripercorre la storia da“ In a silent way “ che Zawinul scrisse ai tempi della collaborazione con Miles Davis fino ai sapori festaioli e tropicali di “ Balck Market “. Attorno ai due fondatori , Joe Zawinul e Wayne Shorter, si stringono sempre di più il bassista Jaco Pastorius , ormai terzo leader della band e l’ultimo arruolato, il batterista Peter Erskine, ovvero la formazione di ” Mr. Gone “. Le versioni dal vivo sono decisamente dilatate rispetto alle originali , ma l’improvvisazione avviene sempre dentro strutture precostituite e con grande equilibrio, esempio illuminante è “ Teen Town “ con il basso usato in funzione solista. Tra i quattro brani registrati in studio spicca la misteriosa ed arcana “ The Orphan” con tastiere elettroniche, sax rarefatto e un coro di bambini.
Mauro Ronconi
Mauro Ronconi
Disc 1
1. Black Market (Zawinul)
2. Scarlet Woman (Zawinul)
3. Teen Town (Pastorius)
4. A Remark You Made (Zawinul)
5. Slang (Pastorius)
6. In A Silent Way (Zawinul)
Disc 2
1. Birdland (Zawinul)
2. Thanks For The Memory (L.Robin-R.Rainger)
3. Badia/Boogie Woogie Waltz Medley (Zawinul)
4. 8:30 (Zawinul)
5. Brown Street (Zawinul-Shorter)
6. The Orphan (Zawinul)
7. Sightseeing (Shorter)
Joe Zawinul; Prophet V synthesizer, Quadra bass, Korg vocoder
Wayne Shorter; soprano & tenor saxophone
Jaco Pastorius; bass, drums
Erich Zawinul; percussion
Peter Erskine; drums & percussion
West Los Angeles Academy Children's; Choir
Spoiler :
mp3@320kbps
http://rs477.rapidshare.com/files/194066851/1979_Weather_Report_-_8.30_cd1.rar
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